Marco Tullio Giordana (Milano, 1º ottobre 1950) è un regista e sceneggiatore italiano. Nel corso degli anni settanta si accosta al cinema ...

Marco Tullio Giordana (Milano, 1º ottobre 1950) è un regista e sceneggiatore italiano.
Nel corso degli anni settanta si accosta al cinema collaborando alla sceneggiatura del documentario Forza Italia! (1977) di Roberto Faenza, mentre il debutto dietro la macchina da presa arriva due anni dopo, nel 1979 con il lungometraggio Maledetti, vi amerò, presentato al Festival di Cannes e vincitore del Pardo d'Oro al Festival di Locarno.

Firma il soggetto di Car Crash (1980) di Antonio Margheriti, e l'anno seguente torna alla regia con un progetto ambizioso, La caduta degli angeli ribelli, presentato al Festival di Venezia, nel quale prevalgono, come nell'opera prima, figure di terroristi. Nel 1984 adatta per la televisione il romanzo di Carlo Castellaneta Notti e nebbie, in due puntate, incentrato sul personaggio di un fascista che vive a Milano il tramonto della Repubblica di Salò.
marco tullio giordana
Torna a dirigere una nuova pellicola tre anni dopo, con Appuntamento a Liverpool (1987), film sulla strage dell'Heysel, quando il 29 maggio 1985 gli incidenti scoppiati a opera dei teppisti inglesi al seguito del Liverpool nella finale di Coppa Campioni a Bruxelles provocano 39 morti, 32 dei quali italiani. Anche questa volta l'opera viene proiettata in anteprima a Venezia.

Nel 1991 partecipa al film collettivo La domenica specialmente, diviso in quattro episodi (gli altri sono stati diretti da Giuseppe Tornatore, Giuseppe Bertolucci e Francesco Barilli), dirigendo l'episodio La neve sul fuoco, ispirato ai racconti di Tonino Guerra. Nel 1995 si concentra nuovamente sulla storia italiana con Pasolini, un delitto italiano.

Nel 1996 partecipa con altri registi, Gianni Amelio, Marco Risi, Alessandro D'Alatri e Mario Martone al progetto di Rai e Unicef Oltre l'infanzia - Cinque registi per l'UNICEF con Scarpette bianche. Nel 2000 torna al Festival di Venezia con I cento passi, film di denuncia sulla vita e la morte di Peppino Impastato, che vince il premio per la migliore sceneggiatura.

Nel 2003 realizza il film per la televisione La meglio gioventù, che ripercorre la storia italiana dagli anni sessanta ad oggi, e che vince la sezione Un certain regard del Festival di Cannes.

L'imponente opera (6 ore totali) viene prodotta dalla Rai, ma Raiuno ne pospone la messa in onda prima della sua accettazione (e premiazione) al Festival di Cannes, consentendone prima un'uscita nel circuito cinematografico proprio a cura di una società di Rai Cinema, 01 Distribution. Il film, diviso in due parti esce in 30 sale cinematografiche in tutta Italia con una rivoluzionaria programmazione di due film da 3 ore l'uno: il passaparola del pubblico e le ottime recensioni della critica ne celebrano il successo, nonostante la lunga durata; in seguito La meglio gioventù verrà trasmessa anche in televisione, in quattro puntate.

Nel 2005 si presenta in concorso a Cannes con Quando sei nato non puoi più nasconderti, che non bissa, però, il successo de La meglio gioventù. Nel 2007 ha realizzato un film televisivo in due puntate di cui è stata distribuita nelle sale la versione cinematografica: Sanguepazzo il nuovo film di Giordana con Monica Bellucci, Luca Zingaretti e Alessio Boni che ripercorre le tragiche vicende della coppia di attori Ferida-Valenti che ebbero successo nell'era fascista e morirono fucilati dai partigiani dopo un processo sommario per la loro conclamata compromissione con il regime, continuata anche dopo l'8 settembre 1943 in adesione alla Repubblica di Salò.

Nel 2011 realizza il film Romanzo di una strage (prodotto da Cattleya con Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Michela Cescon, Laura Chiatti, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio, Giorgio Colangeli, Omero Antonutti, Thomas Trabacchi, Giorgio Tirabassi, Denis Fasolo, Giorgio Marchesi, Sergio Solli, Giulia Lazzarini, Luca Zingaretti) dedicato alla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e ai fatti che ne seguirono, fino all'assassinio del commissario Luigi Calabresi il 17 maggio 1972.

Filmografia.

Cinema.
    Young Person's Guide to the Orchestra - corto ispirato dalla partitura di B.Britten (1982)
    Maledetti, vi amerò (1980)
    La caduta degli angeli ribelli (1981)
    Appuntamento a Liverpool (1988)
    La domenica specialmente, episodio La neve sul fuoco (1991)
    L'unico paese al mondo - cortometraggio collettivo (1994)
    Pasolini, un delitto italiano (1995)
    I cento passi (2000)
    La meglio gioventù (2003)
    Quando sei nato non puoi più nasconderti (2005)
    Sangue pazzo (2008)   
Romanzo di una Strage, un film parziale, troppo parziale.
Romanzo di una Strage, un film parziale, troppo parziale.
Un film parziale, troppo parziale. Non perché la storia che racconta è troppo complicata per essere racchiusa tutta in un film. Ma perché Giordana non fa davvero i conti con la gigantesca attualità di una storia che non ho vissuto da testimone (sono nato nel ’66) ma che ho vissuto da cronista anni dopo: mi ricordo la telefonata di Guido Salvini – il magistrato che ha riaperto le indagini.


Televisione.
    Notti e nebbie - film TV (1984)
    Scarpette bianche - mediometraggio TV (1996)
    La rovina della Patria - mediometraggio TV (1997)
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Un film parziale, troppo parziale. Non perché la storia che racconta è troppo complicata per essere racchiusa tutta in un film. Ma perché Gi...

Un film parziale, troppo parziale. Non perché la storia che racconta è troppo complicata per essere racchiusa tutta in un film. Ma perché Giordana non fa davvero i conti con la gigantesca attualità di una storia che non ho vissuto da testimone (sono nato nel ’66) ma che ho vissuto da cronista anni dopo: mi ricordo la telefonata di Guido Salvini – il magistrato che ha riaperto le indagini su piazza Fontana negli anni ’90) il giorno della prima sentenza che confermava la sua inchiesta (Maso, ho chiamato prima te di mio padre, te lo dovevo, sei stato il primo a credere nel mio lavoro. E’ andata bene!).

Sul film di Giordana (come anche sulla strategia della tensione, a partire dalle carte processuali) ho letto tutto. E ho trovato un solo commento molto azzeccato: nessun “doppio Stato”, ma doppia Costituzione (Miguel Gotor, la Repubblica, 1 aprile 2012).

romanzo di una strage

Ma bisogna ricominciare daccapo, dall’inizio. Il doppio Stato cos’è? E’ la teoria, uscita anche dai lavori della Commissione Stragi secondo la quale c’era uno Stato legalitario, costituzionale, fedele ai principi della Repubblica nata dalla Resistenza e un pezzo dello Stato deviato, parallelo, che non rispettava la Costituzione democratica e che faceva di tutto per instaurare in Italia una dittatura.

Passo indietro, necessario, perché oramai nessuno più ricorda cos’era questa Repubblica nata dalla Resistenza. E perché molti dei lettori di oggi, manco l’hanno vissuta, quella Repubblica.

L’Italia esce dalla Seconda guerra mondiale un po’ sconfitta (il fascismo) e un po’ no (la resistenza e il governo Badoglio) e entra nel dopoguerra portandosi appresso – grazie anche alla amnistia voluta dal comunista Togliatti – quasi l’intero apparato dello Stato fascista: prefetti, funzionari ministeriali, tutori dell’ordine, servizi segreti.

Altrove, il mondo viene diviso tra i vincitori. Da una parte i Paesi che dovranno (per un accordo, non perché lo vogliono) stare sotto l’influenza e il tallone dell’Unione Sovietica ancora staliniana e dall’altra i Paesi che dovranno (anche loro lo stesso accordo firmato tra i vincitori) stare sotto l’influenza dei paesi occidentali vincitori della guerra: Stati Uniti e Regno Unito.

Tutto fila liscio? No, né da una parte né dall’altra del mondo le cose si stabilizzano. Al di là della cortina di ferro, questo lo sanno in tanti, i movimenti riformatori che colpirono alcuni dei paesi “comunisti” vennero schiacciati dai cingoli dei carri armati sovietici.

Ma anche al di qua della cortina, nel cosiddetto mondo libero (veniva davvero chiamato così), non sono tutti contenti del loro presente. In Grecia, in Spagna, in Portogallo, le istanze di libertà e di progresso che avrebbero voluto maggiore distribuzione della ricchezza accumulata dai grandi proprietari (terrieri o industriali) vennero schiacciate sotto i cingoli di dittature feroci che pur di impedire la vittoria dei socialisti e dei comunisti hanno causato decine di migliaia di vittime.

E in Italia? In Italia la situazione era del tutto particolare. I partigiani, checché ne dicano (o non dicano) i libri di storia voluti dai berluscones e dai loro complici annidati a “destra” come a “sinistra”, hanno contribuito enormemente alla sconfitta del fascismo e del nazismo. E la Costituzione repubblicana, della Repubblica che non per fantasia si è definita “nata dalla Resistenza”, è stata scritta anche da quei comunisti e da quei socialisti e da quei cattolici progressisti che nella Resistenza hanno combattuto.

