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La donna del ritratto (The Woman in the Window) è un film del 1944 diretto da Fritz Lang. noir del periodo americano di Fritz Lang, tratto...

La donna del ritratto (The Woman in the Window) è un film del 1944 diretto da Fritz Lang.

noir del periodo americano di Fritz Lang, tratto da un romanzo di J.H. Wallis, che il regista tedesco utilizza per riprendere i temi a lui cari dello sdoppiamento tra realtà e apparenza, del confine spesso labile tra innocenza e colpevolezza.

Thriller inesorabile con Edward G. Robinson superlativo nel rendere la paura di un maturo borghese coinvolto in una passione che si rivelerà rovinosa, il film venne criticato per il finale apparentemente sbrigativo, in realtà fulminante, perché concentrato su di un'unica inquadratura.
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Trama.
Il professore di criminologia Richard Wanley rimane solo in città dopo aver accompagnato alla stazione moglie e figli in partenza per le vacanze. Si reca al club per una serata con gli amici e vede in una vetrina il ritratto di una donna affascinante.

Quando esce dal club si ferma di nuovo a contemplare il ritratto. Inaspettatamente sul vetro della vetrina si materializza l'immagine della donna. Ella ha nome Alice. Scambia qualche battuta con Wanley e lo invita a casa propria, con la scusa di mostrargli i disegni relativi al ritratto. Ma l'incontro galante è bruscamente interrotto dalla visita dell'amante della donna, un ricco uomo d'affari. Costui, geloso e adirato, si getta contro Wanley, che, afferrate istintivamente e per legittima difesa un paio di forbici posate su un tavolino, utilizzate precedentemente per stappare una bottiglia, uccide l'aggressore. Il suo primo impulso è quello di chiamare la polizia e denunciare l'accaduto, ma riflettendo sulle conseguenze sociali dell'apparire pubblicamente implicato in un assassinio, cambia proposito. Presa l'auto, si reca fuori città e si libera del cadavere gettandolo in un bosco.
Un boy scout ritrova il corpo e iniziano le indagini. Wanley ha lasciato molte tracce dietro di sé. L'indagine viene affidata al procuratore Frank Laior, uno degli amici del club. Laior insiste perché Wanley lo accompagni a effettuare un sopralluogo nella zona dove è stato ritrovato il cadavere. Un ricattatore, Heidt, che stava pedinando l'uomo ucciso, si presenta da Alice e la minaccia di rivelare quanto sa alla polizia se non gli viene versta una grossa somma di denaro. Alice e Wanley decidono di liberarsi anche di Heidt, ma il tentativo pare non riuscire. Il cerchio si chiude su Wanley, il quale non sembra avere più alcuna via di scampo.

Wanley si sveglia nella poltrona del club con in grembo il Cantico dei Cantici, il libro che stava leggendo. Tutto quello che ha vissuto così intensamente, non è stato altro che un sogno. Attorno a lui, riconosce i volti dei protagonisti della sua storia nelle persone che frequentano il circolo. Uscito in strada, una donna gli si avvicina per chiedergli un fiammifero: spaventato fugge senza girarsi.
Leggi anche: The Unsaid - Sotto Silenzio thriller psicologico mozzafiato.
Interpreti e personaggi.
Edward G. Robinson: professor Richard Wanley
Joan Bennett: Alice Reed
Raymond Massey: Frank Lalor
Edmund Breon: dottor Michael Barkstane
Dan Duryea: Heidt / Tim
Thomas E. Jackson: ispettore Jackson
Dorothy Peterson: signora Wanley
Arthur Loft: Claude Mazard / Frank Howard / Charlie
Frank Dawson: Collins
Arthur Space: capitano Kennedy

Doppiatori italiani.
Riedizione del doppiaggio anni '50:
Augusto Marcacci: professor Richard Wanley
Renata Marini: Alice Reed
Cesare Fantoni: Frank Lalor
Amilcare Pettinelli: dottor Michael Barkstane
Stefano Sibaldi: Heidt / Tim
Lauro Gazzolo: ispettore Jackson
Franca Dominici: signora Wanley
Nando Gazzolo: capitano Kennedy
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2 commenti:

  1. Uno dei classici bei film di una volta, che si riguardano sempre volentieri. Uno di quei drammi che con la massima sobrietà riescono ad esprimere tutto il fascino possibile. Non occorre alcun effetto speciale, infatti, per descrivere il cittadino comune, l’uomo metropolitano che all’improvviso si trova a vivere un incubo mortale. Il grande Edward G.Robinson tratteggia un uomo dai modi cortesi, molto garbato anche per merito del doppiatore italiano: un uomo in balia degli eventi che, dopo aver commesso un omicidio per legittima difesa, premedita il successivo con una tal leggerezza da creare un capolavoro di ambiguità, un ibrido tra senso di coscienza e volontà di cedere al male. Queste sottigliezze psicologiche (che denotano la regia tedesca di Fritz Lang, memore di Freud e della Vienna dell’anteguerra) fanno dimenticare alcuni errori come la ricostruzione dei fatti ad opera dell’amico ispettore, troppo facile e precisa nel calare immediatamente il protagonista nei panni del sospettato. Ma sono errori davvero minimi. Incredibile colpo di scena finale.

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  2. La sempre attenta e onnipresente regia di Lang dissemina tutto la pellicola di copiose indicazioni che lo spettatore prenderà in considerazione solo in seguito.

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