“Insolito e crudele” è il quarto libro scritto dalla scrittrice americana Patricia Cornwell. Si tratta, in particolare, di uno dei suoi ...

“Insolito e crudele” è il quarto libro scritto dalla scrittrice americana Patricia Cornwell.

Si tratta, in particolare, di uno dei suoi migliori romanzi gialli ed ha vinto nel 1993 il Gold Dagger Awart, assegnato ogni anno dalla Crime Writer’s Association, l’Associazione americana degli scrittori di libri gialli.

Si tratta, in particolare, di un romanzo ricco di colpi di scena e con protagonista l’ormai nota dottoressa Kay Scarpetta, direttrice del centro di medicina legale di Richmond, uno dei più importanti della Virginia. Insieme alla sua équipe, in particolare, Kay Scarpetta dovrà risolvere un caso spinoso e difficile e dovrà persino difendersi da chi cercherà di incastrarla.

Trama.
Il romanzo è ambientato poco prima di Natale a Richmond: la dottoressa Scarpetta si prepara a compiere l’autopsia sul corpo di Ronnie Joe Waddel, condannato per l’omicidio di Robyn Naismith compiuto 10 anni prima e giustiziato sulla sedia elettrica.

Quella che sembra un’operazione di routine, ben presto, però, si complica e assume valenze assai diverse.

Alla dottoressa Kay Scarpetta, infatti, viene chiesto di recarsi in ospedale per analizzare le ferite di un ragazzino di 13 anni trovato in fin di vita vicino un cassonetto della spazzatura.

Il bambino, in particolare, è stato brutalmente mutilato e ferito con un’arma da fuoco e si pensa che abbia subito anche una violenza sessuale, ipotesi avvalorata dal fatto che i suoi abiti sono stati trovati piegati ai suoi piedi.

Dopo un’accurata analisi, la dottoressa Kay Scarpetta è assalita da tremendi dubbi: la vittima, infatti, presenta numerosi elementi in comune con Robyn Naismith, la ragazza uccisa dieci anni prima da Ronnie Joe Waddel.

Com’è possibile tutto ciò? Ronnie Joe Waddel è stato giustiziato proprio la notte stessa del ritrovamento del ragazzino e durante i 10 anni che ha passato in prigione, non ha mai avuto modo di uscire. Il corpo steso sul suo tavolo delle autopsie è proprio quello di Ronnie Joe Waddel?

La situazione si complica quando la dottoressa Kay Scarpetta si accorge che l’hard disk del suo computer è stato manomesso e, per scoprire il responsabile, chiede aiuto a sua nipote Lucy.

Sicuramente la manomissione del computer deve essere collegata alle indagini che sta svolgendo, perché da quel momento Kay inizia ad essere accusata ingiustamente.

Un altro omicidio, inoltre, sembra avvalorare ancora di più l’ipotesi che Ronnie Joe Waddel sia riuscito in qualche modo a sfuggire alla sedia elettrica, ma la verità è ancora lontana e le indagini continuano.

Con amarezza e stupore Kay si accorge che tutte le informazioni su Ronnie Joe Waddel sono sparite dai computer, compreso il report della sua autopsia e inizia a dubitare persino della sua stessa équipe.

Leggi anche: La Traccia, chiarire la misteriosa morte di una quattordicenne è il compito di Kay Scarpetta.

«Pronto?» disse una voce maschile che invece non riconob­bi. «Vorrei parlare con il capo medico legale, Kay Scarpetta.»


«Sono io» risposi.


«Oh, bene. Sono il detective Joe Trent. Ho trovato il suo numero sull'elenco, scusi se la disturbo a casa.»


Dal tono sembrava nervoso. «È che ci troviamo in una situazione... avremmo proprio bisogno del suo aiuto.»


«Di cosa si tratta?» chiesi, fissando ansiosamente il televiso­re. Stavano trasmettendo una pubblicità. Sperai che non mi volessero sulla scena di un nuovo delitto.


«Qualche ora fa un ragazzo bianco di tredici anni è stato adescato all'uscita di un negozio nel Northside. Gli hanno sparato alla testa. Potrebbero esserci dei risvolti a sfondo ses­suale.»


Ebbi un tuffo al cuore. Allungai la mano per prendere carta e penna. «Dov'è il cadavere?»


«Lo hanno ritrovato sul retro di una grande drogheria in Patterson Avenue. Voglio dire, che non è deceduto. Non ha ancora ripreso conoscenza, e in effetti non sappiamo nemme­no se se la caverà.


Quindi, visto che non c'è di mezzo un mor­to, so che non è un caso per lei. Però, vede, il fatto è che alcune ferite sono davvero strane. Non ne avevo mai viste di simili.


So che lei ha molta esperienza, così speravo che potesse aiu­tarmi a capire come e perché sono state procurate.»


«Me le descriva» dissi.


«Dunque, innanzitutto parliamo di due zone: una all'inter­no della coscia destra, in alto, verso l'inguine, l'altra intorno alla spalla destra. Mancano interi brandelli di carne, come se fossero stati asportati, e lungo i margini delle ferite compaio­no graffi e strane incisioni. In questo momento si trova all'Henrico Doctor's.»


«Avete rinvenuto i tessuti recisi?» Stavo scartabellando mentalmente i miei archivi alla ricerca di qualche analogia con casi del genere.


«Non ancora. Comunque i nostri uomini stanno continuan­do le ricerche, anche se l'aggressione potrebbe essere avvenu­ta all'interno di un veicolo.»


«Quale veicolo?»

«La macchina dell'aggressore. Il parcheggio dove è stato rinvenuto il corpo si trova a circa sei chilometri dal negozio in il ragazzo era stato visto l'ultima volta.
Probabilmente è salito sulla macchina di qualcuno, magari con la forza.» «Avete scattato delle foto alle ferite, prima di portarlo in ospedale?


«Sì, anche se i medici non possono fare molto. Visto il quan-Itivo di pelle mancante, sarà necessario effettuare un tra­tto - un trapianto a tutto spessore - hanno detto.»


Significava che gli avevano ripulito le ferite, somministrato antibiotici per via endovenosa e che adesso aspettavano aticargli un prelievo cutaneo dal gluteo. Se, invece, aveva cambiato idea e gli avevano scalzato i tessuti circostanti per suturare, allora non mi sarebbe rimasto granché da vedere. Non hanno suturato le ferite» dissi, così mi è stato riferito.» Vuole che venga a dare un'occhiata?»


Sarebbe magnifico» disse lui, sollevato. «Così potrà esaminare ferite di persona. Quando?»


Domani andrebbe benissimo.»


Accordo. A che ora? Se non le dispiace preferirei sul .»


Va bene alle otto? La aspetterò davanti al pronto soccorso.» sarò» dissi, mentre lo speaker televisivo mi fissava con pa. Riappesi, afferrai il telecomando e alzai il volume. genia? Nessuna novità da parte del governatore?»


La camera inquadrò il penitenziario di stato: un tratto del James River, appena fuori dal centro della città, duecento anni erano stati stipati i peggiori criminali. Nell'oscurità si agitavano manifestanti armati e sostenitori della pena capitale dai volti improvisamente spigolosi sotto la luce cruda dei riflettori. La vista di facce che ridevano mi gelò il sangue nelle vene. Poi, una graziosa corrispondente con un cappotto rosso in primo piano. Eccomi, Bill» esordì. «Come sai, nella giornata di ieri è stata istituita una linea telefonica diretta fra il penitenziario e del governatore Norring. Non si hanno ancora notizie, ma questo la dice lunga: se il governatore non intende in­tervenire, mantiene il silenzio.»


«E che atmosfera si respira? Ci sono fermenti?»


«No, per ora la situazione è tranquilla. Qui fuori sono ormai radunate alcune centinaia di persone, e il penitenziario è pra­ticamente deserto. La maggior parte dei detenuti è stata tra­sferita nel nuovo istituto di pena di Greensville, qui ne sono rimasti pochissimi.»


Spensi la tv. Qualche minuto dopo ero già in macchina, di­retta verso est, la sicura delle portiere abbassata e la radio ac­cesa. La stanchezza si stava insinuando in me come una spe­cie di anestesia. Mi sentivo appannata e malinconica. Odiavo le esecuzioni capitali. Odiavo aspettare la morte di qualcuno, per poi inciderne con il bisturi le carni ancora calde. Ero un medico con una specializzazione in legge. Mi avevano inse­gnato cosa dava la vita e cosa la toglieva, cosa era giusto e co­sa sbagliato. Poi, l'esperienza era diventata la mia maestra. Una maestra che con la mia parte più pristina, idealista e ana­litica, ci si era pulita le scarpe. È straziante ritrovarsi costretti ad ammettere che molti cliché sono veri. Non esiste giustizia a questo mondo. E nulla avrebbe mai potuto cancellare quello che Ronnie Joe Waddell aveva fatto.


