Il Partner (The Partner) è un romanzo di John Grisham, pubblicato nel 1997. Dalla penna di Grisham un’altra storia che si legge tutta d’un ...

Il Partner (The Partner) è un romanzo di John Grisham, pubblicato nel 1997.

Dalla penna di Grisham un’altra storia che si legge tutta d’un fiato, che appassiona sin dalle prime pagine e che si chiude con un finale che non può assolutamente definirsi prevedibile.

Soltanto penne abili e smaliziate come quella di John Grisham, capaci di toccare tutte le corde del cuore, possono persuadere il lettore a parteggiare per il trasgressore, per colui che infrange la legge.

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Trama.

Patrick Lanigan, socio di un prestigioso studio legale americano, muore in un incidente d’auto. Dopo pochi giorni dalla sua scomparsa, si perdono le tracce di novanta milioni di dollari che avrebbero dovuto essere depositati su un conto del suo studio legale. Una strana coincidenza che allerterà molte persone interessate a quel denaro, tra le quali anche gli altri quattro avvocati soci dello studio, e che farà nascere in molti il sospetto che forse il giovane Lanigan non sia realmente morto…

Leggi anche: Il Testamento di John Grisham, l'atmosfera magica di questo libro contribuisce a renderlo speciale ed unico.

La cattura di Danilo Silva in Brasile, da parte di un gruppo di persone che lavora per conto di un investigatore privato, sarà l’evento in seguito al quale i fatti realmente accaduti e connessi con la morte di Lanigan inizieranno a prendere forma.

Una colossale truffa al governo americano, un complotto ordito dai soci dello studio legale di cui Lanigan faceva parte e del quale egli era stato tenuto all’oscuro, novanta milioni di dollari ora scomparsi: sono questi i punti fermi di una storia iniziata un po’ di tempo prima ed intrecciatasi inevitabilmente con la vuota e deludente vita di Patrick quando il giovane avvocato, scoperta la truffa, decide di approfittarne e di organizzare un piano per cambiare la sua vita. Un ruolo fondamentale nel piano lo giocherà anche una giovane donna, Eva Miranda, lei stessa avvocato, che aiuterà e sosterrà Lanigan, operando celata dietro una falsa identità e tessendo le fila di un’altra storia dall’epilogo per niente scontato…

Un thriller ricco di suspance e colpi di scena, in cui l’ingegno di un uomo con il forte desiderio di cambiare la propria vita è l’artefice di un intreccio in cui il pericolo, la strategia, l’amore e l’amicizia si legano inevitabilmente in un susseguirsi di fughe, ritrovamenti, ricatti e confessioni, che accompagneranno il lettore sino al finale dissiparsi di tutte le ombre sulla storia di Patrick Lanigan e Danilo Silva.

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Il vento che accarezza l'erba (The Wind That Shakes the Barley) è un film drammatico del 2006 diretto dal regista inglese Ken Loach, vin...

Il vento che accarezza l'erba (The Wind That Shakes the Barley) è un film drammatico del 2006 diretto dal regista inglese Ken Loach, vincitore della Palma d'oro al 59º Festival di Cannes.

Il film è ambientato in Irlanda durante la guerra d'indipendenza irlandese (1919-1921) e la conseguente guerra civile (1922-1923).

Il titolo originale The Wind That Shakes The Barley ("il vento che scuote l'orzo") si riferisce ad un verso di una canzone del XIX secolo di Robert Dwyer Joyce.

Il film è stato girato a Cúil Aodha nella contea irlandese di Cork.

The Wind That Shakes the Barley

Trama.

Damien O'Donovan è un giovane medico in procinto di lasciare l'Irlanda per lavorare in un ospedale di Londra. Suo fratello Teddy comanda la locale colonna dell'Irish Republican Army. Durante un controllo dell'esercito britannico, Damien è testimone del pestaggio mortale ai danni del suo amico Micheál Ó Súilleabháin. I suoi amici, alla luce dei fatti avvenuti, cercano di convincere invano Damien a rimanere in Irlanda e lottare per l'indipendenza, ma Damien resta convinto che sconfiggere l'esercito inglese è impossibile, soprattutto per l'inferiorità numerica dell'IRA.