Una Costituzione avanzata, avanzatissima ancora oggi. Che si fonda sul lavoro, e dice dei diritti delle persone, della prevalenza dell’interesse collettivo su quello individuale, della necessità della tutela della proprietà privata sì, ma solo fino a che questa non vada a intaccare gli interessi di tutti che sono più importanti. Che dice no alla guerra e anche tante altre cose che, fossero state rispettate, avrebbero fatto una Italia decisamente migliore.

Ma c’era un’altra cosa del tutto anomala, in Italia: c’era un partito comunista non solo eccentrico rispetto al blocco sovietico, ma anche fortissimo per voto popolare.

C’era dunque in Italia il presupposto perché si costruisse quel che altrove e ancora oggi non si è riusciti a costruire. Un mondo migliore, dove giustizia, libertà, uguaglianza di diritti doveri e possibilità fossero davvero reali. E questo, ovviamente, faceva paura ai potenti di allora come fa paura ai potenti di oggi.

E faceva paura al di qua e al di là della cortina, perché avrebbe potuto essere un esperimento contagioso e destabilizzante di quell’ordine uscito dalla seconda guerra mondiale.

Per questo, alla Costituzione repubblicana figlia della Resistenza e scritta col sangue, formalmente in vigore, se ne è sostituita una che avrebbe usato il sangue per scrivere la storia, e in vigore sostanzialmente.

Una costituzione sostanziale e maledettamente concreta che per funzionare si è servita di quegli apparati dello Stato nati e cresciuti sotto la dittatura fascista, che nulla avevano in comune con quelli che sarebbero stati necessari per costruire e far vivere la Repubblica. Quegli apparati dello Stato che hanno usato i rottami della storia nostrana che erano i neofascisti per impedire a questo Paese di progredire. Da soli? Certamente no. Non da soli avevano agito o avrebbero potuto agire i regimi in Spagna, in Portogallo, in Grecia. Non da soli avrebbero potuto agire indisturbati come hanno agito in Italia. E infatti la storia della strategia della tensione si intreccia innumerevoli volte con le vicende della Grecia, della Spagna, del Portogallo.

Le sentenze dei tribunali, lo hanno detto in tanti in questi giorni, non hanno scritto i nomi dei colpevoli degli innumerevoli attentati attraverso i quali questo paese è stato “destabilizzato per stabilizzare”. Ma la Storia, quella che poi si può scrivere sui libri, l’hanno molto ben delineata, con tanto di documenti, testimonianze non anonime, ricostruzioni puntigliose e puntuali.

In sintesi, quelle sentenze ci dicono che la strategia della tensione l’hanno materialmente messa in atto i fascisti, sotto la guida e la regia degli apparati dello Stato che erano a loro volta non autonomi ma guidati passo dopo passo da coloro i quali avevano in affido la parte occidentale del mondo. Non stiamo parlando degli “apparati deviati”: i deviati, in questa lunga e sanguinosa storia sono stati i pochi sinceri democratici nelle istituzioni che hanno pagato spesso con la vita il loro voler servire la Costituzione nata dalla Resistenza con le loro inchieste. E coloro che seguivano passo passo gli esponenti dei nostri Servizi non erano a loro volta dei deviati, ma erano stati mandati nel nostro Paese (come avevano già fatto altrove) perché si affiancassero ai nostri apparati statali nel progettare e costruire quella destabilizzazione che avrebbe stabilizzato l’Italia nel loro seno. Quegli uomini non si sono limitati a osservare e a dare suggerimenti. Le inchieste hanno provato che agenti statunitensi hanno insegnato ai fascisti di Ordine Nuovo a progettare attentati e a costruire le bombe che da subito dopo la guerra, dalla strage di Portella delle Ginestre in poi, hanno condizionato pesantemente la vita politica e sociale italiana, contrastando anche con i metodi della guerra non ortodossa, della guerra a bassa intensità, quei tentativi di rinnovamento che gli italiani chiedevano. Che non erano poca cosa, per gli equilibri mondiali. A partire dal tentativo di emancipare il sud e la Sicilia dalla mafia (con la quale le truppe liberatrici avevano stretto una santa alleanza per poter avanzare indisturbate nel ’44 e nel ’45), dalla gestione clientelare, dallo sfruttamento della terra e dei braccianti per finire con il grande movimento operaio prima e studentesco poi che portarono al nostro Paese prima che agli altri le più avanzate riforme del lavoro (culminate con lo Statuto dei Lavoratori), della scuola (culminata con la riforma dei decreti delegati del 1973) e della vita sociale (aborto, divorzio, abolizione dei manicomi ecc ecc).

Questa grande ondata di riforme (le quali, oggi, vengono smantellate pezzo a pezzo senza bisogno di stragi e di attentati) stava mettendo in discussione quell’ordine precostituito e deciso a tavolino dai vincitori della Seconda guerra mondiale. E stava portando pezzi importanti di Democrazia Cristiana ad aprirsi alla collaborazione con il Partito Comunista.

Questo è il quadro in cui nacque e crebbe la strategia della tensione che il film di Giordana racconta troppo parzialmente, utilizzando come base per il suo film una inverosimile teoria (quella di Paolo Cucchiarelli e del suo libro Il segreto di Piazza Fontana) secondo la quale gli attentati furono progettati e attuati contemporaneamente dagli anarchici (quindi la sinistra) e dai fascisti con l’aiuto di qualche pezzettino di servizi segreti deviati, dando così un colpo al cerchio e uno alla botte. E’ un bene che si sia tornati a ragionare su quegli anni, perché sono stati chiusi in un cassetto troppo velocemente e con troppi colpi alle botti e ai cerchi.

E’ vero che oramai fanno parte della Storia, perché il mondo intero è radicalmente cambiato nel 1989 quando il muro di Berlino è crollato e sotto le sue macerie è stato sepolto non solo il comunismo ma l’intero movimento operaio occidentale.

Ma la doppia Costituzione esiste oggi forse anche più di ieri. E il non aver giudicato (non nei tribunali, ma nella coscienza collettiva) la seconda metà dello scorso secolo per quel che è stata davvero, ha traghettato l’incompiutezza della nostra democrazia (che ha prosperato anni con un Stato formalmente di diritto che sostanzialmente era invece costruito consapevolmente fin dalle più alte cariche dello Stato sulla illegalità) nel nostro presente.

Un presente nel quale è normale che tutto quel che ci accade intorno (soprattutto per quanto riguarda le scelte politiche) sia incontrollabile, e quindi prescinda dal nostro impegno politico e sociale.

Per questo i nuovi “partiti” sono fatti come sono fatti, per questo i “politici” sono così tanto distanti dalla vita reale e concreta delle persone. Hanno tutti imparato, a destra come a sinistra, che lo Stato si può dirigere meglio dietro che davanti alle quinte.

E questo punto, che il film di Giordana, Romanzo di una strage,  non centra, è proprio quello che di importante ci sarebbe da dire sul romanzo delle stragi.

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Strade perdute (Lost Highway) è un film del 1997 diretto da David Lynch. È una crime story, considerabile un esempio di film noir moderno m...

Strade perdute (Lost Highway) è un film del 1997 diretto da David Lynch. È una crime story, considerabile un esempio di film noir moderno ma con immaginario e tematiche surreali. Lynch ne ha scritto la sceneggiatura assieme a Barry Gifford; la colonna sonora originale è composta da Angelo Badalamenti e David Lynch.

Fred Madison risponde al citofono di casa sua e sente le parole "Dick Laurent è morto" - la reazione di Fred mostra che questo misterioso messaggio non sembra dirgli nulla. Fred è un musicista jazz che sospetta sua moglie Renee di tradimento. La coppia condivide una relazione tesa che porta Fred vicino ad un crollo mentale.

Una mattina i Madison trovano un pacco fuori dalla loro casa. Al suo interno una videocassetta mostra una ripresa dell'esterno della casa. Il filmato termina mostrando la loro porta di casa. Licenziata la cassetta come "una pubblicità di qualche agente immobiliare", la coppia ne trova una seconda il giorno successivo. Questo video è più lungo del primo e mostra la videocamera entrare nel salotto dei Madison, e poi nella loro camera da letto, dove Fred e Renee vengono ripresi nel sonno.

strade perdute

La polizia è incapace di risolvere il mistero, non ci sono serrature forzate in casa. La stessa sera Renee porta Fred ad un party a casa di Andy, con cui sembra ovvio Renee abbia una relazione sessuale. Mentre Renee si diverte con Andy, Fred incontra un uomo, identificato poi soltanto come Uomo Misterioso - un individuo con una strana pelle pallida che inizia una conversazione estremamente criptica con Fred (che ha già visto il volto dell'uomo precedentemente in un'allucinazione). L'Uomo Misterioso chiede a Fred di chiamare casa propria, per dimostrargli che si trova lì nello stesso istante in cui gli è di fronte. Fred fa la chiamata e prima che possa chiedergli come sia possibile per lui essere in due posti diversi e come ha fatto ad entrare in casa sua, l'Uomo misterioso se ne va.

Scioccato da quello che sta accadendo, Fred porta Renee a casa per controllarla. La casa, che di giorno appare un capolavoro architetturale di corridoi e muri obliqui, diventa angosciante ed oscura di notte. Fred entra in un corridoio oscuro, lo percorre e scompare.

La mattina dopo, Fred trova un'altra videocassetta fuori dalla sua casa. Sembra identica all'ultima ricevuta, ma il filmato mostra la videocamera entrare in camera da letto, Fred è ripreso sul pavimento accanto al corpo smembrato di Renee, Fred non capisce cosa stia accadendo e si ritrova in una stazione di polizia dove un detective lo sta picchiando, chiamandolo assassino.