Da nove anni era rinchiuso nel braccio della morte. Non ero stata io a occuparmi della sua vittima, uccisa prima che mi ve­nisse assegnato l'incarico di capo medico legale della Virginia e che mi trasferissi a Richmond. Ma avevo studiato il suo dossier, e conoscevo anche il più piccolo e raccapricciante dettaglio del­la vicenda. La mattina del quattro settembre di dieci anni pri­ma, Robyn Naismith aveva telefonato a Channel 8, dove lavo­rava come annunciatrice, dicendo di essere indisposta. Era uscita per comprare qualche medicina, poi era rincasata. Il giorno seguente avevano ritrovato il suo corpo nudo e strazia­to nel salotto, appoggiato contro il televisore. Un'impronta di sangue rilevata sull'armadietto dei medicinali era poi stata identificata come appartenente a Ronnie Joe Waddell.


Quando arrivai, sul retro dell'obitorio trovai alcune macchi­ne parcheggiate. Fielding, il mio vice, Ben Stevens, l'amministratore, e Sifwn Story, la mia assistente di sala, erano già lì.


Il portone della zona di carico era aperto e le luci illuminavano la pavimentazione catramata dell'interno. Mentre parcheggiava a mia volta, un agente della polizia di stato scese dall'auto pattuglia dov'era rimasto seduto a fumare.


Jon è rischioso tenere la porta aperta?» chiesi. Era un tizio e magro, con folti capelli bianchi. Sebbene in passato avessimo già avuto modo di parlarci, non riuscivo a ricordare i nome.


Per adesso non sembrano esserci problemi, dottoressa Scarpetta» rispose, allacciandosi la giacca di nylon pesante, ho visto in giro facce sospette.


In modo che così resti.»


L'importante è che lei non si allontani.» Sò contare su di me. In caso di difficoltà possiamo chiedere dei rinforzi. Pare ci siano molti manifestanti. Immagino abbia letto sul giornale di quella petizione. Hanno raccolto non so quante firme e l'hanno presentata al governatore.
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Kay Scarpetta e il suo team stanno indagando sulla morte di Johnny Swift , neurochirurgo di Broward, Florida, apparentemente suicidatosi: la...

Kay Scarpetta e il suo team stanno indagando sulla morte di Johnny Swift, neurochirurgo di Broward, Florida, apparentemente suicidatosi: la causa potrebbe essere la depressione creatasi dopo un'operazione alle mani che avrebbe compromesso la sua capacita' di operare.

Ma e' davvero cosi'? Vari indizi sembrano portare le indagini verso un'altra direzione, quella dell'omicidio.

In contemporanea Benton Wesley sta portando avanti una serie di test su criminali seriali. La "cavia" al momento e' Basil Jenrette, uno stupratore-torturatore-assassino.

Il progetto di Wesley si chiama "Predator", cioe' Prefrontal Determinants of Aggressive-Type Overt Responsibity e "studia il ruolo dei lobi prefrontali nell'aggressivita'".

Allo stesso tempo Wesley indaga anche sul cadavere di una donna rinvenuta con degli strani tatuaggi rossi a forma di mano in vari punti del corpo.

Gli stessi tatuaggi compaiono sul corpo di una delle amanti occasionali di Lucy, conosciuta in un bar.
Quale nesso accomuna tutti questi casi? E la violazione del sistema informatico dell'istituto creato da Lucy e' connesso a tutto questo?

Patricia Cornwell ha riportato in questa storia tutti i personaggi principali: oltre a Kay Scarpetta, ritroviamo il burbero Pete Marino ex-poliziotto, la strana Lucy Farinelli (genio informatico, omosessuale) e Benton Wesley, psicologo,  ex-agente FBI, resuscitato in "Calliphora".

Leggi anche: L’ultimo giurato è senza dubbio da annoverare tra i migliori lavori di John Grisham.

Trama.
E' domenica pomeriggio, e Kay Scarpetta è nel suo studio alla Forensic Academy di Hollywood, in Florida. Il cielo è coperto, foriero di tempesta. Di solito, a febbraio, il tempo non è così caldo e piovoso.

Echeggiano  colpi di arma da fuoco, qualcuno urla qualcosa che lei non capisce. Nei weekend spesso si tengono esercitazioni in cui gli agenti del reparto operazioni speciali corrono in tuta nera sparando a destra e a sinistra. Nessuno li sente, a parte Kay, che però  non ci bada e prosegue nella lettura. Sta esaminando il certificato di salute mentale rilasciato da un coroner della Louisiana a una donna che in seguito ha ucciso cinque persone e dichiara di non ricordare nulla.

Sarebbe un caso interessante per il progetto Predator, che sta per Prerfontal Determinants of Aggressive-Type Overt Responsivity e studia il ruolo dei lobi prefrontali nell'aggressività. Si sente il rombo di una moto che si avvicina.

Kay scrive un'e-mail a Benton Wesley, psicologo forense.

Ho un  soggetto che potrebbe interessarti, ma è una donna. Nonricordo se Predator è limitato ai soggetti di sesso maschile.

La moto è entrata nel parcheggio della National Forensic Academy e si ferma proprio sotto la finestra dello studio di Kay. Pete sta tornando all'attacco, pensa irritata Kay. Nel frattempo Benton le risponde.

Difficilmente La Louisiana ci concederebbe l'autorizzazione. Con la pena di morte scherzano. Però hanno un'ottima cucina.
Kay guarda fuori dalla finestra e vede Marino che spegne il motore e scende dalla moto guardandosi intorno con l'aria da macho, per vedere se qualcuno lo osserva. Kay chiude i docu­menti relativi al progetto predator in un cassetto della scrivania. Marino entra senza bussare e si accomoda su una sedia.

«Che cosa sai del caso Swift?» le chiede. Indossa un giubbotto di jeans con il logo della Harley-Davidson sulla schiena, senza maniche, che lascia scoperte le sue braccia muscolose e tatuate.

Marino è il capo del reparto investigazioni della National Fo­rensic Academy e lavora part-time anche per l'Istituto di medicina legale della contea di Broward. Ultimamente sembra la caricatura di un personaggio di Easy Rider. Posa sulla scrivania di Kay il ca­sco nero, malconcio e pieno di decalcomanie di fori di proiettile.

«Non ricordo, rinfrescami la memoria» risponde lei, e poi ag­giunge: «Dovresti usare il casco integrale. Questo è molto ele­gante, ma perfettamente inutile. Se hai un incidente, finisci drit­to fra i donatori di organi».

Marino lascia cadere una cartellina sul tavolo. «Johnny Swift. Medico di San Francisco con studio a Miami e casa con il fratel­lo a Hollywood, sul mare, vicino al Renaissance. Hai presente quei due condomini uguali vicino al John Lloyd State Park? Tre mesi fa, il giorno prima del Ringraziamento, il fratello lo trova lungo disteso sul divano, con un colpo di fucile al petto. Aveva appena subito un intervento al tunnel carpale che non era anda­to come sperava, per cui si è subito pensato a un suicidio.»

«Non lavoravo ancora per l'Istituto, in quel periodo» gli ricor­da Kay.

A quell'epoca Kay Scarpetta era già responsabile del reparto scienza e medicina forense della National Forensic Academy, ma era diventata consulente all'Istituto di medicina legale della contea di Broward solo in dicembre, quando il direttore, il dot-tor Bronson, aveva cominciato a diradare la sua attività, espri­mendo il desiderio di andarsene in pensione.

«Ricordo vagamente di averne sentito parlare» dice Kay. È a disagio, in presenza di Marino. Ultimamente non lo incontra vo­lentieri.

«L'autopsia l'ha fatta Bronson» precisa Marino, curiosando sul­la scrivania e guardando tutto fuorché lei.

«Hai partecipato alle indagini?»

"No, non ero in città, il caso è ancora aperto, perché il dipartimento di polizia di Hollywood teme che sia più complicato di quanto sembra a prima vista, e sospetta di Laureil»

"E chi è Laurei?»

"Il fratello del morto. Sono gemelli monozigoti. Non essendoci prove, le indagini sono state sospese, ma poi io ho ricevuto questa strana telefonata a casa. Venerdì, verso le tre di notte. Da un telefono pubblico di Boston, sembra.»

"Dal Massachusetts?»

"Credevo che il tuo numero non fosse sull'elenco.»

"Infatti.»

Marino  estrae dalla tasca posteriore dei jeans un pezzo di carta da pacchi e lo apre.

"Ti leggo che cosa mi ha detto, visto che me lo sono scritto parola per parola. Si è presentato come Hog.» "Hog? Nel senso di porco?»

Kay lo guarda, chiedendosi se la stia prendendo in giro. Negli ultimi tempi lo fa spesso.

"Mi ha detto: "Sono Hog. Hai mandato loro un castigo per derisione". Non so che cosa intendesse, con questo. E poi: "Non è i che dall'appartamento di Johnny Swift siano state trafugate delle prove, e se avete anche solo un po' di raziocinio vi con­verrebbe approfondire la morte di Christian Christian. Nulla è casuale. Chiedete a Kay Scarpetta, perché la mano di Dio distruggerà tutti.