Mentre attende il treno per partire verso Londra assiste ad un sopruso da parte degli inglesi che lo convincerà a restare e a combattere per l'indipendenza. Damien si unisce ai rivoltosi e all'IRA nella brigata comandata dal fratello Teddy, che organizza una rappresaglia per vendicare l'omicidio di Micheál. Il raid consiste nell'assaltare la locale caserma irlandese per recuperare alcune pistole, che vengono usate per uccidere quattro britannici ausiliari all'interno della caserma.

In seguito un proprietario terriero anglo-irlandese, Sir John Hamilton, costringe uno dei suoi servi, il membro dell'IRA Chris Reilly, a rivelare informazioni importanti sui rivoltosi all'intelligence inglese. Di conseguenza l'intera brigata di Damien è fatta prigioniera. Nella cella in cui sono rinchiusi, Damien incontra il macchinista del treno che avrebbe dovuto prendere per trasferirsi a Londra, Dan, che scopre essere un sindacalista che condivide le idee marxiste di Damien.

Intanto gli ufficiali inglesi interrogano Teddy, torturandolo nella speranza di ottenere altre informazioni, arrivando persino a strappargli le unghie delle mani con una pinza. Più tardi Johnny Gogan, un soldato scozzese di origini irlandesi dell'esercito inglese, aiuta i ribelli catturati a fuggire. Mentre Teddy è ancora convalescente per le torture subite, Damien assume temporaneamente il controllo della brigata del fratello. Catturano per vendetta Sir John Hamilton e Chris, il traditore che li aveva venduti all'esercito inglese.

Damien chiede agli inglesi, in cambio della liberazione di Sir John Hamilton, la liberazione di tre prigionieri dell'Irish Republican Army. Ma gli inglesi uccidono i rivoltosi e Damien e la sua brigata ricevono l'ordine di uccidere gli ostaggi. Nonostante la forte amicizia con Chris, Damien esegue gli ordini e uccide l'amico e Sir John Hamilton. Più tardi, Damien confessa alla sua migliore amica Sinéad Sullivan, corriere dell'Irish Republican Army, di vergognarsi di affrontare la madre di Chris per riferirle della scomparsa del figlio.

La rivolta prosegue e Teddy riprende il controllo della brigata, che assalta un convoglio armato della divisione ausiliaria inglese. L'esercito inglese risponde dando fuoco alla casa di Sinéad. Damien osserva da lontano, insieme al resto della brigata, Sinéad e la sua famiglia tenuti sotto tiro. Sebbene egli voglia intervenire per salvare l'amica e la sua famiglia, ma Teddy lo invita a restare fermo a causa della superiorità numerica dei soldati inglesi. Più tardi Damien insieme alla brigata si impegnerà a ricostruire la casa di Sinéad e tenterà di confortare la fidanzata, uscita distrutta psicologicamente dalla rappresaglia inglese. Intanto giunge la notizia di un formale cessate il fuoco tra gli inglesi e l'IRA. Mentre il paese festeggia, Damien e Sinéad si appartano e si baciano. Quando vengono resi noti i termini del trattato anglo-irlandese, l'IRA si divide sull'opportunità o meno di accettare le condizioni del trattato, che concederebbe all'Irlanda solo un'indipendenza parziale e molto debole.

Anche all'interno della brigata di Damien si presentano due fronti interni: il primo, capeggiato da Teddy, sostiene che accettare il trattato porterà la pace, garantendo la possibilità di ulteriori miglioramenti in seguito; l'altro fronte, guidato da Damien e Dan, propone invece di proseguire la lotta per l'indipendenza assoluta, opponendosi al trattato. Damien e Dan sono, inoltre, a favore della collettivizzazione dell'industria e dell'agricoltura. Prevale comunque la linea favorevole al trattato di Teddy e i suoi amici. Perciò si forma il nuovo Stato Libero d'Irlanda e l'esercito repubblicano in uniforme sostituisce quello inglese. Damien e i suoi compagni si sentono traditi dall'esercito repubblicano e scoppia la guerra civile irlandese.

Damien, Dan e i loro compagni iniziano una guerriglia contro il nuovo esercito irlandese. I disordini si intensificano e Teddy teme che gli inglesi possano tornare in Irlanda se l'esercito irlandese non riuscirà a risolvere i problemi interni al Paese. Inizia dunque una rappresaglia verso i rivoltosi, anche nei confronti di Damien e i suoi compagni. Dan viene infatti ucciso e Damien stesso finisce arrestato durante un raid presso una caserma, dove si era recato insieme ai suoi compagni per rubare qualche fucile.