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Fred viene incarcerato per l'omicidio di Renee, che non si ricorda di aver commesso. In prigione soffre di tremendi mal di testa ed incomincia a crollare. Durante una delle sue notti insonni, Fred soffre una strana crisi e al mattino seguente si è "trasformato" in un giovane di nome Pete Dayton. La polizia è sbalordita, sconvolta e incerta su come abbia fatto Fred Madison ad evadere da una prigione di massima sicurezza e su come Pete Dayton sia finito nella sua cella. Dato che Pete non ha commesso nessun reato, viene rilasciato e torna a casa dai suoi genitori - nonostante una pattuglia della polizia lo segua costantemente.

Pete torna all'officina dove lavora come meccanico, e dove scopriamo essere il meccanico preferito di Mr Eddy, un gangster del posto. Uno dei poliziotti che tampina Pete riconosce Mr Eddy con un altro nome - Dick Laurent.

Laurent torna all'officina di sera con la stupenda Alice, che Pete nota immediatamente. Lei torna in seguito sul posto più tardi la stessa notte, da sola, e i due incominciano a frequentarsi.

Appare ovvio che Pete soffre di uno stress psicologico simile a quello che aveva afflitto Fred; non ha nessun ricordo dell'incidente che lo ha portato a finire nella prigione (al contrario dei suoi genitori, che però si rifiutano di raccontarglielo), sta ingannando la sua fidanzata (che lo lascia) e Laurent ha manifestato con violenza che sospetta qualcosa tra lui e Alice. Alice rivela a Pete che è coinvolta nella pornografia per colpa di Laurent, e organizza un piano con Pete per poter scappare e sottrarsi alla vendetta di Laurent. Il piano prevede di aggredire Andy, già amico di Renee all'inizio del film, derubarlo, ed infine vendere la refurtiva ad un ricettatore amico di Alice, ottenendo così i soldi per iniziare la loro vita insieme.

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Dopo aver ricevuto un'intimidazione omicida di Laurent al telefono - che include un breve inquietante monologo dell'Uomo Misterioso - Pete va all'appartamento di Andy come organizzato, contrariamente al previsto però durante la colluttazione con Andy quest'ultimo rimane ucciso. Quindi Pete scappa assieme ad Alice con la refurtiva (non prima che soffra di visioni tremende in cui Alice lo tradirà).

I due viaggiano in macchina nel deserto, dove Alice dice che si incontreranno col ricettatore. Raggiungono una piccola casa, ma al suo interno non c'è ancora nessuno. Alice e Pete fanno l'amore appassionatamente, ma nell'apice del climax Alice sussurra le parole "non mi avrai mai" all'orecchio di Pete, prima di alzarsi in piedi ed entrare all'interno della casa.

Quando Pete si rialza, scopriamo che si è trasformato di nuovo in Fred Madison. Fred entra nella casa, dentro cui si trova ora l'Uomo Misterioso, che gli confessa che quella donna non è Alice, ma sua moglie Renee.

Volendosi vendicare su Laurent per il suo coinvolgimento con Renee/Alice, Fred va all'hotel dove la coppia sta condividendo una stanza. Appena Renee/Alice lascia la stanza, Fred entra e picchia Laurent, per poi chiuderlo nel portabagagli della sua auto. Fred torna a guidare nel deserto, si ferma e libera Laurent dal bagagliaio per ucciderlo. Nella colluttazione tra i due provvidenziale è l'intervento dell'Uomo Misterioso, che mette un coltello nella mano di Fred consentendogli di tagliare la gola di Laurent. Quindi, lo stesso Uomo Misterioso dà il colpo di grazia a Laurent, sparandogli. Fred torna poi alla sua casa, dove suona il citofono e, quando qualcuno apre il ricevitore, sussurra "Dick Laurent è morto". Allontanandosi da casa sua sopraggiunge una macchina della polizia che dà inizio ad un inseguimento stradale. Il film termina con Fred inseguito lungo un'autostrada da diverse auto della polizia - Fred ha un'altra crisi, simile a quella vissuta in prigione, e inizia a muoversi convulsamente, mentre il suo volto inizia a deformarsi la pellicola termina e la scena fa posto ai crediti di coda.

Strade_perdute

La struttura narrativa di Strade Perdute si può associare al Nastro di Möbius. Un commento di David Lynch sulla sceneggiatura[senza fonte] chiarisce che la storia racconta di un omicida con personalità multiple, la realtà quindi è mostrata dai diversi punti di vista di queste personalità. Il tema della trasfigurazione, tanto caro a Lynch, qui è probabilmente legato alle personalità multiple: il protagonista, dopo aver ucciso la moglie per gelosia, rimuove l'accaduto, trasfigurandolo e arrivando a trasfigurare persino sé stesso. Il film fa continuo riferimento alla psicoanalisi e alle istanze dell'Io.

L'Uomo Misterioso, probabilmente, è l'autore dell'omicidio, inteso come la personalità attiva e violenta, quindi l'Es del musicista. L'Uomo Misterioso ha una telecamera, contrariamente a Fred che le detesta perché preferisce ricordare le cose come preferisce. Al contrario l'Es ricorda le cose nella loro realtà, senza filtri del pre-conscio: il terzo filmato che si vede (e che in realtà può vedere solo Fred) ritrae l'omicidio della moglie, così come è realmente avvenuto. Nella scena della telefonata durante la festa di Andy, l'Uomo Misterioso dice a Fred di essere contemporaneamente a casa sua: la casa, con le relative stanze, veniva utilizzata da Sigmund Freud come metafora della mente. Nel momento precedente all'omicidio, Fred passa accanto a una tenda (che ricorda molto il sipario tanto caro a Lynch) lungo un corridoio completamente buio, che lo porta in una stanza in cui Fred si riflette allo specchio.

Mr. Eddie/Dick Laurent rappresenterebbe invece il Super-Io, in conflitto con l'Uomo Misterioso, che però definisce suo amico quando telefona a Pete dall'interno di quella che sembra essere una sorta di caverna. Il Super-Io, secondo la teoria di Freud, svolgerebbe la funzione di supervisore, di controllore delle pulsioni trasmesse dall'Es. La compresenza di queste istanze consentirebbe all'uomo di non essere puro istinto. Quando Fred sente dire al citofono "Dick Laurent è morto", in verità sta parlando con sé stesso; ciò consente a Fred di essere totalmente pulsionale, visto che il Super-Io è morto (l'Es lo uccide alla fine passando il coltello a Fred).

Sono interessanti al riguardo due momenti del film: il primo, quando Mr. Eddie si impone sull'automobilista, spiegandogli con violenza quali siano le regole della strada; il secondo, quando suggerisce a Pete di stare lontano da Alice/Renee.

La figura di Pete riflette invece l'Ideale dell'Io, quello che Fred non è ma vorrebbe essere: giovane, con un lavoro pratico, traditore e non tradito, padrone della situazione (è lui che controlla la relazione con Alice, contrariamente alla vita reale di Fred con Renee), grande amatore ("...vede più fighe lui di una tazza del cesso"), diversamente dal Fred succube e impotente sessualmente. Quando al lavoro sente alla radio la musica di Fred, la spegne terribilmente infastidito, sottolineando il divario tra le personalità.

I genitori di Pete non possono dire al figlio cosa sia successo, perché questo farebbe cadere il castello costruito nella fantasia di Fred.

Alice, nonostante sia la proiezione ideale di Renée, alle volte riporta Pete alla realtà ("Tu non mi avrai mai" o "tu l'hai ucciso", riferito ad Andy che è stato ucciso da Fred solo per gelosia).

La storia di Pete inizia e finisce mentre Fred è sulla sedia elettrica. Con ciò si spiegano i lampi blu e i frequenti sanguinamenti dal naso, oltre alla scena finale in macchina. La ricostruzione della realtà inizia quindi in carcere, nonostante il dialogo interiore cominci molto prima, probabilmente dopo l'uccisione di Dick Laurent e la successiva citofonata.

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Dune è un film di fantascienza del 1984 diretto da David Lynch, tratto dal romanzo omonimo di Frank Herbert. Nell'anno 10191 l'um...

Dune è un film di fantascienza del 1984 diretto da David Lynch, tratto dal romanzo omonimo di Frank Herbert.

Nell'anno 10191 l'umanità è diffusa tra le stelle e l'universo conosciuto è retto dal Landsraad, un sistema di tipo feudale in cui le grandi casate, che possiedono interi pianeti, sono in perenne lotta per il potere.

La trama inizialmente coinvolge quattro differenti pianeti.

    Pianeta Caladan, sede della casata Atreides:

Il giovane Paul ha seguito un duro addestramento, in quanto è l'unico figlio ed erede che il duca Leto Atreides, detto "Il Giusto", ha avuto dalla sua amata concubina Lady Jessica. Jessica è però parte di un segretissimo programma genetico della Sorellanza delle Bene Gesserit. Tale programma millenario mira ad ottenere, tramite una serie di incroci di sangue tra le casate, il Kwisatz Haderach, l'essere supremo che governerà l'universo. La nascita di Paul, non prevista, ha sconvolto i piani delle Bene Gesserit.

    Pianeta Giedi Primo, sede della casata Harkonnen:

Il crudele Barone Vladimir Harkonnen, nemico giurato degli Atreides, ha progettato la completa estinzione dei suoi avversari attraverso un complotto ordito con la segreta complicità dell'imperatore Shaddam IV, il quale teme la crescente popolarità del duca Leto in seno al Landsraad a causa di un'arma creata appunto dagli Atreides.