Tutti, compresa quella lesbica di sua nipote".»


Kay non lascia trasparire quello che prova, quando replica:

"Ha detto proprio così? Sei sicuro?»

 "Ti sembra che sono uno che si inventa le cose?»

Christian Christian?»

Che ne so, non gli ho mica chiesto spiegazioni! Ha parlatosolo lui, sottovoce e con tono calmo, senza tradire emozioni. Poi ha messo giù.»

"Ha fatto il nome di Lucy o...»

"Te l'ho appena letto, quello che mi ha detto» la interrompe lui.

"Non hai altre nipoti, giusto? Quindi, evidentemente si riferiva a Lucy E non so se te ne sei accorta, ma Hog potrebbe essere l'acronimo di "Hand of God", la mano di Dio di cui ha parlato, per fartela breve ho contattato quelli della polizia di Hollywood, che mi hanno chiesto se io e te potevamo esaminare il caso Swift prima possibile. Sembra che ci sia qualche problema anche con le prove. 

Alcune suggerivano che il colpo fosse stato sparato da breve distanza, altre il contrario. Ma o l'u­no o l'altro, non ti sembra?»

«Se il colpo è uno soltanto, sì. A quanto pare non è facile ac­certarlo. Che cosa significa "Christian Christian"? Secondo te è una persona?»

«Ho provato a fare una ricerca al computer, ma non ho trova­to niente.»

«Perché me lo racconti solo adesso? Sono stata qui tutto il weekend.»

«Ho avuto da fare.»

«Ti arriva una telefonata come questa e aspetti tre giorni per dirmelo?» Kay cerca di non perdere le staffe.

«Proprio tu mi rimproveri di non parlare?»

«In che senso, scusa?» ribatte lei, perplessa.

«Dovresti stare più attenta. Non ti dico altro.»

«Parlare per enigmi non serve a niente, Marino.»

«Ah, quasi mi dimenticavo. Quelli della polizia di Hollywood vorrebbero il parere professionale di Benton» butta lì Marino, come se gli fosse venuto in mente solo in quel momento e la co­sa lo lasciasse indifferente. Ma, come al solito, non riesce a ma­scherare i propri sentimenti nei confronti di Benton Wesley.

«Glielo chiedano pure» replica Kay. «Non posso prendere im­pegni per lui.»

«Vogliono anche che valuti se la chiamata di Hog è attendibi­le. Non so se sia possibile, però, visto che non è stata registrata e che abbiamo solo quello che ho scritto io su un pezzo di carta.»

Marino si alza e incombe su di lei, facendola sentire più pic­cola del solito. Prende il suo casco perfettamente inutile e infor­ca gli occhiali da sole. Non l'ha guardata in faccia un attimo da quando è entrato, e adesso si copre anche gli occhi, impedendo­le di leggergli cosa c'è dietro.

«Me ne occupo subito» dice Kay accompagnandolo alla por­ta. «Se vuoi, ci vediamo dopo e ne parliamo.» « Okay.»

«Ti va di venire a casa mia?»

«Okay» fa lui. «A che ora?»

«Alle sette.»

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Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuard...

Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuarda, il trattato firmato tra la Chiesa e Napoleone Bonaparte a Tolentino, la stesura originale del terzo segreto di Fatima... Ma perché il pontefice Clemente XV trascorre lunghe ore nell'archivio per riemergerne poi angosciato e afflitto?


La risposta forse sta nella missione che il papa decide di assegnare a monsignor Colin Michener, suo segretario e amico di lunga data. Michener dovrà consegnare una missiva a padre Tibor, al quale Giovanni XXIII aveva affidato il compito di tradurre dal portoghese il terzo segreto di Fatima. La preoccupazione si trasforma in terrore quando l'anziano prete viene ucciso.


Fatima, 13 luglio 1917. La Signora, avvolta in un bagliore che sembra risplendere più del sole, appare a tre poveri pastorelli e affida loro il suo messaggio. La gente si affolla intorno ai tre ragazzini, ansiosa di conoscere le parole della Vergine.


Ma loro continuano soltanto a ripetere: "È un segreto... È un segreto..." Città del Vaticano, oggi. Clemente XV è vecchio e stanco. Sa bene di essere soltanto un papa di "transizione" ed è consapevole del fatto che, tra i cardinali, sono già in atto silenziose manovre per individuare il suo successore, manovre che si orientano soprattutto sul cardinale Alberto d'Andrea, il segretario di Stato, un uomo di enorme potere e influenza. 

Ma c'è un altro problema che lo opprime e che sembra indurlo a scendere sempre più spesso nella Riserva, la stanza dell'Archivio Segreto Vaticano alla quale solo il papa può accedere. Colin Michener, suo fidato segretario e amico, ha da tempo avvertito l'inquietudine del pontefice ed è dunque con una certa preoccupazione che accetta di portare a termine una missione riservata: deve recarsi subito in Romania e portare un messaggio ad Andrej Tibor, il prete che ha tradotto il testo del terzo segreto di Fatima e lo ha consegnato nelle mani di Giovanni XXIII.


Ma quello che Michener non sospetta è che d'Andrea è a conoscenza dei tormenti del papa e vuole avvantaggiarsene nella corsa al soglio pontificio: l'ambizioso cardinale convince Katerina Lew, la donna che ha vissuto un'intensa e ambigua storia d'amore con l'allora giovane Michener, a riallacciare i rapporti col segretario papale per poterlo sorvegliare.


Nel frattempo, Michener incontra padre Tibor, che gli consegna una lettera per Clemente XV e con poche parole enigmatiche getta una luce sinistra sul 'vero' significato del terzo segreto, su qualcosa di 'diverso' dall'interpretazione resa pubblica da Giovanni Paolo II... Intrappolato in una rete d'inganni, di tradimenti e di delitti, Michener si rende subito conto che quel mistero può decidere il futuro della Chiesa e inizia così una ricerca che lo porterà dagli archivi vaticani a Medjugorje, in Bosnia, fino alla città natale di Clemente, in Germania.


Ma fino a che punto può spingersi un uomo di chiesa per compiere la volontà di Dio?

Dalla moltitudine si levarono le grida di una donna, che  chiamava Lucia e i suoi cugini impostori, giurando che Dio si sarebbe vendicato del loro sacrilegio.

Manuel Marto, zio di Lucia e padre di Giacinta e Francesco, era in piedi dietro di lo­ro e Lucia lo udì mentre intimava alla donna di tacere. Manuel Marto godeva di un grande rispetto in tutta la vallata: era un uomo che aveva visto il mondo, ben oltre la Serra da Aire che circonda la regione.

Quando guardava quei dolci occhi marro­ni e vedeva i suoi modi mansueti, Lucia si sentiva confortata. Era un bene che lui fosse li, accanto a lei, in mezzo a tutti que­gli sconosciuti.

La fanciulla si sforzò di non far caso a nessuna delle parole che le venivano urlate, concentrò i propri sensi sul profumo di menta, sull'aroma di pino e sulla pungente fragranza di ro­smarino selvatico. Tutti i pensieri, e ora anche lo sguardo, era­no rivolti alla Signora che fluttuava dinanzi a lei.

Solo lei, Giacinta e Francesco potevano vedere la Signora, ma solo lei e Giacinta erano in grado di udirne le parole. Che cosa strana, pensava Lucia, che Francesco fosse escluso.

Durante la prima visita la Signora aveva detto molto chiara mente che Francesco sarebbe andato in cielo solo dopo aver recitato molti rosari.

A partire da quel momento, erano stati travolti da un mare incessante di domande, divenendo oggetto della derisione da parte dei non credenti.

La madre di Lucia l'aveva sino portata dal parroco, per costringerla a confessare tutta una bugia.

Dopo aver ascoltato le sue parole, il prete aveva sentenziato che non era possibile che Nostra Signora fosse scesa dal cielo solo per dire che bisogna recitare il rosario tutti i giorni.

Soltanto quando rimaneva sola, Lucia trovava conforto; allora si abbandonava liberamente alle lacriime versate per se stessa e per il mondo.

Stava calando l'oscurità, e gli ombrelli che la folla aveva usato per ripararsi dal sole cominciavano a chiudersi. Lucia si alzò in piedi e gridó: "Toglietevi i cappelli! Vedo la Nostra Signora"



La vera storia:


Il terzo segreto di Fatima consiste, secondo la Chiesa cattolica, in un messaggio segreto che la Vergine Maria avrebbe consegnato ai tre pastorelli a cui sarebbe apparsa, a Fatima (in Portogallo), a partire dal 13 maggio 1917. La trascrizione delle prime due parti del segreto fu nella terza memoria di Suor Lucia, il 31 agosto 1941: gli altri due pastorinhos, Giacinta e Francisco erano morti infatti subito dopo la prima guerra mondiale. Nella successiva stesura, l'8 dicembre dello stesso anno, Suor Lucia vi aggiunse qualche annotazione. La terza parte fu scritta su ordine del Vescovo di Leiria il 3 gennaio 1944.