Damien, imprigionato nella stessa cella in cui era stato recluso la prima volta, viene condannato a morte. Teddy supplica il fratello di rivelargli il luogo in cui i suoi compagni nascondono le armi rubate, in modo tale da evitare la condanna a morte e tornare a casa. Ma Damien si rifiuta categoricamente di tradire i suoi compagni. Teddy lascia la cella in lacrime e, di fronte all'ostinazione del fratello, invita Damien a scrivere una lettera d'addio a Sinéad. In questa lettera Damien dichiara tutto il suo amore per lei, confessando che ha sempre avuto paura di ritrovarsi dentro a questa guerra e ora che ci è entrato non riesce ad uscirne se non con la morte.

All'alba, Damien sfila davanti al plotone di esecuzione. Teddy tenta un ultimo disperato tentativo di convincere il fratello a rivelargli il luogo in cui i suoi compagni tengono nascoste le armi, ma vanamente. Teddy si rassegna e si prepara a bendare Damien, ma questi si rifiuta. In lacrime Teddy ordina al plotone di procedere con l'esecuzione. I militari sparano e Damien si accascia a terra. Quel pomeriggio Teddy consegna la lettera di Damien a Sinéad. Infuriata e con il cuore spezzato Sinéad si scaglia contro Teddy e gli ordina di andarsene per sempre da casa sua. Mentre Teddy si allontana Sinéad cade a terra, invocando Damien.

Interpreti e personaggi.
Cillian Murphy: Damien O'Donovan
Padraic Delaney: Teddy
Liam Cunningham: Dan
Gerard Kearney: Donacha
William Ruane: Johnny Gogan
Orla Fitzgerald: Sinéad
Antony Byrne: The interrogator
Fiona Lawton: Lily
Martin Lucey: Congo
Mary Murphy: Bernadette
Aidan O'Hare: Steady Boy
Mary O'Riordan: Peggy
Myles Horgan: Rory
Keith Dunphy: Terence

Doppiatori italiani.
Loris Loddi: Damien O'Donovan
Christian Iansante: Teddy
Angelo Maggi: Dan
Valentina Carnelutti: Sinéad
Massimo Lodolo: The interrogator
Laura Boccanera: Lily
Fabrizio Pucci: Congo
Elettra Bisetti: Bernadette
Emiliano Coltorti: Steady Boy
Serena Michelotti: Peggy
Emiliano Reggente: Rory
Marco De Risi: Terence

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Necrofobia (Argentina – 2014) è un thriller psicologico che desta curiosità già dal titolo.  Il termine indica la paura dei cadaveri e del...

Necrofobia (Argentina – 2014) è un thriller psicologico che desta curiosità già dal titolo. 

Il termine indica la paura dei cadaveri e della morte, fobia che è trattata a 360° dal regista argentino Daniel De La Vega in questo suo intenso film.

 Necrofobia gode di un’ottima colonna sonora originale realizzata dal celebre compositore italiano Claudio Simonetti la cui musica si amalgama a un film tetro evidenziando ancor più il suo lato oscuro.

 Piazzato al centro della storia come uno dei suoi manichini ma animato da forti emozioni che lo trascinano in profonde crisi di identità al limite di ogni sopportazione, Luís Machín, il personaggio chiave del film, diventa specchio umano della necrofobia e riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore nel suo delirio.

Trama.

Il rumore di una macchina da cucire seguito dall’immagine di una stanza piena di manichini coperti da cellophane e avvolti dalla nebbia sono parte del mondo onirico di Dante, un uomo impegnato a realizzare l’abito che dovrà indossare al funerale del fratello gemello Tomas. 

Una musica tetra e asfissiante accompagna i semplici gesti del protagonista rendendoli sinistri, mentre le inquadrature cadono sui particolari di alcuni manichini e busti inquietanti che non solo hanno un uso sartoriale ma fungono anche da complemento d’arredo. Mentre indossa l’abito e si specchia circondato dai suoi fantocci usurati dal tempo, gli occhi lucidi di Machin svelano un animo sofferente. 