Dune

    Pianeta Kaitain, sede della casata imperiale Corrino:

L'imperatore dell'universo conosciuto, Padishah Shaddam IV, subisce notevoli pressioni da parte della Gilda spaziale. I mostruosi Navigatori della Gilda vengono mutati con il gas di Spezia per essere in grado di varcare lo spazio con il loro pensiero, per trasferire da un lato all'altro del cosmo le immense navi della Gilda. I Navigatori, parzialmente dotati di precognizione, intuiscono il pericolo costituito da Paul Atreides e vorrebbero fosse eliminato.

    Pianeta Arrakis (Dune) - il solo luogo di estrazione della Spezia:

Gli Harkonnen hanno abbandonato il pianeta, che avevano spietatamente sfruttato per estrarre la preziosa Spezia, sostituiti dagli Atreides, loro avversari, per ordine imperiale. La trappola è tesa e la strage sarà inevitabile. Arrakis, pianeta desertico e inospitale, è popolato da un misterioso popolo, i Fremen, in grado di cavalcare i giganteschi vermi delle sabbie. I Fremen, che chiamano il loro pianeta Dune, hanno atteso a lungo la venuta di un Messia, il Mahdi, che li guidi, dopo secoli di persecuzioni, in una sanguinosa jihad alla conquista del pianeta. Chi controlla la Spezia, controlla l'universo.

Il primo popolare capitolo del Ciclo di Dune scritto da Frank Herbert era stato spesso indicato tra i libri "impossibili" da tradurre sul grande schermo, non solo a causa della grande quantità di effetti speciali necessari (che nel 1984 non sfruttavano ancora le tecniche digitali ed erano assai costosi) ma anzitutto per la notevole complessità della trama e per il particolare stile narrativo utilizzato da Herbert nel suo romanzo, largamente basato su monologhi interiori, profondo e dotato di diversi piani di lettura, con un intreccio che coinvolge un gran numero di personaggi differenti.

Dune2

Quello di David Lynch, d'altro canto, non era stato il primo tentativo di portare Dune sul grande schermo: nei vent'anni trascorsi dall'uscita del libro vi erano stati vari progetti regolarmente falliti, tra i quali quello più avanzato si doveva ad Alejandro Jodorowsky, il quale aveva coinvolto vari artisti divenuti poi famosi, da Chris Foss a Moebius a HR Giger, proponendo persino Salvador Dalí per il ruolo dell'Imperatore.

Fu il produttore Dino De Laurentiis ad affidare la regia al giovane David Lynch che volle occuparsi anche della sceneggiatura collaborando con lo stesso Frank Herbert. Costata nel 1984 la considerevole cifra di 40 milioni di dollari (45 secondo altre stime), Dune è stata considerata una delle produzioni di fantascienza più spettacolari e dispendiose della storia del cinema.

Prima di allora David Lynch - che era divenuto famoso pochi anni prima con The Elephant Man - non aveva mai girato film di fantascienza. Aveva anzi rifiutato la regia de Il ritorno dello Jedi, terzo episodio della saga di Guerre stellari, ritenendo che l'opera fosse già troppo definita dal produttore George Lucas.

Lynch dunque non si era mai confrontato con una produzione dalle dimensioni faraoniche come questa: tre anni per studiare il look insieme allo scenografo Anthony Masters (2001: Odissea nello spazio); un anno di lavorazione negli studios di Città del Messico con quattro troupe diverse in 75 set con oltre 600 persone; 6 mesi per riprese con gli attori e 6 mesi di post-produzione per gli effetti speciali.

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I costumi e le scenografie di Dune furono minuziosamente curati in quanto Lynch concepiva le scene come quadri viventi: ogni pianeta ed ogni casata furono accuratamente studiati e resi con scenografie, costumi, luci e fotografia differenti. All'epoca (1984) la maggior parte del set di un film di fantascienza, dalle astronavi ai grandiosi palazzi, doveva essere costruito materialmente usando in genere modelli in scala ridotta e sfruttando infine il montaggio per celare errori ed imperfezioni. Lynch pretese la costruzione di enormi scenografie, spesso in scala naturale (per questo tornò utile l'esperienza del modellista Kit West, costruttore di astronavi nella saga di Guerre stellari. Nonostante gli sforzi oggi gli effetti speciali risentono dei limiti tecnici dell'epoca (a partire dagli anni novanta, grazie alla grafica computerizzata, l'utilizzo degli effetti speciali in fase di post-produzione comporta la riduzione di tempi e costi). Per dare vita ai titanici vermi delle sabbie e agli inquietanti Navigatori della Gilda spaziale fu chiamato Carlo Rambaldi, il massimo esperto di creature meccaniche nonché "padre" di E.T. l'Extra-Terrestre.

La scenografia e i costumi sono volutamente caratterizzati da un eclettismo ottocentesco, apparentemente in conflitto con la collocazione tardo futuribile. Come è noto ai suoi lettori, nell'universo di Dune, conservativo e feudale, regna un comportamento antiscientifico da cui consegue una tecnologia volutamente arretrata. In apparente controtendenza con la filmografia fantastica anni ottanta, con luci ed effetti pirotecnici, ricorrono memorie dell'ambientazione dei racconti di Jules Verne, della filmografia storica mitologica degli anni sessanta e della fantascienza degli anni cinquanta.

L'immagine della Casa Atreides, stirpe dalle antiche ed onorate tradizioni militari[4], con il loro pianeta d'acque Caladan, è caratterizzata da un singolare stile post-barocco, tra Ludwig di Baviera e il modernismo. Il mondo degli Harkonnen, crudeli e terribili, è caratterizzato dalle atmosfere algide e le cupe scenografie del loro oscuro e inquinato pianeta, Giedi Primo.

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La scelta iniziale del cast, di primo piano, fu fatta dallo stesso Dino De Laurentiis con la figlia Raffaella, produttrice del film, ed includeva Freddie Jones (The Elephant Man) nella parte del mentat Thufir Hawat, José Ferrer (Cyrano de Bergerac) come imperatore Padishah e Max Von Sydow (L'Esorcista) nella parte del dott. Liet-Kynes, il planetologo imperiale. Il ruolo femminile di Chani è interpretato da Sean Young, già celebre per Blade Runner.

Gli altri ruoli furono coperti con maggiori difficoltà: Brad Dourif dopo qualche riluttanza fu convinto a interpretare Piter DeVries, il mentat malvagio; al tedesco Jürgen Prochnow - distintosi con il bellico U-Boot 96 - venne assegnata la parte del Duca Leto il Giusto; la complessa parte di Lady Jessica, dopo vari ripensamenti, andò a Francesca Annis, già interprete di Lady MacBeth nella trasposizione di Roman Polanski. Feyd-Rautha, l'ambiguo e spietato pupillo del barone Vladimir Harkonnen (Kenneth McMillan), fu interpretato dalla rock star Sting (all'epoca leader della band The Police). Inizialmente era stato proprio Sting uno dei candidati per la parte principale, quella di Paul Atreides/Muad'dib.

Per la parte del protagonista furono visionati oltre cento nastri di attori, conosciuti e non, prima di arrivare alla scelta di Kyle MacLachlan. L'allora sconosciuto MacLachlan, che divenne un attore-feticcio di Lynch per i suoi film successivi, era un autentico appassionato del libro di Herbert e si dimostrò perfetto nella complessa parte di Paul, giovane rampollo tormentato da sogni e visioni mistiche, che matura e diventa il capo e il messia dei Fremen.

Tra i numerosi altri personaggi che hanno parte nella vicenda da segnalare Gurney Halleck, il maestro delle armi di Paul, interpretato dall'attore shakespeariano Patrick Stewart (rimasto poi celebre per un altro ruolo fantascientifico, quello del capitano Jean Luc Picard nella serie tv Star Trek: The Next Generation) e la Shadout Mapes (Linda Hunt). L'attrice italiana Silvana Mangano, moglie di De Laurentiis, impersonando la Reverenda Madre Ramallo delle Bene Gesserit, presta in questo film la sua penultima interpretazione.

Da sottolineare che gli intimi pensieri dei personaggi vengono resi attraverso una voce fuori campo, scelta molto discussa, dato che molti "puristi" tra critici e cineasti ritengono che tale funzione dovrebbe essere svolta dai dialoghi.
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Per la colonna sonora furono utilizzati brani tratti da Beethoven, Mahler, Šostakovič e Cherubini, eseguiti dall'Orchestra Filarmonica di Vienna e dalla rock band dei Toto. La musica sinfonica e il rock, gli strumenti tradizionali e i sintetizzatori si fondono in un insieme armonico di antico e nuovo.

Il film, che aveva suscitato una forte attesa per la notorietà dei libri di Herbert, alla sua uscita fu oggetto di numerose critiche e ottenne un successo commerciale inferiore alle aspettative: costato circa 40[2]-45[3] milioni di dollari, ne recuperò soltanto 31 negli USA.[2][5] In Europa il film fu invece per numerose settimane in cima alle classifiche del botteghino. Malgrado le critiche, il film è considerato oggi tra i cult del cinema di fantascienza e ha recuperato abbondanti guadagni nel mercato dell'home video.

La trama effettivamente risulta complessa e talvolta oscura (specie per chi non ha letto il romanzo), e questo malgrado gli sforzi del regista, che scrisse ben sei bozze diverse prima della sceneggiatura definitiva. La difficile comprensione deriva in parte dalla complessità insita nel romanzo originale, ma anche dai pesanti tagli che furono operati dalla produzione sulla versione finale della pellicola per contenerne la durata.