Fino al 2000, anno in cui la Chiesa cattolica lo rese pubblico per volontà di papa Giovanni Paolo II, solo il cardinal Joseph Ratzinger aveva mostrato di conoscere il segreto oltre al Papa e Suor Lucia, dichiarando nel 1996 ad una radio portoghese che non c'era nulla di preoccupante nel segreto, e che rimaneva tale per evitare di confondere la profezia religiosa con il sensazionalismo.


Giovanni Paolo II aveva una speciale devozione nei confronti della Madonna di Fatima. Egli in particolare riteneva che la Madonna stessa fosse intervenuta per fermare il proiettile durante l'attentato di cui era stato vittima, nel 1981, impedendo che raggiungesse direttamente il cuore, uccidendolo.


Il terzo segreto è stato perciò interpretato, alla luce di questi eventi, come riguardante principalmente la persecuzione dei cristiani fino al tentativo di uccisione di un «...vescovo vestito di bianco» che i veggenti di Fatima ebbero «...il presentimento che fosse il Santo Padre».


Va però precisato che il testo del messaggio è molto ambiguo e povero di riferimenti concreti a fatti storici o biografici, tali da renderne impossibile una attribuzione certa e indubitabile, tanto che nel documento vaticano la congregazione per la dottrina della fede stessa fornisce solamente "un tentativo di interpretazione del «segreto» di Fatima".




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A Washington è sabato pomeriggio quando la trentottenne Susan Fletcher, una delle più brillanti menti matematiche degli Stati Uni­ti - res...

A Washington è sabato pomeriggio quando la trentottenne Susan Fletcher, una delle più brillanti menti matematiche degli Stati Uni­ti - responsabile della divisione di crittologia dell'NSA (National Security Agency) -, viene convocata con urgenza nell'ufficio del coman­dante Strathmore. 

Qualcuno ha messo a punto un programma capace di "ingannare" il più sofisticato strumento informatico di spionag­gio al mondo, un supercomputer che, grazie ai --noi tre milioni di processori che lavorano in parallelo, può decodificare qualunque testo ci­frato a una velocità strabiliante. Pochissimi sanno dell'esistenza di questa mac­china, ideata per contrastare le nuove minacce alla sicurezza nell'era eli Internet e in grado di controllare la posta elettronica di chiunque.

La National Security Agency , nata cinquant'anni prima con l'in­tento eli proteggere le comunicazione riservate del governo americano - e di intercettare quelle destinate, al di fuori del controllo pubblico.

Susan non si stupisce quando viene a sapere che "Fortezza Digitale" - così è stato battez­zato il programma - è frutto delle ricerche di un genio informatico: il giapponese Ensei Tankado, handicappato dalla nascita per i per­duranti effetti del disastro atomico eli Hiroshima che 
ha sbattuto la porta in faccia ai suoi capi quando si è accorto che il supercomputer rischiava eli trasformarsi in un nuovo Grande Fratello.

I suoi intenti sono nobili, ma la sua decisione eli boicottare l'operato dell'xsA, mettendo il programma in rete e permettendo a chiunque di scaricarlo, rischia di creare l'anarchia e di assicurare la più com­pleta libertà d'azione a spie, criminali, terrori­sti, trafficanti di droga e riciclatori di denaro.
In un crescendo eli tensione, Susan si trova a combattere per difendere la nazione e gli scopi dell'Agenzia nella quale crede. Ma dovrà destreggiarsi fra menzogne e tradimenti, mettendo a repentaglio la propria vita.

In Crypto Dan Brown torna a affondare lo sguardo in quella zona grigia in cui bene e

male si confondono in maniera inestricabile, per consegnarci un tecno-thriller assolutamen­te realistico che mette a nudo il conflitto, oggi più problematico che mai, tra libertà personali e salvaguardia della sicurezza internazionale.
Prima di diventare uno dei più acclamati au­tori di thriller, Dan Brovvn è stato insegnante di inglese all'università e storico dell'arte. Collabora con diverse riviste, fra cui il "The  Yorker".

I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo, lì codice An Vinci è uno dei romanzi più letti di tutti i tempi.

Dan Brown vive e lavora nel New England.


Erano sulle Smoky Mountains, nel loro bed and breakfast pre­ferito. David le sorrideva. "Dimmi, luce dei miei occhi, mi vuoi sposare?"


Dal letto a baldacchino, lei sollevò lo sguardo e capì che quel­lo era l'uomo giusto. Per sempre. Mentre fissava quegli occhi verde scuro, cominciò a squillare qualcosa in lontananza, un campanello assordante che lo allontanò da lei. Tese le braccia, na strinse solo il vuoto.
Fu il suono del telefono a svegliare completamente Susan Hetcher dal suo sogno. Trattenendo il respiro, sedette sul letto  tastò alla cieca in cerca del ricevitore.

«Pronto?»

«Susan, sono David. Ti ho svegliata?»


Lei sorrise, rotolandosi nel letto.

«Stavo proprio sognando te. Vieni qui a coccolarmi.»

Risata. «È ancora buio, fuori.»

«Mmm.» Un gemito sensuale. «A maggior ragione, vieni qui a coccolarmi. Possiamo dormire un po' prima di partire per il Nord.»

David sospirò, frustrato. «Ti chiamo proprio per questo. Per M nostro viaggio. Bisogna rinviarlo.»
«Stasera doveva essere una serata davvero speciale, per fe­steggiare i nostri primi sei mesi. Ricordi che siamo fidanzati, vero?»

«Susan...» David sospirò. «Non posso entrare nei dettagli, adesso. C'è una macchina che mi sta aspettando. Ti chiamo dall'aereo e ti racconto tutto.»

«Aereo? Ma cosa succede? Perché mai l'università...»

«Non è per l'università, lì spiego più tardi, al telefono. Ora devo proprio andare, mi stanno facendo fretta. Prometto di chiamarti.»

«David!» gridò lei. «Cosa...?»


Troppo tardi. Aveva riagganciato.


Susan Fletcher rimase sveglia per ore ad aspettare la sua chiamata, ma il telefono non squillò.


Più tardi, quel pomeriggio, Susan sedeva depressa nella vasca da bagno. Si immerse nell'acqua insaponata cercando di di­menticare Stone Manor e le Smoky Mountains. "Dove può es­sere? Perché non mi ha chiamata?"

L'acqua che le lambiva il corpo passò gradualmente da cal­da a tiepida, poi diventò fredda. Susan stava per uscire quan­do il cordless diede segni di vita. Si alzò di scatto, spruzzando acqua sul pavimento mentre afferrava il ricevitore abbando­nato sul lavandino.
 
«David?»

«Sono Strathmore» rispose una voce.

Susan si accasciò. «Ah.» Non riuscì a nascondere la propria delusione. «Buongiorno, comandante.»

«Sperava in uno più giovane?» ridacchiò l'interlocutore.

«No, signore» rispose Susan, imbarazzata. «Non è come...»

«Certo che lo è.» Si mise a ridere. «David Becker è una per­sona per bene. Non se lo lasci sfuggire.»

«Grazie, signore.»

La voce del comandante si fece d'improvviso seria. «Susan, la chiamo perché ho bisogno di lei qui, immediatamente.»

Lei cercò di mettere a fuoco. «È sabato, signore. Di solito noi non...»

«Io so» rispose lui con calma «ma si tratta di un'emergenza.

Susan si fece attenta. "Emergenza?" Non aveva mai sentito quella parola uscire dalla bocca del comandante Strathmore. "Un'emergenza? In Crypto?" Era disorientata. «Sì... signore.» Una pausa. «Arrivo al più presto.»


«Prima ancora.» Strathmore interruppe la comunicazione.


Susan Fletcher si avvolse in un asciugamano e sgocciolò sui vestiti ordinatamente ripiegati che aveva preparato la sera precedente: calzoncini sportivi, maglione per le fresche serate in montagna e la lingerie comprata per l'occasione. Mesta­mente, aprì l'armadio, tirò fuori una camicetta pulita e una gonna. "Un'emergenza? In Crypto?"


Mentre scendeva le scale, si chiese quale altro inconvenien-te avesse in serbo la giornata.


Presto l'avrebbe scoperto.

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Steve Berry (Stati Uniti, 1955), avvocato e scrittore statunitense. Steve Berry è da più di vent’anni uno stimato avvocato nella Camden C...

Steve Berry (Stati Uniti, 1955), avvocato e scrittore statunitense.

Steve Berry è da più di vent’anni uno stimato avvocato nella Camden County. Spinto da due grandi passioni, la Storia e la narrativa, agli inizi degli anni ’90 comincia a dedicare gran parte del suo tempo e delle sue conoscenze alla stesura di romanzi e racconti.

Dopo aver venduto i diritti del "Terzo segreto" (Nord, 2005) e della "Profezia dei Romanov" (Nord, 2007) in tutto il mondo, Berry si è confermato un autore di bestseller internazionali grazie al clamoroso successo di "L’ultima cospirazione" (Nord, 2006), "Le ceneri di Alessandria" (Nord, 2007) e, appunto, "L’ombra del Leone", che raccontano le avventure di Cotton Malone, un ex agente operativo del dipartimento di Giustizia americano che si è trasferito a Copenhagen per gestire una libreria antiquaria.