 Questa è l’introduzione del protagonista, un sarto, un uomo apparentemente normale e affranto dal dolore. A suggerire che si tratti di un personaggio ambiguo è sicuramente la sua immensa sartoria-casa, luogo sinistro e tetro popolato quasi esclusivamente da manichini e parti di essi. La sua personalità disturbata viene fuori nella sequenza nel cimitero, dove l’onnipresente senso di morte (amplificata dal funerale e dal cadavere del fratello nella bara durante la funzione religiosa) fa insorgere in lui la necrofobia che in seguito si manifesterà con una reazione incontrollabile. Rimasto solo tra lapidi e tombe di famiglia infatti, si lascia sopraffare dal panico. Col procedere della storia si ha una maggiore delineazione del personaggio principale che, grazie alla bravura di Luis Machin, diviene fulcro e pilastro del film.

In seguito al lutto, una serie di tristi eventi gravano su di lui come un macigno spingendolo in una lenta e inesorabile discesa nel baratro della follia, mentre un crescendo di tensione e di disperazione trovano il loro apice in un’altra location di morte. Dopo il cimitero sarà la volta anche dell’obitorio, luogo asfissiante dove la necrofobia non tarderà a manifestarsi. In questo intenso film funereo diretto dal bravissimo Daniel De La Vega, 
Leggi anche: Calvario più che un film è una opera riflessiva ed introspettiva.
Dante si aggira nelle viscere di questa storia malata come una marionetta guidata dalle mani di un destino crudele e funesto fino alla fine della storia. Il senso costante di morte che trasuda in questo film, si riflette anche in una fotografia (a cura di Mariano Suarez) altrettanto fredda, priva di colori e di vitalità, in perfetta sintonia con il tema trattato. Necrofobia è un film carico di emozioni che non dà spazio alla speranza ma solo a sensazioni devastanti e dolorose. E’ un’opera cinematografica carica di fascino ma anche di tanta tensione a causa del legame che viene a crearsi tra il protagonista e lo spettatore… quest’ultimo diventa quasi la spugna che assorbe il dolore e le negatività del personaggio principale. 

 Necrofobia è un film diverso, in continua trasformazione, la cui storia segue un percorso personale e abbraccia non solo la fobia della morte ma anche la follia in tutti i suoi stadi. Tra i chiari omaggi alla filmografia anni ’70 e ’80 (Torso, Tourist Trap, Maniac e anche film fulciani e argentiani) presenti in Necrofobia, è ben visibile l’impeccabile stile registico di Daniel De La Vega che ha già dato prova delle sue capacità in Jennifer’s Shadow. Alla solida regia si unisce un’impeccabile sceneggiatura (Daniel de la Vega, Nicanor Loreti e Germán Val) e la straordinaria e soprattutto impressionante interpretazione di Luís Machín nel ruolo di un personaggio indimenticabile.

 Nel cast, oltre a Luís Machín, anche Viviana Saccone, Hugo Aztar, Gerardo Romano, Raúl Taibo, Pablo e Ariel Juin, Fabiàn Forte. Della produzione si è occupato lo stesso regista Daniel De La Vega insieme a Néstor Sanchez Sotelo. Riuscite ed efficaci anche le sequenze più forti del film (amputazione di una mano, cadavere tagliuzzato con sforbiciate, gola tagliata con una sega), merito dell’effettista Alberto Jaceniuk e di Rebeca Martinez (Make up FX). Necrofobia rappresenta un dettagliato viaggio nelle fobie in cui è impossibile non perdersi.
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L'uomo che vide l'infinito (The Man Who Knew Infinity) è un film del 2015 scritto e diretto da Matt Brown. Basato sulla biografia ...

L'uomo che vide l'infinito (The Man Who Knew Infinity) è un film del 2015 scritto e diretto da Matt Brown.

Basato sulla biografia L'uomo che vide l'infinito - La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica scritta da Robert Kanigel nel 1991, il film racconta la storia vera di Srinivasa Ramanujan, un matematico che dopo essere cresciuto povero a Madras, in India, ottiene l'ammissione all'Università di Cambridge durante la prima guerra mondiale, dove diventa un pioniere nelle teorie matematiche sotto la guida del suo professore e mentore, G. H. Hardy.