Sull'autentica lunghezza della pellicola[6] e sulle sue ipotetiche versioni "perdute" si sono diffuse varie dicerìe e leggende, tra cui quella di una misteriosa "versione integrale" di 5 o 6 ore che nessuno ha mai visto. È possibile che tale diceria sia stata alimentata da alcune dichiarazioni dello stesso Herbert, il quale nell'introduzione del libro La strada per Dune, successiva al film, ha scritto: «Ho avuto la possibilità di influenzare alcune decisioni riguardo al film, anche se non sono stato capace di imporre la mia idea sul finale o sui tagli per la versione che sarebbe stata proiettata al cinema. Delle cinque ore originali del film, dalla sala di montaggio sono emersi soltanto i due quinti. Che cos'è stato tagliato?». In realtà è abbastanza normale che un film arrivi al momento del montaggio con svariate ore di girato, che viene selezionato proprio in quella fase.

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Per contenerne la durata, alla fine furono effettivamente tagliate molte scene dal film, ed almeno un personaggio minore fu interamente eliminato (si tratta della moglie che Paul "eredita" da un Fremen ucciso in duello).

È invece falso che la versione di Dune distribuita nei cinema sarebbe derivata dalla "cannibalizzazione" di due film diversi (Dune e il suo seguito).

Anni dopo, rimontando alcune delle scene tagliate, fu messa assieme una versione estesa del film per la televisione, la cosiddetta versione Allen Smithee, della durata di 190 minuti, ma tutt'altro che eccelsa nel montaggio, tanto da essere rinnegata dal regista stesso (il cui nome fu appunto sostituito con Allen Smithee, uno pseudonimo usato da vari registi).

Dopo quasi 20 anni dall'uscita del film, nel 2000 è stata tratta dal libro di Herbert una miniserie televisiva dal titolo Dune il destino dell'universo (Frank Herbert's Dune) che ambiva ad una maggiore aderenza al romanzo originale (grazie anche ad una durata complessiva di 273 minuti). Seppure con un budget assai più ridotto, questa miniserie appare a tratti un remake del film di Lynch, per la somiglianza di numerose scene e dialoghi. Tale miniserie ha avuto un seguito nel 2003 con I figli di Dune.

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Velluto Blu ( Blue Velvet ) è un film del 1986 scritto e diretto da David Lynch . Il titolo originale del film è tratto dalla canzone omo...

Velluto Blu (Blue Velvet) è un film del 1986 scritto e diretto da David Lynch.

Il titolo originale del film è tratto dalla canzone omonima di Tony Bennett, cantata nel film da Isabella Rossellini in un locale notturno, lo Slow Club.

Nella cittadina di Lumberton, Jeffrey Beaumont, un giovane studente, scopre in mezzo ad un campo i resti di un orecchio umano reciso di netto e lo porta alla polizia. Il giovane conosce così Sandy, figlia del detective Williams, e i due, presi dalla curiosità, cominciano ad indagare per conto proprio, scoprendo che nella loro cittadina esiste un ignobile mondo sotterraneo fatto di violenza, sesso, traffico di droghe e polizia corrotta.

Le origini di Velluto Blu risiedono probabilmente nell'infanzia di Lynch, quando passava molto tempo nei boschi di Spokane, una zona del nord-ovest americano simile a quella del film. Per Lynch c'era un "livello autobiografico molto preciso nel film. Kyle è vestito come me. Mio padre era un ricercatore del Dipartimento di Agricoltura di Washington. Eravamo sempre tra i boschi. Ne avevo in qualche modo abbastanza degli alberi in quel periodo, ma ancora oggi, il legname e i boscaioli per me sono l'America così come la staccionata e le rose della scena di apertura del film. È così radicata, questa immagine, e mi fa sentire molto felice". Se i ricordi d'infanzia di Lynch ispirarono l'ambientazione di Velluto blu, l'effettiva storia del film fu originata da tre idee che si cristallizzarono nella mente del regista a partire dal 1973, anche se all'inizio egli aveva "solo una sensazione e un titolo".

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Dopo aver ultimato The Elephant Man, incontrò il produttore Richard Roth per un caffè. Roth aveva letto e apprezzato la sceneggiatura di Lynch dal titolo Ronnie Rocket (un progetto poi mai realizzato) ma non aveva intenzione di produrre un soggetto di quel tipo. Chiese a Lynch se aveva qualche altra sceneggiatura ma il regista aveva solo qualche idea. "Gli dissi che avrei sempre voluto intrufolarmi nella stanza di una ragazza e guardarla di notte e, forse, ad un certo punto, avrei potuto scoprire un indizio per un omicidio misterioso. A Roth l'idea piacque molto e mi chiese di scrivere un soggetto. Tornai a casa e pensai all'orecchio nel campo".

La seconda idea era un'immagine di un orecchio tagliato situato in un campo, che è diventata una delle immagini del film che colpisce di più. Lynch ha sottolineato in un'intervista: "Non so perché doveva essere un orecchio. Doveva essere un punto aperto del corpo, un buco che porta in qualcos'altro...L'orecchio si trova sulla testa e finisce direttamente nel cervello, era perfetto". Per il regista l'orecchio mozzato era una strada perfetta per portare Jeffrey all'interno di un mondo segreto situato nel cuore del film.

La terza idea che venne a Lynch era la classica interpretazione di Bobby Vinton della canzone "Blue Velvet" e "lo stato d'animo che porta con sé, uno stato d'animo, un'epoca, e le cose che erano di quell'epoca". Questa canzone dimostra di essere così amata da Lynch, al punto che nel film non è stata inserita solo la versione di Vinton, ma anche una versione cantata da Dorothy durante una delle sue esibizioni allo Slow Club. La canzone costituisce il motivo principale del film e appare per tutta la sua durata.

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Una volta che Lynch ebbe queste tre idee, le portò assieme a Roth alla Warner Brothers che mostrò interesse nel progetto. Lynch spese due anni per scrivere due copioni che, per sua ammissione, non erano un granché. Il problema, disse Lynch, era che "c'erano forse molte cose sgradevoli nel film e nient'altro. Mancavano molte cose. Così si allontanò da tutto per un po'." Dopo l'esperienza di Dune, Lynch ritornò su Velluto Blu. Fece altri due tentativi prima di rimanere soddisfatto della sceneggiatura. Le condizioni a questo punto erano ideali per il film di Lynch: aveva firmato un accordo con Dino De Laurentiis che gli dava totale libertà artistica e il montaggio finale del film, a patto che il regista diminuisse il suo ingaggio e accettasse un budget basso di solo 6 milioni di dollari. Velluto blu fu anche il progetto più piccolo dell'elenco di De Laurentiis, così Lynch fu lasciato lavorare da solo per tutta la prima parte. "Dopo 'Dune' ero così depresso che tutto mi sembrò fantastico! Era tutta euforia. E quando lavori con quel tipo di stato d'animo, puoi prenderti la tua occasione. Puoi sperimentare". Dato che il materiale girato era completamente diverso da quello che allora era considerato in voga, de Laurentiis dovette fondare una propria società di produzione per distribuirlo.

La versione finale del film dura 120 minuti e fu ottenuta tagliando l'originale della durata di 4 ore. Il materiale eliminato, anche se fu archiviato, è andato perduto.

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Per tutto il film, Frank Booth usa una maschera per respirare un gas da una piccola bombola. Originariamente, nella sceneggiatura di Lynch, Frank avrebbe dovuto respirare dell'elio, per acuire la sua voce e farla assomigliare a quella di un bambino. Durante le riprese del film, però, Dennis Hopper (un esperto consumatore di droghe) rivendicò il diritto di dover scegliere il tipo di droga del suo personaggio e affermò che l'elio non era la cosa adatta.

    [...] Sono grato a Dennis perché fino all'ultimo avrebbe dovuto prendere elio, per mostrare maggiormente la differenza tra il lato infantile e adulto. Ma non volevo che sembrasse una cosa divertente. L'elio così volò dalla finestra e diventò solo un gas. Così, al primo incontro per le prove, Dennis mi disse 'David, io so cosa c'è in tutti quei candelotti'. E io gli risposi 'Ringrazio Dio, Dennis, che tu lo sappia!' E lui iniziò ad elencarmi tutti i tipi di gas.. [...]

Nel documentario contenuto nell'edizione speciale del DVD, Hopper identifica la droga come il nitrito di amile (comunemente chiamato anche popper).

Velluto blu introdusse diversi elementi poi diventati frequenti nella filmografia di Lynch, come la presenza di donne vittime di abusi, l'aspetto torbido delle piccole città e l'utilizzo non convenzionale di canzoni d'epoca (Blue Velvet di Bobby Vinton e In Dreams di Roy Orbison sono eseguite in modo ossessivo in scene molto forti). Le tende rosse fanno da sfondo in scene chiave, e diventeranno un marchio di fabbrica del regista. Velluto blu segna inoltre l'inizio della collaborazione di Lynch col compositore Angelo Badalamenti, che contribuirà in molti dei suoi lungometraggi.

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David Keith Lynch (Missoula, 20 gennaio 1946) è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, pittore, musicista, compositore, att...

David Keith Lynch (Missoula, 20 gennaio 1946) è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, pittore, musicista, compositore, attore, montatore, scenografo e scrittore statunitense.

Durante la sua lunga carriera, Lynch ha sviluppato un nuovo stile narrativo e visivo, che ha reso i suoi film riconoscibili al pubblico di tutto il mondo per la loro forte componente surrealista, le loro sequenze angosciose e oniriche, le immagini crude e strane e il sonoro estremamente suggestivo. Spesso i suoi lavori esplorano il lato oscuro delle piccole città statunitensi, (ad esempio Velluto blu e la serie televisiva Twin Peaks) e delle metropoli caotiche (Strade perdute, Mulholland Drive) nonché i lati più oscuri, intimi e intricati della mente umana.