Laureato alla Walter F. George School of Law (Mercer University), esercita la professione di avvocato per venticinque anni, prima di dedicarsi alla letteratura thriller.

Vive attualmente a Camden County, in Georgia.  


Bibliografia
Serie Cotton Malone.



2006 - L'ultima cospirazione (The Templar Legacy).
Al centro del romanzo si muovono i due protagonisti Cotton Malone, ex agente operativo del Dipartimento di Giustizia americano trasferitosi a Copenaghen per ricostruirsi un’esistenza più tranquilla, e Stephanie.
Nelle che giunge invece in Danimarca per una missione che non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Perchè, dietro innumerevoli leggende e tracce elusive, si cela un segreto che può cambiare il corso della Storia...

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2007 - Le ceneri di Alessandria (The Alexandria Link).
Una tranquilla libreria antiquaria a Copenhagen è il rifugio scelto da Cotton Malone, un ex agente del dipartimento di Giustizia americano, dopo un'esistenza densa di pericoli e sempre ai limiti della legalità. Ma le ombre del passato tornano a incombere su di lui quando la sua ex moglie irrompe nella libreria e gli annuncia che il loro figlio è stato rapito. E la conferma arriva pochi minuti dopo sotto forma di un'e-mail: "Hai qualcosa che voglio. 


2007 - L'ombra del leone (The Venetian Betrayal). Si trova in una sala del Museo di cultura Greco-Romana di Copenhagen: ecco tutto ciò che sa Cotton Malone quando riprende conoscenza. Ma come è arrivato lì? E perché è svenuto? Cotton non ha quasi il tempo di porsi queste domande che l'edificio viene avvolto dalle fiamme e, come dal nulla, appare Cassiopea Vitt, la donna che, in passato, lo ha aiutato a trovare il tesoro dei Templari e la Biblioteca di Alessandria. 


2008 - La tomba di ghiaccio (The Charlemagne Pursuit).
Cotton Malone è sempre stato convinto che suo padre, il comandante Forrest Malone, fosse morto in un incidente avvenuto nel 1971 a bordo del Blazek, un sottomarino nucleare di pattuglia nel Nord Atlantico. Ma quando Stephanie Nelle, il suo ex capo al dipartimento di Giustizia, gli procura il riservatissimo dossier del Pentagono, la verità che emerge è sconcertante: il Blazek era impegnato in una missione segreta sotto i ghiacci antartici e la fine dell'equipaggio è tuttora avvolta nel mistero. 



2009 - Il Tesoro dell'Imperatore (The Paris Vendetta).
La ricerca di un tesoro leggendario e i piani di una misteriosa società segreta nell'avventura più coinvolgente di Cotton Malone. È solo un incubo, ma sta diventando un’ossessione: Cotton Malone continua a rivivere in sogno l’attentato di Città di Messico in cui è rimasto ucciso Cai Thorvaldsen, un giovane e brillante diplomatico danese. 
Un attentato che lui non è riuscito a sventare e che gli ha cambiato la vita: dopo le dimissioni da agente operativo del dipartimento di Giustizia americano, Cotton si è infatti trasferito a Copenhagen.


2010 - L'esercito fantasma.
A essere in pericolo, questa volta, è Cassiopea Vitt, amica e collega di Cotton Malone: mentre è impegnata nella ricerca del figlio di uno scienziato russo trasferitosi in Cina, Cassiopea fa un’importante e misteriosa scoperta archeologica all’interno della tomba dell’imperatore cinese Qin Shi Huang, difesa dal noto Esercito di terracotta.
Qualcuno, però, interessato ad appropriarsi del misterioso ritrovamento, la rapisce nel tentativo di giungere in suo possesso e Cotton Malone finisce per trovarsi, suo malgrado, implicato in questa spinosa faccenda.

 


Altri romanzi
 
2004 - La profezia dei Romanov (The Romanov Prophecy).
Ekaterinburg, 16 luglio 1918. Sono trascorsi alcuni mesi da quando i bolscevichi hanno preso il potere. È notte e l'Armata Bianca sta avanzando verso la città in cui Nicola II e la sua famiglia sono tenuti prigionieri dai rivoluzionari. Lo zar confida ancora nella salvezza. Invece i Romanov vengono freddamente giustiziati. Mosca, oggi. Il popolo russo ha deciso: dopo la caduta del comunismo e una serie di governi deboli, la monarchia sarà ristabilita e una commissione sceglierà il nuovo zar tra i lontani discendenti di Nicola II. 

2005 - Il terzo segreto (The Third Secret).
Nell'Archivio Segreto Vaticano sono conservati mille anni di documenti: la confessione di Galileo, l'ultima lettera di Maria Stuarda, il trattato firmato tra la Chiesa e Napoleone Bonaparte a Tolentino, la stesura originale del terzo segreto di Fatima.
Ma perché il pontefice Clemente XV trascorre lunghe ore nell'archivio per riemergerne poi angosciato e afflitto? 
La risposta forse sta nella missione che il papa decide di assegnare a monsignor Colin Michener, suo segretario e amico di lunga data.

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Patricia Daniels Cornwell (Miami, 9 giugno 1956) è una scrittrice statunitense. È una discendente di Harriet Beecher Stowe, l'autric...


Patricia Daniels Cornwell (Miami, 9 giugno 1956) è una scrittrice statunitense.

È una discendente di Harriet Beecher Stowe, l'autrice de La capanna dello zio Tom. Nata con il nome di Patricia Daniels, la Cornwell è stata sposata con un docente universitario, Charles Cornwell, di cui ha conservato il cognome per firmare i romanzi che scrive. Scrittrice ormai affermata e multimilionaria, la Cornwell - che ha fondato una apposita società, la Cornwell enterprise - è nota anche per le sue attività benefiche: tra le altre cose, l'istituzione di una borsa di studio presso l'università del Tennessee e la donazione della sua collezione di dipinti di Walter Sickert all'università Harvard.

Nonostante un'infanzia difficile e una degenza in un ospedale psichiatrico, ha avuto una lunga carriera giornalistica e dopo aver fatto l'analista informatico presso l'ufficio di Medicina Legale della Virginia, ha raggiunto il successo come scrittrice di romanzi, centrando le proprie storie poliziesche sulla figura di un medico legale donna, Kay Scarpetta, che affronta e risolve casi di omicidio, alcune volte con l'aiuto della nipote Lucy e del poliziotto Pete Marino.

L'enorme successo di critica e pubblico dei romanzi che vedono protagonista la dottoressa Scarpetta non è stato duplicato dai romanzi che hanno per protagonisti Judy Hammer e Andy Brazil. Sono molti i legami tra i libri di Patricia Cornwell e la sua vita privata. Kay Scarpetta e la nipote Lucy possiedono le caratteristiche e le qualità dell'autrice, come le conoscenze informatiche e di medicina legale. Anche l'omosessualità di Lucy trova riscontro nella realtà: Patricia Cornwell alla fine degli anni Novanta è stata chiamata a testimoniare in un processo che vedeva imputato un agente dell'FBI accusato di aver tentato di uccidere la moglie, anch'essa agente dell'FBI.

L'uomo aveva scoperto che la moglie aveva avuto una relazione con la scrittrice, della quale era consulente. In aula Patricia Cornwell ha ammesso la relazione. Inoltre l’ultima avventura di Kay Scarpetta (la quindicesima, intitolata "Book of the Dead", in Italia "Il Libro dei Morti", pubblicata nel 2007) è dedicata alla «Dr.ssa Staci Gruber, professoressa associata in Psichiatria alla Harvard Medical School e direttrice associata del Laboratorio delle Neuroimmagini Cognitive all’Ospedale McLean». La competenza professionale della dottoressa Gruber è evidente nei dettagli scientifici del libro, ma il rapporto fra le due donne è assai più che professionale.


Nel febbraio 2005 le due si sono unite in matrimonio. Angelina Jolie interpreterà Kay Scarpetta, il medico legale protagonista di tanti thriller della scrittrice Patricia Cornwell. Dopo anni di tentativi e con un budget non trascurabile di 10 milioni di dollari comincia ufficialmente nel 2010 la produzione del primo film che vedrà protagonista l'investigatrice e medico legale nata nel 1990 sulle pagine del fortunato thriller Postmortem. Con la produzione della Fox, il film su Kay Scarpetta dovrebbe essere pronto entro il 2012.

La sceneggiatura è in fase di lavorazione, si cerca un regista. Il soggetto originale è stato scritto dalla stessa Cornwell, la cui opera letteraria può a buon diritto essere considerata tra le maggiori fonti di ispirazione della rinascita del telelefilm di investigazione scientifica, cioè Csi e suoi derivati. La storia prevede un balzo indietro nel tempo per il personaggio di Kay Scarpetta, che letterariamente è una donna di mezza età. Nel film avrà trent'anni e i suoi fan la ritroveranno, impersonata da Angelina Jolie, agli inizi della sua carriera. La Cornwell, inizialmente scettica, si è detta poi entusiasta della scelta della Jolie come interprete del personaggio da lei inventato.