Il film ha come protagonisti Dev Patel e Jeremy Irons. Il cast comprende anche Toby Jones, Stephen Fry, Jeremy Northam e Kevin McNally.

Trama.
India Coloniale 1912: il giovane matematico Ramanujan invia sue recenti scoperte al professore londinese G.H. Hardy, che è entusiasta e lo invita a studiare al Trinity College di Cambridge, nonostante Ramanujan debba affrontare la difficoltà della situazione familiare, con una madre troppo tradizionalista e la moglie fresca di nozze Janaki.

La figura del suo maestro rappresenta proprio quell'anello di congiunzione tra i due mondi. Hardy è infatti un personaggio non conforme alla società del tempo, è un pacifista e un uomo moderno, antiaccademico e, non a caso, molto amico di Bertrand Russel. 

Sarà lui infatti a proporre come fellow Ramanujan, cercando non solo di far apprezzare da tutti l'importanza del suo lavoro ma anche iniziare un processo che esorti il paese colonizzatore a guardare il colonizzato come un suo pari. 

Se con Hardy è facile costruire un rapporto egualitario che si trasformerà poi in una profonda amicizia, con il paese che lo sta ospitando Ramanujan deve faticare molto di più e servirsi di un tramite (un inglese) per farsi accettare. 

Leggi anche: 12 anni schiavo è un film sconvolgente, commovente e raccapricciante.
Il processo raccontato in questo film cela un sottotesto che rimanda al discorso coloniale ma lo accenna solo in parte e lo fa nel momento in cui si sofferma sugli sguardi e gli atteggiamenti avversi che gli inglesi rivolgono verso lo straniero. Ramanujan viene deriso per i propri abiti, chiamato straccione, picchiato da soldati dell'esercito, diventando il "diverso" su cui sfogarsi, nella cornice di un Paese distrutto e messo in ginocchio dalla guerra.

Le riprese del film sono iniziate ad agosto 2014 al Trinity College (Cambridge). Inizialmente l'attore R. Madhavan era stato selezionato per interpretare il ruolo di protagonista, ma i produttori alla fine hanno deciso per un attore maggiormente conosciuto a livello internazionale.

I matematici Manjul Bhargava e Ken Ono figurano tra i produttori associati del film.

Il film è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2015. Successivamente è stato presentato in altri festival cinematografici internazionali, tra cui il Tribeca Film Festival. È stato distribuito nel Regno Unito l'8 aprile 2016. In Italia è stato distribuito il 9 giugno 2016.

Interpreti e personaggi.
Dev Patel: Srinivasa Ramanujan
Jeremy Irons: G. H. Hardy
Toby Jones: John Edensor Littlewood
Stephen Fry: Sir Francis Spring
Jeremy Northam: Bertrand Russell
Devika Bhise: Janaki
Arundhati Nag: Komalatammal
Kevin McNally: Percy Alexander MacMahon
Richard Johnson: Henry Jackson
Anthony Calf: Robert Alfred Herman
Enzo Cilenti: dottore
Shazad Latif: Chandra Mahalanobis

Doppiatori italiani.
Flavio Aquilone: Srinivasa Ramanujan
Mario Cordova: G. H. Hardy
Marco Mete: John Edensor Littlewood
Roberto Chevalier: Bertrand Russell
Laura Facchin: Janaki
Barbara Castracane: Komalattamal
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Il miracolo di Berna (Das Wunder von Bern) è un film di Sönke Wortmann del 2003. Di questa Germania interdetta, disincantata, spiazzata dall...

Il miracolo di Berna (Das Wunder von Bern) è un film di Sönke Wortmann del 2003.Di questa Germania interdetta, disincantata, spiazzata dall’enormità degli eventi, eppure non svuotata, e anzi intimamente così forte, così solida d’animo da rimboccarsi le maniche senza piangersi addosso né chiedere pietà, fino a ricostruirsi una verginità; di questa Germania, dicevo, il film fornisce un affresco scarno, popolaresco, efficace.

Un affresco neorealista, si potrebbe dire, perché tutto ciò lo racconta attraverso le vicende di gente semplice, di una famiglia come tante, la famiglia Lubanski, di una donna con tre figli che, col marito partito per la guerra in Russia e finito chissà come, si è vista costretta a ridisegnare la propria esistenza per mantenere i suoi cari, e lo ha fatto con dignità e successo, aprendo un piccolo bar diventato via via imprescindibile luogo di ritrovo per tanta gente della cittadina (Essen).