Nonostante non riscuota sempre successo ai box office, Lynch è apprezzato dai critici e gode di un cospicuo seguito di fan. Ha ricevuto tre nomination al Premio Oscar per la sua regia di The Elephant Man, Velluto blu e Mulholland Drive e inoltre si è aggiudicato il Leone d'Oro alla carriera durante la 63ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 6 settembre 2006, in occasione della proiezione in anteprima mondiale di Inland Empire - L'impero della mente nella sezione fuori concorso.
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David Lynch nasce a Missoula (Montana) in una famiglia di origini finlandesi. Lynch trascorre l'infanzia nel nord-ovest degli Stati Uniti, abiterà per alcuni periodi anche nello stato di Washington e nell'Idaho. Il padre lavora come ricercatore del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ed è spesso costretto a spostarsi per motivi di lavoro, soprattutto nel nord-est del paese. In Virginia, Lynch conosce il vicino di casa della sua ragazza, Toby Keeler, figlio di Bushnell Keele, pittore: in alcune interviste, dichiarerà di aver sempre desiderato dipingere e che è da quel momento che inizia a credere di poter realizzare tale desiderio. Lynch frequenta gli scout ottenendo il rango di Eagle Scout (il massimo grado nello scautismo in America) e partecipa come maschera alla cerimonia di investitura del presidente John F. Kennedy.

Fin dall'adolescenza sogna di diventare un artista e per questo frequenta alcuni corsi alla Corcoran School of Art di Washington D.C., mentre sta finendo le scuole superiori. Si iscrive in seguito per un anno alla School of the Museum of Fine Arts di Boston, periodo durante il quale lavora in un negozio di cornici. In quel tempo è stato un compagno di stanza di Peter Wolf. Tale incarico non dura a lungo perché viene licenziato a causa dei suoi ritardi. Decide quindi di partire per l'Europa con l'intenzione di studiare il pittore espressionista Oskar Kokoschka. Nonostante abbia progettato di restare 3 anni, torna negli Stati Uniti dopo soli 15 giorni. Il paesaggio pulito e perfetto di Salisburgo, città nella quale si era recato con l'amico Jack Fish, non lo ispirava.
Filadelfia e i cortometraggi.
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Nel 1966, Lynch si trasferisce a Filadelfia, dove frequenta la Pennsylvania Academy of Fine Arts e realizza complessi mosaici geometrici che chiama Industrial Symphonies. Qui inizia inoltre a fare le prime esperienze con la macchina da presa. Il suo primo cortometraggio, dal titolo Six Figures Getting Sick, viene proiettato all'esibizione di fine anno e vince il concorso cinematografico annuale dell'accademia. In merito all'ispirazione per quest'opera, punto di mediazione tra dipinto e video Lynch dichiarerà:

« È stato uno dei miei quadri. Non ricordo quale ma si trattava di un dipinto quasi completamente nero. C'era una figura che occupava il centro della tela. Quindi mentre stavo osservando la figura nel quadro ho avvertito un leggero spostamento d'aria e ho colto un piccolo movimento. E ho desiderato che il quadro fosse realmente in grado di muoversi, almeno per un po'. »
Grazie a questo primo cortometraggio, gli viene commissionata un'altra opera in video da H. Barton Wasserman: il primo tentativo sarà un disastro, la macchina da presa non funziona e la pellicola del girato è completamente rovinata. Al secondo tentativo, nel 1968, Lynch riesce a realizzare The Alphabet: questi primi lavori si configurano come degli ibridi, tra l'installazione e il cinema sperimentale.

Nel 1970 abbandona in parte il suo interesse per le arti visuali per dedicarsi principalmente alla pellicola. Vince una sovvenzione di 5.000 dollari da parte dell'American Film Institute per produrre The Grandmother, la storia di un bambino maltrattato che fa crescere una nonna da un seme. Il mediometraggio, che dura 34 minuti, già mostra alcuni elementi che diventeranno marchi di fabbrica di Lynch: un sonoro ed un immaginario inquietante con una forte attenzione ai desideri inconsci. Il film è girato nella casa del regista, le cui pareti vengono, per l'occasione, dipinte completamente di nero.

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Nel 1971, Lynch si sposta a Los Angeles per frequentare il conservatorio dell'American Film Institute. Qui, grazie ad una sovvenzione di 10.000 dollari dell'AFI, inizia a lavorare al suo primo lungometraggio, Eraserhead - La mente che cancella (Eraserhead), ma dopo un anno dall'inizio delle riprese termina il budget a sua disposizione. La lavorazione rallenta e procede a singhiozzo per diversi anni: il regista racimola soldi da parenti e amici e lavora consegnando quotidiani nel tentativo di raccogliere fondi e completare le riprese. Nel 1974, durante una delle pause forzate dalla lavorazione, Lynch gira il cortometraggio The Amputee, scritto e realizzato in un solo giorno sfruttando due videocassette di prova che il suo amico Frederick Elmes doveva testare per conto dell'AFI. Il macabro cortometraggio dura soltanto 5 minuti e Lynch vi figura anche come attore. Le riprese di Eraserhead - La mente che cancella terminano finalmente nel 1977, a sei anni dal loro inizio. Durante le riprese del film, i problemi finanziari hanno portato Lynch anche a perdere la casa, costringendolo a dormire sul set.

Si tratta propriamente di un film horror, ma di carattere lynchiano, ansiogeno (come tutti, chi più chi meno) enigmatico e minimalista, divenuto un cult. Eraserhead - La mente che cancella racconta la storia di un giovane uomo tranquillo (Jack Nance) che vive in una desolata area industriale, la cui fidanzata partorisce un bambino mutante. Lynch racconterà di Eraserhead - La mente che cancella come del suo Scandalo a Filadelfia (un film degli anni quaranta di George Cukor, con Katharine Hepburn e Cary Grant), spiegando che riflette le paure e i pericoli che ha incontrato studiando e vivendo a Filadelfia. Il film racconta inoltre indirettamente dell'ansia e della paura del regista nei confronti della paternità, personificate entrambe nel bizzarro neonato.

Lynch si sottrarrà spesso alle domande sulla realizzazione del bambino,che secondo una leggenda di lunga data, pare sia stato creato mediante un feto di mucca imbalsamato.
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Il film viene inizialmente giudicato impossibile da distribuire, ma grazie all'aiuto del distributore Ben Barenholtz viene proiettato negli spettacoli di mezzanotte per i successivi dieci anni. Eraserhead - La mente che cancella ottiene un sorprendente successo di critica, che lancia Lynch come rappresentante dell'avanguardia cinematografica postindustriale. La realizzazione di Eraserhead - La mente che cancella crea già una profonda unione nel gruppo di attori e tecnici che vi hanno partecipato e che continuerà a lavorare con Lynch negli anni successivi, in particolare l'operatore Frederick Elmes, il tecnico del suono Alan Splet e l'attore Jack Nance.

Per il film The Elephant Man Lynch, Christopher De Vore, Eric Bergren, il produttore Jonathan Sanger e Stuart Cornfeld, assistente di Mel Brooks, sperano di ottenere finanziamenti dagli studios, che invece rifiutano uno dopo l'altro. Stuart Cornfeld fa leggere la sceneggiatura a Brooks, che chiede preliminarmente di vedere il film Eraserhead - La mente che cancella. Il film sembra interessargli molto e Brooks decide quindi di ingaggiare Lynch per dirigere, nel 1980, questo biopic basato sulla storia di Joseph Merrick, uomo affetto da terribili deformità congenite, vissuto in epoca vittoriana. La pellicola riceve ben 8 nomination al Premio Oscar, incluse miglior regia e migliore sceneggiatura, rivelandosi un grandissimo successo di critica e di pubblico, lanciando Lynch nell'olimpo dei giovani registi più promettenti della nuova decade.

Dopo il grande successo di The Elephant Man (Il film ad oggi con il maggior incasso nella carriera di Lynch), nel 1984 il regista accetta di girare l'adattamento cinematografico del romanzo di fantascienza Dune di Frank Herbert, per conto del produttore italiano Dino De Laurentiis. Nonostante De Laurentiis speri di produrre un kolossal che ottenga grossi incassi, Dune è un fiasco sia al botteghino che per la critica: costato 45 milioni di dollari ne recupererà soltanto 27,4. Il montaggio del film è alterato da numerosi tagli e la versione cinematografica di 137 minuti viene ottenuta tagliando la versione originale di Lynch della durata di tre ore e mezzo, tanto da renderne la trama quasi incomprensibile. Anni dopo lo studio di produzione rilascerà una versione allungata per la televisione, reinserendo alcune scene girate da Lynch e inizialmente eliminate.
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In ogni caso, questa seconda riedizione continuerà a non essere il film ideato da Lynch, ma sarà nient'altro che un'altra versione, tagliata dai produttori nel tentativo di rendere più comprensibile la trama. Lynch si opporrà a questa operazione e non riconoscerà come propria tale versione estesa, che riporta quindi accreditato come regista Allen Smithee (uno pseudonimo utilizzato da vari registi quando non concordano con l'intervento della produzione sul loro lavoro). L'esperienza di Dune è un trauma per Lynch, che non appena si era reso conto di non avere il controllo sul montaggio aveva perso ogni entusiasmo per la realizzazione. Da allora pretenderà il final cut da tutti i produttori con cui lavorerà. In questo periodo, Lynch riprende la propria attività di pittore e si dedica alla fotografia, realizzando una serie di paesaggi industriali.