Biografia.

Nonostante un'infanzia difficile e una degenza in un ospedale psichiatrico,[1] ha avuto una lunga carriera giornalistica e dopo aver fatto l'analista informatico presso l'ufficio di Medicina Legale della Virginia, ha raggiunto il successo come scrittrice di romanzi, centrando le proprie storie poliziesche sulla figura di un medico legale donna, Kay Scarpetta, che affronta e risolve casi di omicidio, alcune volte con l'aiuto della nipote Lucy e del poliziotto Pete Marino.

L'enorme successo di critica e pubblico dei romanzi che vedono protagonista la dottoressa Scarpetta non è stato duplicato dai romanzi che hanno per protagonisti Judy Hammer e Andy Brazil.

Sono molti i legami tra i libri di Patricia Cornwell e la sua vita privata. Kay Scarpetta e la nipote Lucy possiedono le caratteristiche e le qualità dell'autrice, come le conoscenze informatiche e di medicina legale.

Anche l'omosessualità di Lucy trova riscontro nella realtà: Patricia Cornwell alla fine degli anni Novanta è stata chiamata a testimoniare in un processo che vedeva imputato un agente dell'FBI accusato di aver tentato di uccidere la moglie, anch'essa agente dell'FBI. L'uomo aveva scoperto che la moglie aveva avuto una relazione con la scrittrice, della quale era consulente. In aula Patricia Cornwell ha ammesso la relazione.

Inoltre l’ultima avventura di Kay Scarpetta (la quindicesima, intitolata "Book of the Dead", in Italia "Il Libro dei Morti", pubblicata nel 2007) è dedicata alla «Dr.ssa Staci Gruber, professoressa associata in Psichiatria alla Harvard Medical School e direttrice associata del Laboratorio delle Neuroimmagini Cognitive all’Ospedale McLean». La competenza professionale della dottoressa Gruber è evidente nei dettagli scientifici del libro, ma il rapporto fra le due donne è assai più che professionale. Nel febbraio 2005 le due si sono unite in matrimonio.

Angelina Jolie interpreterà Kay Scarpetta, il medico legale protagonista di tanti thriller della scrittrice Patricia Cornwell. Dopo anni di tentativi e con un budget non trascurabile di 10 milioni di dollari comincia ufficialmente nel 2010 la produzione del primo film che vedrà protagonista l'investigatrice e medico legale nata nel 1990 sulle pagine del fortunato thriller Postmortem.


Con la produzione della Fox, il film su Kay Scarpetta dovrebbe essere pronto entro il 2012. La sceneggiatura è in fase di lavorazione, si cerca un regista. Il soggetto originale è stato scritto dalla stessa Cornwell, la cui opera letteraria può a buon diritto essere considerata tra le maggiori fonti di ispirazione della rinascita del telelefilm di investigazione scientifica, cioè Csi e suoi derivati. La storia prevede un balzo indietro nel tempo per il personaggio di Kay Scarpetta, che letterariamente è una donna di mezza età. Nel film avrà trent'anni e i suoi fan la ritroveranno, impersonata da Angelina Jolie, agli inizi della sua carriera. La Cornwell, inizialmente scettica, si è detta poi entusiasta della scelta della Jolie come interprete del personaggio da lei inventato.



Bibliografia.

Romanzi con Kay Scarpetta.

    Postmortem (Postmortem, 1990)
    Oggetti di reato (Body of Evidence, 1991)
    Quel che rimane (All That Remains, 1992)
    Insolito e crudele (Cruel and Unusual, 1993)
    (vincitore Gold Dagger Award 1993)
    La fabbrica dei corpi (The Body Farm, 1994)
    Il cimitero dei senza nome (From Potter's Field, 1995)
    Causa di morte (Cause of Death, 1996)
    Morte innaturale (Unnatural Exposure, 1997)
    Punto di origine (Point of Origin, 1998)
    Cadavere non identificato (Black Notice, 1999)
    L'ultimo distretto (The Last Precinct, 2000)
    Calliphora (Blow Fly, 2003) (Mondadori, 2003) 



    Predatore (Predator, 2005) (Mondadori, 2006)
    Il libro dei morti (Book of the Dead, 2007)
    Kay Scarpetta (Scarpetta, 2008)
    Il fattore Scarpetta (The Scarpetta Factor, 2009)
    (Port mortuary, 2010)

 Romanzi con Judy Hammer e Andy Brazil.

    Il nido dei calabroni (Hornet's Nest, 1997)
    Croce del Sud (Southern Cross, 1999)
    L'isola dei cani (Isle of Dogs, 2001)

Romanzi con Win Garano

    A rischio (At Risk, 2006)
    Al buio (The Front, 2008)

Altri lavori.

    (An Uncommon Friend: The Authorized Biography of Ruth Bell Graham precedentemente A Time for Remembering, 1983)
    (Ruth, a Portrait: The Story of Ruth Bell Graham, 1997)
    La cena di Natale: a tavola con Kay Scarpetta (Scarpetta's Winter Table, 1998)
    La piccola fiaba della vita (Life's Little Fable, 1999)
    (Food to Die for: Secrets from Kay Scarpetta's Kitchen, 2002)
    Ritratto di un assassino: Jack lo Squartatore. Caso chiuso (Portrait of a Killer: Jack the Ripper - Case Closed, 2002)

Filmografia.

    1989 - Freddy's Nightmares (Telefilm) - apparizione come attrice nell'episodio "Identity Crisis" (1x21)
    1991 - Matlock (Telefilm) - apparizione come attrice nell'episodio "The Formula" (5x17)
    1999 - ATF (Film TV) - storia e sceneggiatura


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Un'indagine di Kay Scarpetta. Cinque anni dopo essere stata allontanata dall'autorevole incarico che ricopriva all'Istituto di...

Un'indagine di Kay Scarpetta. Cinque anni dopo essere stata allontanata dall'autorevole incarico che ricopriva all'Istituto di medicina legale di Richmond, Kay Scarpetta torna in Virginia. Ma non è un ritorno trionfale.

L'ha richiamata l'attuale capo dell'istituto, il presuntuoso e incompetente Joel Marcus (ma in realtà è stato costretto a convocarla), e la scena che si presenta davanti agli occhi di Kay è decisamente preoccupante. Gran parte della morgue è in rovina, i laboratori sono nel caos e non esiste più traccia della perfetta organizzazione che lei aveva creato. Il caso da risolvere per Kay è quello di una quattordicenne, inequivocabilmente cadavere, ma di cui non si riesce a stabilire una causa reale di morte. E non si tratta certo di influenza, come la madre continua a sostenere.

Accanto a lei il fedele Pete Marino, indimenticabile per la sua stravaganza, per la sua rudezza e timidezza. Accanto a lei, ugualmente, l'affascinante nipote Lucy, a capo di un'agenzia internazionale di investigazioni, un'organizzazione simile a un gruppo paramilitare per gerarchie e tecnologia. Ed è proprio dalle indagini condotte da Lucy su uno strano individuo, che passa il suo tempo a incidere occhi sulle finestre di casa sua o sulle portiere delle sue due Ferrari, che viene scoperto un impercettibile indizio. È da qui che Kay Scarpetta parte, con la sua abilità di investigatrice e patologa, con la sua capacità geniale di ricostruire da un nonnulla un intero mondo di orrori. Come altri scrittori di thriller, Patricia Cornwell sa inventare precisi colpi a effetto, ma il reale segreto dei suoi romanzi è l'umanità che riesce a estrarre dal sensazionalismo e dal sentimentalismo dei suoi personaggi. Un thriller appassionante. Una storia dal fascino straordinario. Un piccolo capolavoro per il ritorno di Kay Scarpetta.


Scavatrici e bulldozer gialli rimuovono terra e pietre da un luogo che ha visto più morti di tante guerre e Kay Scarpetta, a bordo di un fuoristrada preso a noleg­gio, rallenta fino quasi a fermarsi. Scossa, guarda i macchinari gialli che distruggono quel che resta del suo passato.

«Avrebbero dovuto avvertirmi» dice. Le sue intenzioni erano abbastanza innocenti, in quella grigia mattina di dicembre. In preda alla nostal­gia, aveva pensato di passare davanti all'edificio in cui aveva lavorato tanti anni, senza sapere che lo stavano demolendo. Avrebbero dovuto avvertirla.

Sarebbe stato gentile dirle che quel palazzo in cui aveva trascorso tan-tempo quando era giovane, piena di sogni e di speranze, quando ancora credeva nell'amore, quel palazzo ìt cui provava tanta nostalgia, era in demolizione. » Vede avanzare un bulldozer pronto all'attacco, e la i rumorosa violenza meccanica le sembra allarman­te pericolosa. "Avrei dovuto ascoltare" pensa guardando il palazzo sventrato, con la facciata ormai piena di buchi.