Trama.
Vista dagli occhi di Matthias, un bambino che incontra il suo idolo, il calciatore della nazionale tedesca Helmut Rahn, si ripercorre la vittoria della Germania Ovest ai mondiali del 1954 contro l'Ungheria nella finale disputata a Berna il 4 luglio 1954.

Matthias, figlio di un reduce, ex prigioniero di guerra, vive una realtà familiare e sociale difficile nella Germania della ricostruzione. Il rapporto con il padre, che dopo 12 anni di prigionia fatica a riadattarsi alla vita civile, è improntato ad un rigore che egli fatica sempre di più a sopportare, fino al punto di tentare di scappare di casa, trovando l'unica gioia nella passione per il calcio, cimentandosi in partitelle quotidiane con gli amici.

L'inizio dei campionati mondiali coincide con la ripresa del rapporto col genitore ed i due, il giorno della finale, partono alla volta di Berna per seguire l'incontro ma, a causa di un guasto alla macchina, ritardano l'arrivo e Matthias riesce ad entrare nello stadio solo a pochi minuti dalla fine della partita ma in tempo per vedere il gol della vittoria, segnato dal suo idolo che incontrerà in treno durante il viaggio di ritorno.

 Leggi anche:
Interpreti e personaggi.

 Louis Klamroth: Matthias Lubanski
Peter Lohmeyer: Richard Lubanski
Johanna Gastdorf: Christa Lubanski
Mirko Lang: Bruno Lubanski
Birthe Wolter: Ingrid Lubanski
Katharina Wackernagel: Annette Ackermann
Lucas Gregorowicz: Paul Ackermann
Sascha Göpel: Helmut Rahn

Doppiatori italiani.

Gemma Donati: Ingrid Lubanski
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Lo straniero è un film del 1967 diretto da Luchino Visconti e tratto dal romanzo omonimo di Albert Camus. Le vicende che ne hanno segnato ...

Lo straniero è un film del 1967 diretto da Luchino Visconti e tratto dal romanzo omonimo di Albert Camus.

Le vicende che ne hanno segnato la produzione possono spiegare, anche se solo in parte, il suo destino, questa sorta di damnatio memoriae.

Subito dopo l’improvvisa scomparsa di Camus e sull’onda del rinnovato interesse per il romanzo, Dino De Laurentis ne acquistò i diritti cinematografici ma, nel contratto Francine Camus, vedova dello scrittore, si garantì la scelta del regista e il controllo costante sul lavoro di adattamento, anche attraverso un collaboratore di sua fiducia. Per i ruoli dei protagonisti  Visconti pensò inizialmente ad Alain Delon e a Claudia Cardinale ma poi – troppo giovane lui e troppo bella lei -  furono scelti Marcello Mastroianni e  Anna Karina.
Trama.
Meursault, un modesto impiegato che vive e lavora ad Algeri, riceve l'annunzio della morte di sua madre, avvenuta in un ospizio. Senza essere particolarmente addolorato, si reca a vegliare la salma e ad accompagnarla al cimitero. Al ritorno, dopo i funerali, incontra Marie, una dattilografa sua amica, e inizia una relazione con lei. 

Un suo vicino di stanza, Raymond, che si fa mantenere dalle donne, gli offre la sua amicizia e gli chiede aiuto per vendicarsi di una ragazza araba. Meursault, indifferente e disponibile a tutto, acconsente. Una sera, Meursault e Marie sentono grida disperate provenienti dalla stanza di Raymond: è la ragazza araba che invoca aiuto e cerca scampo dall'uomo che la sta battendo a sangue. Interviene la polizia e la cosa è messa a tacere. Ma da quel giorno Raymond non si sente tranquillo: il fratello della ragazza lo segue per strada, in silenzio, da lontano.

Una domenica, Meursault, Marie e Raymond si recano al mare; l'arabo è là: Meursault, impigliato in assurde circostanze, spara sull'uomo e lo uccide. Arrestato e processato, viene condannato a morte: ma ciò che lo ha perduto non è tanto l'uccisione del giovane arabo, quanto la sua insensibilità, il suo essere diverso,"straniero" al mondo di tutti. 