Il secondo progetto di Lynch finanziato da De Laurentiis è Velluto blu del 1986, la storia di uno studente del college (Kyle MacLachlan, già protagonista di Dune) che indaga su un orecchio mozzato che ha trovato in un campo. Da sottolineare nel film le performance di Isabella Rossellini nel ruolo di una tormentata cantante di club e di Dennis Hopper nei panni di un gangster crudele e sociopatico. Velluto blu ha un buon successo di critica e vale a Lynch la seconda nomination all'Oscar come miglior regista. Il film mostra diversi elementi comuni alle sue opere: una donna in pericolo, il lato oscuro e nascosto di una piccola città e l'uso di canzoni d'epoca, come Blue Velvet di Bobby Vinton e In Dreams di Roy Orbison. Si tratta anche dell'opera che sancisce l'inizio del sodalizio del regista con il compositore Angelo Badalamenti, che continuerà in tutti i suoi successivi lungometraggi e in alcuni dischi, realizzati insieme. Grazie alla collaborazione con Badalamenti, l'utilizzo particolare del suono e della colonna sonora diventano un altro marchio di fabbrica dello stile lynchiano. Un altro incontro importante è quello con Mary Sweeney, assistente per Velluto blu e poi montatrice e produttrice di molti dei lavori successivi.

Alla fine degli anni ottanta, l'incontro con il produttore televisivo Mark Frost dà l'avvio ad un progetto sulla vita di Marilyn Monroe, che dovrebbe intitolarsi The Goddess, come la biografia da cui prende spunto: il film non vedrà mai la luce, visto che l'interesse del regista si sposta verso la serie televisiva Twin Peaks, che prende nome da una piccola città in cui accadono vicende strane e inquietanti. La serie è incentrata sulle indagini dell'agente dell'FBI Dale Cooper, interpretato ancora una volta da Kyle MacLachlan, riguardo alla morte di Laura Palmer, una studentessa delle scuole superiori, indagine che finirà per rivelare i segreti dei numerosi abitanti del luogo. Lynch dirige sei episodi della serie incluso l'episodio pilota, ne scrive diversi e appare in alcuni come attore, nei panni dell'agente FBI Gordon Cole.

La serie debutta sulla ABC l'8 aprile 1990 e passa da culto a fenomeno popolare. Nessun altro progetto di Lynch raggiungerà un tale successo di pubblico. Alcune frasi del telefilm diventano dei tormentoni di uso comune e diverse parodie dei personaggi appaiono nel Saturday Night Live e ne I Simpson. A Lynch viene anche dedicata una copertina del TIME grazie all'enorme successo della serie.
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Nonostante il successo, Lynch entra in contrasto con la ABC su diverse questioni, in particolare sull'eventualità di rivelare o meno l'identità dell'assassino di Laura Palmer. La rete insiste nel volerne rivelare il nome durante la seconda serie, mentre Lynch vuole che il mistero resti tale fino alla fine. Presto perde quindi entusiasmo nei confronti della serie e dopo aver girato il pilota lascia tutto per dedicarsi alla realizzazione del film Cuore selvaggio.

Basato sul romanzo omonimo di Barry Gifford, Cuore selvaggio viene interpretato da Nicolas Cage e Laura Dern e si pone a metà tra una crime story e un road movie. Il film vince la Palma d'oro al Festival del cinema di Cannes, ma riceve una risposta molto modesta dalla critica e dal pubblico statunitensi. A quanto si dirà, molte persone del pubblico che assistettero alle proiezioni di prova abbandonarono la sala a causa di alcune scene molto violente, poi eliminate nel montaggio finale.

Il collegamento mancante tra Twin Peaks e Cuore selvaggio è Industrial Symphony No. 1: The Dream of the Broken Hearted. Viene presentato a teatro alla Brooklyn Academy of Music di New York il 10 novembre 1989 in occasione del New Wave Music Festival. Industrial Symphony No. 1 è un'altra collaborazione tra Lynch e Angelo Badalamenti. La colonna sonora contiene dieci canzoni di Julee Cruise. Lynch descriverà questo spettacolo musicale come "effetti sonori e musica e... azione sul palco. Ed ha qualcosa a che fare con, uhm, una relazione che finisce". Nel 1990 verrà prodotto un video di 50 minuti della performance, mai pubblicato in Italia.

Nel frattempo, Twin Peaks soffre di diverse interruzioni della programmazione nei palinsesti televisivi, per essere infine cancellata nel 1991. Lynch scrive dunque un prequel della serie, sugli ultimi sette giorni di vita di Laura Palmer. Il film, Fuoco cammina con me, girato nel 1992, si rivela un flop sia negli Stati Uniti che in Europa e riceve le peggiori critiche della carriera di Lynch. Nonostante ciò ottiene successo in Giappone e risulta comunque uno dei suoi film più rappresentativi. Nel film recita una breve parte anche il celebre cantante britannico David Bowie.

Nel 1992, Lynch e Mark Frost scrivono e dirigono diversi episodi della serie televisiva On the Air sempre per la ABC. Dei 7 episodi girati, solo 3 vengono trasmessi dalla rete. Sempre in questo periodo Lynch produce, sempre con Frost, e dirige la serie documentaristica American Chronicles. Il suo successivo progetto, dello stesso anno, sarà di basso profilo: dirige due dei tre episodi della miniserie della HBO Hotel Room su avvenimenti accaduti a distanza di decadi nella stessa camera d'albergo. Probabilmente è da quest'ultima esperienza che provengono le prime suggestioni per il film successivo, Strade perdute.[senza fonte]
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Nel 1997 Lynch dirige Strade perdute, scritto assieme a Barry Gifford, autore anche del romanzo da cui il film è tratto, interpretato da Bill Pullman e Patricia Arquette. Il film è un noir non-lineare, la cui struttura narrativa è stata spesso paragonata a quella del Nastro di Möbius. Riceve scarso successo di pubblico e recensioni contrastanti tra la critica, benché sia ben presto diventato un cult e sia stato rivalutato su vasta scala da tutti i critici.

Nel 1999, Lynch sorprende fan e critica con Una storia vera, scritto da Mary Sweeney. Il film, prodotto dalla Disney, racconta la storia realmente accaduta di Alvin Straight, interpretato da Richard Farnsworth, un anziano dell'Iowa che percorre 600 km su di un tagliaerba a motore per raggiungere il fratello malato con cui aveva rotto i rapporti anni prima. Il film, dallo stile e tematiche completamente diversi dalle sue precedenti produzioni, riceve critiche entusiastiche.

Lo stesso anno, Lynch contatta di nuovo la ABC con un'idea per una serie tv. La rete dà il via libera per le riprese di un episodio pilota di due ore dal titolo Mulholland Drive, ma rimane insoddisfatta del contenuto, lasciando in sospeso il progetto a tempo indeterminato. Grazie a 7 milioni di dollari finanziati dal grande distributore francese Canal Plus, Lynch termina il pilota e lo trasforma in un film autoconclusivo. Mulholland Drive è un enigma che si svolge nel lato oscuro della grande Los Angeles ed è interpretato da Naomi Watts, Laura Harring e Justin Theroux. L'opera vale a Lynch la Palma d'oro come miglior regia al Festival del cinema di Cannes, il premio come miglior regista della New York Film Critics Association e la sua terza nomination al Premio Oscar come miglior regista.

Nel 2002, Lynch realizza per i suoi fan una sitcom surreale di 8 episodi impersonata da conigli dal titolo Rabbits, distribuita attraverso il suo sito ufficiale. Più tardi gira diversi esperimenti in Digital Video (DV), come il corto in stile thriller Darkened Room.

Nel 2005, Lynch crea una serie di corti online dal titolo Dumb Land. Si tratta di 8 episodi volutamente crudi nei contenuti e nella realizzazione inizialmente disponibili solo sul suo sito ufficiale e successivamente pubblicati in DVD.

A partire dal 2005 David Lynch lavora al suo nuovo film, Inland Empire - L'impero della mente, interpretato da Laura Dern, Harry Dean Stanton, Justin Theroux e Jeremy Irons: è girato in parte a Los Angeles e in parte in Polonia, interamente in digitale. Lynch lo descrive come "un mistero su una donna in pericolo", senza voler rivelare altri particolari. Secondo il regista si tratta di un nuovo esperimento girato senza la presenza di un copione, costruendo le scene una dopo l'altra in base alle precedenti. Presentato ufficialmente alla 63ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 6 settembre 2006, serata durante la quale il regista riceve il Leone d'Oro alla carriera, esce nelle sale degli Stati Uniti a dicembre 2006 e nelle sale italiane il 9 febbraio 2007.
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Premi ed onorificenze.
Lynch ha vinto due volte il Premio César per il miglior film straniero ed è stato presidente della giuria al Festival di Cannes 2002, dove era stato già premiato nel 1990 con la Palma d'oro come miglior film per Cuore selvaggio e nel 2001 con la Palma d'oro come miglior regia per Mulholland Drive. È stato nominato Cavaliere della Legion d'Onore in occasione del Festival di Cannes del 2002[15], e nel 2007 è stato promosso a Officier dal presidente Sarkozy.

È stato nominato tre volte all'Oscar al miglior regista (per The Elephant Man, Velluto blu e Mulholland Drive), senza mai vincerlo.

Nel 2006 ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera.

Velluto blu, Una storia vera e Mulholland Dr. vengono inseriti nella lista del New York Times "The Best 1,000 Movies Ever Made".

Lungometraggi.
    Eraserhead - La mente che cancella (Eraserhead) (1977)
    The Elephant Man (1980)

Dune il primo film di fantascienza di David Lynch, un realismo impressionante e una galassia lontana lontana. (1984)
Dune il primo film di fantascienza di David Lynch, un realismo impressionante e una galassia lontana lontana.
Dune è un film di fantascienza del 1984 diretto da David Lynch, tratto dal romanzo omonimo di Frank Herbert. Nell'anno 10191 l'umanità è diffusa tra le stelle e l'universo conosciuto è retto dal Landsraad, un sistema di tipo feudale in cui le grandi casate, che possiedono interi pianeti, sono in perenne lotta per il potere. La trama inizialmente coinvolge quattro differenti pianeti.    
   