"Quando mi hanno chiesto di tornare a Richmond, avrei dovuto ascoltarmi di più."

"Ho un caso difficile e mi piacerebbe che lei mi desse una mano" le ha detto il dottor Joel Marcus, l'attuale direttore dell'Istituto di medicina legale della Vìrginia, l'uomo che ha preso il suo posto. L'ha chiamata ie­ri pomeriggio al telefono e lei non ha prestato attenzio­ne ai propri sentimenti.

"Certamente" gli ha risposto, passeggiando per la cucina della sua casa nel Sud della Florida. "Che cosa posso fare per lei?"

"Una quattordicenne è stata trovata morta nel suo letto due settimane fa, intorno a mezzogiorno. Aveva l'influenza."

Avrebbe dovuto chiedergli come mai aveva deciso di chiamare proprio lei. Ma non si è data ascolto. "Era a casa da scuola?" gli ha chiesto invece.

"Sì."

"Sola?" Stava mescolando bourbon, miele e olio d'o­liva e teneva la cornetta appoggiata sulla spalla.

"Sì."

"Chi l'ha trovata? Com'è morta?" ha chiesto versan­do il miscuglio dentro un sacchetto di plastica che con­teneva una bistecca di filetto.

"A trovarla è stata la madre e la causa di morte è an­cora da accertare" ha risposto Marcus. "Sembrerebbe tutto normale, a parte il fatto che .non si capisce come mai è morta."

Kay Scarpetta ha messo la bistecca a marinare nel frigo e ha aperto il cassetto in cui tiene le patate, poi ha cambiato idea, ha deciso di fare il pane ai cereali, e lo ha richiuso. Non riusciva a stare ferma, e tantomeno seduta; era nervosa e cercava di non farlo capire. Per­ché il dottor Marcus l'aveva chiamata? Avrebbe dovuto
chiederglielo.

"Con chi abitava la ragazza?" gli ha domandato in­vece.

"Preferirei parlarne di persona" le ha risposto Mar­cus. "È un caso complicato."
Kay stava per dirgli che non poteva aiutarlo, che era in partenza, che aveva in programma due settimane ad Aspen, ma non lo ha fatto. Non lo ha fatto perché non è vero: la vacanza è stata rimandata, o forse annullata del tutto, benché decisa da mesi. Non è riuscita a men­tire ed è ricorsa a una scusa più professionale: "Non posso venire a Richmond perché sto lavorando a un caso molto complesso, una morte per impiccagione che i familiari non vogliono rassegnarsi a considerare un suicidio".
"E perché?" le ha domandato Marcus. Più parlava, meno lei lo ascoltava. "Problemi razziali?"

"D morto è salito su un albero, si è messo un cappio intorno al collo e si è ammanettato per non poter più cambiare idea" ha spiegato lei, aprendo uno sportello della cucina. "Quando è saltato giù dal ramo, la corda gli ha spezzato la seconda vertebra cervicale e gli ha spinto in avanti il cuoio capelluto, così che, quando lo hanno trovato, aveva un'espressione corrucciata, una sorta di smorfia di dolore. I suoi parenti, qui nel Mississippi, dove l'omosessualità è ancora poco accettata, non riescono a spiegarsi l'espressione del morto e le manette."

"Non sono mai stato nel Mississippi" è stato il com­mento di Marcus, che forse voleva dire che non gliene fregava niente né del morto impiccato né di nessuna tragedia che non lo riguardasse personalmente. Ma Kay Scarpetta non lo stava ascoltando e non capiva. "La aiuterei volentieri" gli ha detto aprendo una bottiglia di olio extravergine di oliva non filtrato, che non i nessuna necessità di aprire. "Però non credo che i una buona idea."

li t Era arrabbiata, ma non voleva ammetterlo con se sa e passeggiava per la sua bella cucina allegra e at-atissima, con gli elettrodomestici in acciaio inos­abile e i piani di granito, guardando dalla finestra la acoastal Waterway. Era arrabbiata di non andare ì Aspen, ma le seccava ammetterlo. Era arrabbiata, ìbbiatissima, ma non voleva essere scortese con larcus ricordandogli che fino a qualche tempo prima aveva ricoperto lei la sua carica e che, quando l'aveva­no mandata via, aveva deciso di non mettere mai più piede a Richmond. Però Marcus stava zitto e lei ha do­vuto spiegargli che il suo trasferimento non era stato propriamente amichevole, come lui senz'altro sapeva.

"E passato molto tempo, Kay" le ha fatto notare al­lora. Lei era stata abbastanza rispettosa e professiona­le da chiamarlo dottor Marcus e da dargli del lei: come si permetteva quel villano di chiamarla per nome? Si è offesa, ma poi si è detta che probabilmente lui voleva solo essere cordiale e amichevole, che non doveva esse­re ipersensibile e negativa: possibile che la gelosia la spingesse a essere tanto prevenuta nei suoi confronti? In fondo, che cosa c'era di male a chiamarla Kay? si disse. E, ancora una volta, non aveva dato retta al pro­prio istinto.

"Il governatore nel frattempo è cambiato" ha conti­nuato Marcus. "Probabilmente la signora che ricopre attualmente la carica non l'ha mai sentita nominare."

Stava forse cercando di umiliarla, facendole capire che era così poco importante e che nessuno sapeva chi era? Ma poi si è detta che stava veramente esagerando, che Marcus non voleva certo offenderla.
"È talmente presa dalla crisi finanziaria e dall'allar­me terrorismo che..."
Kay si rimprovera di essere tanto negativa nei con­fronti del medico che ha preso il suo posto. In fondo Marcus le ha soltanto chiesto una mano in un caso dif­ficile: che male c'è? È normale che i manager usciti da un'azienda vengano poi richiamati in qualità di consu­lenti. E comunque Aspen è saltata.

"... gli obiettivi in Virginia sono talmente tanti: basi militari, l'accademia dell'FBI, un campo di addestra­mento della cia, la Federai Reserve... Non avrà proble­mi con il governatore, Kay. È una donna troppo ambi­ziosa, aspira ad arrivare a Washington, non ha mai manifestato il minimo interesse per il mio lavoro" ha continuato Marcus con il suo accento del Sud, cercan­do di persuadere Kay che tornare a Richmond dopo cinque anni e offrire una consulenza all'Istituto di me­dicina legale da cui era stata licenziata non avrebbe creato nessun problema, anzi, sarebbe passato del tut­to inosservato. Poco convinta, Kay Scarpetta più che altro ha pensato ad Aspen, a Benton, al fatto che lui era in montagna senza di lei. Il tempo per occuparsi di un altro caso c'era, non aveva impegni pressanti.

Gira lentamente intorno alla vecchia sede dell'Istitu­to di medicina legale della Virginia, assediata da mac­chinali gialli simili a enormi insetti voraci dalle fauci di metallo. Ci sono scavatori e camion ovunque e il fra­stuono è assordante.
«Be', sono contenta di averlo visto» dice Kay Scar­petta. «Ma avrebbero dovuto dirmelo.»

Pete Marino, che è in automobile con lei, osserva in silenzio il cantiere.
«E sono contenta che l'abbia visto anche tu, capita­no» aggiunge Kay. Non lo chiama spesso "capitano", anche perché Marino non lo è più. Quando lo fa, è per gentilezza.
«Contenta tu, contenti tutti» borbotta lui con il suo tipico sarcasmo. «Comunque sì, hai ragione, avrebbero dovuto dirtelo. Se non altro, quel coglione che ha preso fi tuo posto e ti ha supplicato di venire qui dopo cinque Anni a dargli una mano.

«Probabilmente non ci ha pensato» lo giustifica Kay. I «Sì, bravo» commenta Marino. «Mi sta già sulle palle.» Indossa pantaloni sportivi neri, anfibi, giacca di finta pelle nera e berretto con visiera del Dipartimento di Polizia di Los Angeles. Kay Scarpetta sa che vuole fare del figura del bullo metropolitano perché ce l'ha ancora  a morte con "quelli di Richmond" che gli hanno fatto unavita grama quando era ispettore di polizia in Virginia. Marino è convinto di non aver meritato le numerose ammonizioni, le sospensioni, i trasferimenti e i provvedimenti disciplinari che ha ricevuto nel corso della sua carriera e non si rende conto che, se gli altri lo trattano male, spesso è perché lui li provoca.

Kay Scarpetta lo guarda, seduto imbronciato con gli occhiali da sole e quel berretto, e pensa che sembra scemo, soprattutto visto che odia Los Angeles, Holly­wood, il mondo dello spettacolo e tutti quelli che muoiono dalla voglia di farne parte. Il berretto della polizia di Los Angeles è un regalo di Lucy, la nipote di Kay Scarpetta, che recentemente ha aperto una filiale della propria agenzia di investigazioni a Los Angeles. Chissà perché Marino, per tornare a Richmond, ha scelto un look così: forse era sua precisa intenzione mostrarsi completamente diverso da quello che è.
«Dunque non vai ad Aspen» le dice a voce bassa. «Chissà com'è incacchiato Benton.»
«Per la verità è impegnato» risponde Kay. «Quindi se lo raggiungo fra due o tre giorni è più contento.»