Ma Meursault non si sente colpevole di fronte ai giudici che l'hanno condannato, convinto che la morte è l'unica realtà.
 Leggi anche:
Interpreti e personaggi.

Marcello Mastroianni: Arthur Meursault
Anna Karina: Marie Cardona
Bernard Blier: Avvocato difensore
Georges Wilson: Magistrato
Bruno Crémer: Prete
Pierre Bertin: Giudice
Jacques Herlin: Direttore di Casa
Marc Laurent: Emmanuel
Georges Géret: Raymond
Alfred Adam: Procuratore
Jean-Pierre Zola: Impiegato
Mimmo Palmara: Masson
Angela Luce: Madame Masson
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12 anni schiavo (12 Years a Slave) è un film del 2013 diretto da Steve McQueen.  Tratto dall'omonima autobiografia di Solomon Northup,...

12 anni schiavo (12 Years a Slave) è un film del 2013 diretto da Steve McQueen.

 Tratto dall'omonima autobiografia di Solomon Northup, opera del 1853, il film ha vinto il Premio Oscar come miglior film nel 2014.

Gli interpreti principali sono Chiwetel Ejiofor nel ruolo del protagonista, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Brad Pitt, quest'ultimo anche produttore della pellicola, e Lupita Nyong'o, vincitrice dell'Oscar alla miglior attrice non protagonista.

Il cinema americano prova a fare (veramente) i conti con la mostruosità della schiavitù, peccato originale della nazione che fa il paio col genocidio indiano. Lincoln, Django Unchained e 12 anni schiavo sono opere diverse e discordanti, la cui prossimità sortisce letture maggiori ed è qualcosa di più di una coincidenza.

Il soggetto, affrontato, aggredito, sfidato e condiviso, sottolinea la delicatezza di una vicenda storica lontana dall'essere assorbita nel Paese di Barack Obama. Se nel film di Steven Spielberg la figura e la condizione dello schiavo è nascosta tra discorsi, proroghe e mediazioni, in quelli di Quentin Tarantino e di Steve McQueen è un visione eversiva che sfida l'impero o lo subisce per dodici anni.

Distinti nelle maniere, Django è loquace e carnevalesco, Solomon è greve e silente, l'uno abbraccia l'eroismo sonante, l'altro in sordina, uno castiga, l'altro attende, i protagonisti di Jamie Foxx e Chiwetel Ejiofor condividono nondimeno un'espressione decisiva e ambigua, un'eccezionalità. Django e Solomon sono nigger speciali, schiavi fuori dal comune che finiscono proprio per questa ragione per sfuggire al destino del loro popolo.

Se Tarantino riscrive il passato e libera l'invenzione concretizzando un sogno che intercetta gli avvenimenti storici attraverso il piacere soggettivo, McQueen decide per la denuncia attraverso una rappresentazione esplicita, esibita, oscena, che mira evidentemente a risvegliare la coscienza intorpidita dello spettatore. 

Leggi anche: Remember affronta un regolamento di conti con la Storia e con una storia di privazione.
Trama.

 Nel 1841, prima della guerra di secessione, Solomon Northup, talentuoso violinista di colore, vive libero nella cittadina di Saratoga Springs (nello Stato di New York) con la moglie Anne e i figli Margaret e Alonzo. Ingannato da due falsi agenti di spettacolo viene rapito, picchiato e frustato, privato dei documenti che certificano la sua libertà e portato in Louisiana, dove rimarrà in schiavitù fino al 1853, cambiando per tre volte padrone e lavorando principalmente nella piantagione di cotone del perfido schiavista Edwin Epps. Tra la crudeltà di Epps e inaspettati quanto rari atti di bontà, Solomon lotta non solo per sopravvivere, ma anche per conservare la propria dignità. 

Nel dodicesimo anno della sua indimenticabile odissea, l'incontro casuale con l'abolizionista canadese Samuel Bass rappresenta per la sua vita una svolta insperata. Appresa la sua storia, Bass riesce a rintracciare la famiglia di Northup: Solomon è finalmente libero. Tornato a casa riabbraccia la moglie e i figli ormai adulti. Prima dei titoli di coda, veniamo informati della sua inutile battaglia legale contro i rapitori, come dell'impegno abolizionista che contraddistinse gli anni successivi alla drammatica esperienza.