Velluto Blu è per molti aspetti un thriller classico, che rispetta con maestria le regole del genere. (1986)
Velluto Blu è per molti aspetti un thriller classico, che rispetta con maestria le regole del genere.
Velluto Blu (Blue Velvet) è un film del 1986 scritto e diretto da David Lynch. Il titolo originale del film è tratto dalla canzone omonima di Tony Bennett, cantata nel film da Isabella Rossellini in un locale notturno, lo Slow Club. Nella cittadina di Lumberton, Jeffrey Beaumont, un giovane studente, scopre in mezzo ad un campo i resti di un orecchio umano reciso di netto e lo porta alla

    Cuore selvaggio (Wild at Heart) (1990)
    Fuoco cammina con me (Twin Peaks: Fire Walk with Me) (1992)  

Strade perdute è una crime story, considerabile un esempio di film noir moderno ma con immaginario e tematiche surreali. (1997)
Strade perdute è una crime story, considerabile un esempio di film noir moderno ma con immaginario e tematiche surreali.
Strade perdute (Lost Highway) è un film del 1997 diretto da David Lynch. È una crime story, considerabile un esempio di film noir moderno ma con immaginario e tematiche surreali. Lynch ne ha scritto la sceneggiatura assieme a Barry Gifford; la colonna sonora originale è composta da Angelo Badalamenti e David Lynch. Fred Madison risponde al citofono di casa sua e sente le parole "Dick Laurent è
   
Una storia vera (The Straight Story) (1999)
    Mulholland Drive (2001)
    Inland Empire - L'impero della mente (2006)
Cortometraggi.
    Six Figures Getting Sick (1966)
    Absurd encounter with fear (1967)
    Fictitious anacin commercial (1967)
    The Alphabet (1968)
    The Grandmother (1970)
    The Amputee (1974)
    The Cowboy and the Frenchman (1988) - episodio della serie Les Français vu par...
    Lumière: Premonitions Following an Evil Deed (1996) - episodio di Lumière et compagnie
    Head with hammer (2001)
    Pierre and Sonny Jim (2001)
    Cannes diary (2002)
    Does that hurt you? (2002)
    Where are the bananas? (2002)
    Darkened room (2002)
    Industrial soundscape (2002)
    The pig walks (2002)
    The disc of sorrow is installed (2002)
    Dead mouse with ants (2002)
    Axxon N. - serie di 9 cortometraggi TV (2002)
    Rabbits - serie di 8 cortometraggi TV (2002)
    Dumbland - serie di 8 cortometraggi d'animazione TV (2002)
    Bees - serie di 4 cortometraggi TV (2002)
    Coyote - serie di 2 cortometraggi TV (2002)
    Water circus - serie di 3 cortometraggi TV (2002)
    Lamp - serie di 6 cortometraggi TV (2003)
    Agave - serie di 5 cortometraggi TV (2003)
    Bug crawls (2004)
    Wow wow (2004)
    The green room in lodz (2006)
    Ballerina (2006)
    Boat (2007)
    Absurda (2007)
    Quinoa (2007)
    Lady Blue Shanghai - cortometraggio promozionale per Dior (2010)
Televisione.
    I segreti di Twin Peaks (Twin Peaks) - serie TV, 7 episodi (1990-1991)
    American Chronicles - serie di documentari TV (1990)
    On the Air - serie TV (1992)
    Hotel Room - film TV (1993)
    Out yonder - serie TV, 3 episodi (2001)
    Intervalometer experiment - serie TV, 4 episodi (2007)
Spettacoli teatrali.
    Industrial Symphony No. 1 (1990)
Attore.
    The Amputee, regia di David Lynch (1974)
    Heart Beat - non accreditato (1980)
    Dune, regia di David Lynch - non accreditato (1984)
    Zellie and Me (1988)
    I segreti di Twin Peaks - serie TV, 1 episodio (1990)
    Fuoco cammina con me (Twin Peaks: Fire Walk with Me), regia di David Lynch (1992)
    Nàdja, regia di Michael Almereyda - cameo (1994)
    Out yonder (2001)
    Dumbland, regia di David Lynch - voce (2002)
    Inland Empire - L'impero della mente, regia di David Lynch - voce, non accreditato (2006)
    Boat, regia di David Lynch (2007)
    Louie – serie TV, episodio 3x11 (2012)
Discografia.
    Eraserhead – assieme ad Alan R. Splet (1982)
    Industrial Symphony No. 1: The Dream of the Broken Hearted – assieme ad Angelo Badalamenti (1990)
    Lux Vivens (Living Light): The Music of Hildegard von Bingen – assieme a Jocelyn Montgomery (1998)
    BlueBob – assieme a John Neff (2003)
    The Air Is on Fire: Soundscape (2007)
    Dark Night of the Soul (2009)
    Crazy Clown Time (2011)
    The Big Dream (2013)
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1.- Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince. Il mondo della finanza secondo Martin Scorsese: il...

1.- Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince.

Scorsese e Di Caprio in gran forma, «The Wolf of Wall Street» diverte e convince.

Il mondo della finanza secondo Martin Scorsese: il grande regista americano si conferma uno dei più importanti autori del cinema contemporaneo con «The Wolf of Wall Street», l'unico titolo imperdibile di un weekend complessivamente sottotono, a partire dal deludente «Last Vegas» di Jon Turteltaub. Per la quinta volta in carriera, Scorsese sceglie Leonardo DiCaprio come protagonista di una sua

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2.- The Walking Dead, in un mondo post apocalittico un virus ha trasformato gli uomini in zombie.

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The Walking Dead è una serie televisiva statunitense prodotta dal 2010. Progettata dal regista Frank Darabont, la serie è basata sull'omonima serie a fumetti scritta da Robert Kirkman (anche produttore esecutivo dello show) e illustrata da Tony Moore e Charlie Adlard. Rispetto al fumetto, di cui comunque vengono seguite le linee guida a livello di trama, Darabont ha affermato che la serie

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3.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Dicembre 2013.

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4.- Zoran, il mio nipote scemo, storia di una parentela che diventa amicizia nell'Italia profonda del Nordest.

Zoran, il mio nipote scemo, storia di una parentela che diventa amicizia nell'Italia profonda del Nordest.

"Nella cultura rurale della mia regione l'osmiza è il luogo principale di aggregazione, più del bar, perché somiglia a una casa - spiega Giuseppe Battiston, protagonista del film che segna l'esordio di Matteo Oleotto - è una specie di agriturismo del Settecento, quando l'imperatore austro-ungarico concesse ai contadini di vendere in proprio i prodotti della loro terra per otto giorni di fila. Si

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5.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Settembre 2013.

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1.- Prison Break, ingegno, azione, thriller e suspense a cui fa da sfondo il retroscena della politica (The Final Break). The Final Break Prison Break: The Final Break è un film per la televisione diretto da Brad Turner (prima parte) e da Kevin Hooks (seconda parte) che determina la fine della serie televisiva Prison Break. Talvolta i due episodi sono non ufficialmente indicati come le

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6.- Antiwar Songs, 138 canzoni contro la guerra.

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Canzoni contro la guerra è un lavoro corale di raccolta di testi relativi a canti di tutto il mondo e di tutte le epoche a contenuto pacifista ed antimilitarista, in forma di Database e strutturato su contributi liberi da parte di lettori e collaboratori. Quando iniziarono a farsi più insistenti le voci di una prossima guerra in Iraq, sui newsgroup it.fan.musica.guccini e it.fan.musica.de-andre,

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7.- I 10 articoli piu letti sul sito Raccomandati Se Ti Piacciono nel mese di Agosto 2013.

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1.- Prison Break, ingegno, azione, thriller e suspense a cui fa da sfondo il retroscena della politica (The Final Break). The Final Break Prison Break: The Final Break è un film per la televisione diretto da Brad Turner (prima parte) e da Kevin Hooks (seconda parte) che determina la fine della serie televisiva Prison Break. Talvolta i due episodi sono non ufficialmente indicati come le

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8.- Keny Arkana, il rap è semplicemente qualcosa che le è capitato.

Keny Arkana, il rap è semplicemente qualcosa che le è capitato.

Keny Arkana aveva solo dodici anni quando ha iniziato a scrivere i suoi primi testi. Cresciuta in casa, senza mai essere veramente andata a scuola, è bastato poco perché la sua voglia di ribellione confluisse nei suoi primi pezzi. “Erano già parecchio anti-educazione, anti-polizia, anti-giudici, anti-il cosiddetto programma di protezione minori, tutto ciò che allora era la mia vita”, spiega

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9.- Serial killer cinematografici (3a parte).

Serial killer cinematografici (3a parte).

I serial killer nella finzione cinematografica da sempre hanno assunto un ruolo rilevante nel cinema horror. Sin dagli albori della cinematografia, infatti, la figura dello scienziato pazzo (Dr. Henry Jekyll, Dr. Mabuse) o del criminale dotato di poteri paranormali o frutto della perversione di un suo creatore (Dracula, Frankenstein, uomo invisibile) o più semplicemente scherzo della natura (uomo

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10.- Serial killer cinematografici (2a parte).

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I serial killer nella finzione cinematografica da sempre hanno assunto un ruolo rilevante nel cinema horror. Sin dagli albori della cinematografia, infatti, la figura dello scienziato pazzo (Dr. Henry Jekyll, Dr. Mabuse) o del criminale dotato di poteri paranormali o frutto della perversione di un suo creatore (Dracula, Frankenstein, uomo invisibile) o più semplicemente scherzo della natura (uomo

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