«Due o tre giorni? Tu pensi davvero che ci mettere­mo soltanto due o tre giorni? Vedrai che ad Aspen non ci vai più. Com'è che Benton è impegnato, comunque?»
«Non me lo ha detto e io non gliel'ho chiesto» ri­sponde lei per chiudere il discorso. Non ha nessuna vo­glia di parlarne.

Marino guarda fuori del finestrino senza dire niente e Kay Scarpetta è certa che sta pensando ai suoi rap­porti con Benton Wesley. Probabilmente ci pensa spes­so, troppo spesso: ha intuito che lei si è allontanata da Benton, che da quando sono tornati insieme sono più distanti. La disturba che Marino se ne sia accorto, an­che se è naturale: se qualcuno doveva accorgersene, era ovvio che fosse proprio lui.
«Peccato per Aspen» dice Marino. «Io mi incacchierei, comunque.»

«Guarda!» esclama Kay Scarpetta, indicandogli il palazzo che viene abbattuto sotto i loro occhi. «Già che siamo qui, tanto vale che ci guardiamo lo spettacolo.» Non vuole parlare né di Aspen né di Benton, né del perché non è in montagna con lui. Gli anni in cui pen­sava che fosse morto l'hanno cambiata profondamen­te. Quando lui è rientrato nella sua vita, nulla è stato più come prima. Kay non sa perché.

«Non potevano fare a meno di buttarlo giù» senten­zia Marino guardando dal finestrino. «Ci devono pas­sare i binari dell'Anatrale. Siccome riaprono la Main Street Station, avevano bisogno di spazio. Non so chi me l'ha detto. È passato un sacco di tempo.»

«Potevi anche dirmelo» gli fa Kay.
«È passato un sacco di tempo, non so neanche più dove l'ho sentito.»
«Avresti potuto dirmelo lo stesso.»

Marino la guarda in faccia. «Senti, capisco che ti gi­rino le scatole. Lo sapevamo che tornare a Richmond non sarebbe stato facile. Siamo appena arrivati e ci troviamo davanti questo scempio. Siamo qui da meno di un'ora e scopriamo che il palazzo in cui lavoravamo insieme è un cumulo di macerie. A me non sembra un gran bel segnale. Senti, stai andando troppo piano: guarda che ci tamponano.»
«Non mi girano le scatole» ribatte Kay Scarpetta. «È solo che avrei gradito essere informata, tutto qui.»

Procede a passo d'uomo e osserva il cantiere.
«È di cattivo auspicio, questa cosa» ribadisce lui. La guarda poi si volta verso il finestrino.

«Non era mica l'ottava meraviglia del mondo» insi­ste Marino, in tono improvvisamente seccato. «Un cu­bo di cemento anni Settanta in cui sono passati chissà quanti morti ammazzati, gente andata al Creatore per aids, cancrena e quant'altro, donne e bambini stuprati, strangolati, pugnalati... pazzi finiti sotto un treno... Ne ha viste di brutture, questo posto... Per non parlare dei cadaveri conservati nella divisione di Anatomia. Quelli sono la cosa peggiore, per me. Ti ricordi che li tiravano fuori dalle vasche di formalina con un argano, aggan­ciandoli per le orecchie? Nudi, rosa come porcellini, tutti rannicchiati... Che orrore!» Avvicina le gambe flesse al mento per mimare la posizione dei cadaveri.

«Fino a poco tempo fa non saresti riuscito a tirare su le gambe a quel modo» gli fa notare Kay Scarpetta. «Tre mesi fa, le piegavi a malapena.»
«Ma dai...»

«Sul serio. Anzi, volevo dirtelo: sei dimagrito un sac­co, stai proprio bene.»
«Ad alzare una gamba ci vuole veramente poco: basta pensare ai cani. Maschi, naturalmente» scherza Marino, soddisfatto del complimento. Kay Scarpetta si dispiace di non avergli detto prima quanto lo trovava migliorato.

«Davvero, sei molto più in forma.» Per anni ha avu­to paura che Marino schiattasse a causa delle sue abi­tudini malsane, e si dispiace di non averlo incoraggiato abbastanza, quando lui ha cominciato a cambiare vita. Si è dovuta trovare di fronte alle macerie del suo vec­chio Istituto di medicina legale per riuscire a dirgli qualcosa di gentile. «Scusami se non te l'ho detto pri­ma» aggiunge. «Spero che tu non segua una dieta iper-proteica.»

«Abito in Florida, adesso» risponde lui tutto allegro. «Seguo la dieta di South Beach. Anche se a South Beach non metto piede: è pieno di finocchi.»

«Non mi piace che tu ti esprima in questo modo» lo interrompe Kay. Le da un fastidio terribile sentire certe parole. Marino lo sa e le usa apposta.

«Ti ricordi il forno?» Marino riprende il filo dei ri­cordi. «Quando c'erano le cremazioni, lo sapevano tut­ti perché usciva il fumo dal comignolo.» Indica la cimi­niera scura del crematorio. «Se vedevo uscire il fumo, chiudevo i finestrini della macchina. Non voglio mica respirare certa roba, io...»

. Kay Scarpetta sta passando lungo la parte posterio-Jre del complesso, che è ancora intatta e le sembra ^identica a come la ricordava. Il parcheggio è vuoto, a
te un grosso trattore giallo fermo proprio dove lei Bveva il posto macchina quando dirigeva l'istituto, ap­ena a destra dell'entrata. Per un attimo, le pare di ri-lisntire la saracinesca cigolante che si azionava pre-lendo un grosso pulsante rosso e verde, le voci, il favai di carri funebri, ambulanze e barelle che trasportavano i sacchi grigi in cui erano chiusi i cadaveri. Siorno e notte, notte e giorno, senza soluzione di con-tjnuità.

«Guarda bene» dice a Marino.
«Ho già visto tutto quello che c'è da vedere» ribatte Itti. «Quanti giri vuoi fare intorno al palazzo?»

«Due. Per farmi un quadro preciso della situazione.»
Svolta a sinistra in Main Street e gira intorno al can­tiere a velocità, lievemente più alta. Passando di nuovo davanti al parcheggio, nota un uomo in pantaloni ver­de oliva e giacca nera vicino a un trattore giallo, che traffica con il motore. Capisce che sta cercando di ri­parare un guasto e rabbrividisce nel vederlo davanti al­la grossa ruota nera.

«Secondo me, ti conviene lasciare il berretto in mac­china» dice a Marino.
«Còme, scusa?» chiede lui voltandosi dalla sua parte.
«Mi hai sentito benissimo. È solo un consiglio da amica» risponde Kay, mentre l'uomo davanti al tratto­re scompare alla sua vista.
«TU mi dai spesso consigli» replica lui. «Non so se da amica, però.» Si toglie il berretto con la scritta lapd e lo guarda pensoso. Ha la fronte sudata e i pochi capelli che madre natura gli ha lasciato sono rasati a zero.
«Non mi hai mai detto perché adesso ti radi a zero» gli dice.
«Non me l'hai mai chiesto.»
«Be', te lo chiedo ora.» Svolta in dirczione nord, al­lontanandosi dal cantiere verso Broad Street, e accelera.
«È di moda» risponde Marino. «Per averne pochi, tanto vale non averne e basta.»
«Sì, ha una logica» risponde Kay. «Come tutto, pe­raltro.»

Edgar Allan Pogue si guarda le dita dei piedi rilassan­dosi sulla sdraio. Sorride e pensa alla reazione che avrà la gente quando scoprirà che è andato a stare a Hollywood. "La mia seconda casa" pensa. Lui, Edgar Allan Pogue, ha una seconda casa, dove andare a ripo­sarsi e a prendere il sole.

A nessuno verrà in mente che potrebbe trattarsi di Un'altra Hollywood. Quando si parla di Hollywood si pensa sempre all'enorme insegna sulla collina, alle vil­le lussuosissime, a spider ultimo modello e a personag­gi famosi. A nessuno verrà in mente che la Hollywood di Edgar Allan Pogue è nella contea di Broward, a un'ora di macchina da Miami, e senza star del cinema. AI medico lo dovrà dire, però, pensa addolorato. Sì, il Dedico sarà il primo a saperlo, perché deve fargli il uccino. Uno che sta a Hollywood non può rimanere ftza vaccino antinfluenzale, anche se dovesse scar-ijgiare. Pogue si arrabbia al solo pensiero. «Vedi, mamma, siamo qui. Siamo qui veramente,  è un sogno» dice con la voce strascicata di chi ha qualcosa in bocca che gli impedisce di pronunciare be­lle parole. Stringe fra i denti bianchi e regolari una piatita di legno. «E tu che pensavi che non ci saremmo  arrivati» continua, sbavando sulla matita. Un rivo­to di saliva gli cola sul mento.


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