Il poster e il primo trailer del film sono stati diffusi il 15 luglio 2013, mentre in lingua italiana a partire dal 12 dicembre dello stesso anno. Il film è stato presentato in anteprima al Telluride Film Festival e successivamente al Toronto International Film Festival, dove ha vinto il premio del pubblico.

La pellicola viene distribuita nei cinema statunitensi a partire dal 18 ottobre 2013, mentre in Italia dal 20 febbraio 2014.

I primi poster della versione italiana, a differenza di quella statunitense, mostrano in secondo piano il protagonista britannico Chiwetel Ejiofor, dando invece risalto a Brad Pitt e Michael Fassbender, scelta che ha causato accese polemiche, fino a far rimpiazzare i poster con un'altra versione.

Interpreti e personaggi.
Chiwetel Ejiofor: Solomon Northup
Michael Fassbender: Edwin Epps
Benedict Cumberbatch: William Ford
Paul Dano: John Tibeats
Paul Giamatti: Theophilus Freeman
Brad Pitt: Samuel Bass
Lupita Nyong'o: Patsey
Alfre Woodard: Harriet Shaw
Sarah Paulson: Mary Epps
Scoot McNairy: Brown
Taran Killam: Hamilton
Garret Dillahunt: Armsby
Michael Kenneth Williams: Robert
Quvenzhané Wallis: Margaret Northup
Ruth Negga: Celeste
Bill Camp: Ebenezer Radburn

Doppiatori italiani.
Fabio Boccanera: Solomon Northup
Alessio Cigliano: Edwin Epps
Niseem Onorato: William Ford
Emiliano Coltorti: John Tibeats
Massimo Rossi: Theophilus Freeman
Sandro Acerbo: Samuel Bass
Erica Necci: Patsey
Chiara Gioncardi: Mary Epps
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Nove regine è un film argentino del 2000 diretto da Fabián Bielinsky. Onusto di successi raccolti in vari Festival, " Nove regine &qu...

Nove regine è un film argentino del 2000 diretto da Fabián Bielinsky.

Onusto di successi raccolti in vari Festival, "Nove regine" è un bel film. Se i modelli sono dichiaratissimi (dal Mamet di "La casa dei giochi" alla commedia all'italiana di Monicelli e Risi), pure la sceneggiatura è un orologio svizzero, la regia mai banale, gli attori semplicemente strepitosi.

E l'intrigo giallo e picaresco viaggia che è un piacere verso un finale, se non proprio sorprendente, quanto meno più originale della media del genere. Consigliato
Nove regine-loc
Trama.
Juan è un truffatore alle prime armi che compie i suoi colpi per riuscire a mettere da parte la cifra necessaria a far scarcerare suo padre.

Durante una delle sue piccole truffe si imbatte in Marcos, truffatore anche lui ma più esperto, che, osservato il collega all'opera, gli propone di mettersi in società per un giorno.

Durante i loro raggiri, i due si ritroveranno tra le mani la più grossa truffa della loro vita che potrebbe porre fine per sempre ai loro problemi economici: vendere per vera, a un milionario collezionista di francobolli, una copia contraffatta delle famose nove regine, cioè nove francobolli della Repubblica di Weimar dal valore di mezzo milione di dollari. 
L'impresa non si presenterà semplice, ma anzi piena di imprevisti e con un finale del tutto inaspettato.
Leggi anche: Cari fottutissimi amici, un film particolare e originale dal maestro della commedia all'italiana.
Remake.
Il film è stato fonte di ispirazione per il film statunitense Criminal del 2004 e per il film indiano Bluffmaster del 2005.

Nel film italiano Mi fido di te è presente un riferimento a questo film tramite una truffa in un ristorante che avviene in maniera molto simile a quanto accade nel film argentino e viene infatti definita la truffa de le nove regine.

Interpreti e personaggi.
Gastón Pauls: Juan
Ricardo Darín: Marcos
Leticia Brédice: Valeria
Tomás Fonzi: Federico
Isaac Fajm: Venditore
Jorge Noya: Aníbal
Oscar Nuñez: Sandler
Ignasi Abadal: Vidal Gandolfo
Alejandro Awada: Washington

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