Cormac McCarthy (Providence, 20 luglio 1933) è uno scrittore statunitense. Figlio di un avvocato di successo e terzo di sei figli, è cres...

Cormac McCarthy (Providence, 20 luglio 1933) è uno scrittore statunitense.

Figlio di un avvocato di successo e terzo di sei figli, è cresciuto in Tennessee, dove la famiglia si trasferì nel 1937. A Knoxville ha frequentato una scuola cattolica.

Entra nell'università del Tennessee nel 1951 e nel 1953 si arruola nell'esercito, dove rimane per quattro anni, due dei quali passati in Alaska, dove tiene anche un programma radio. Nel 1957, ritornato nel Tennessee, riprende l'università, durante la quale scrive due racconti pubblicati in un giornale di studenti, che gli valgono il premio Ingram-Merril per due volte, nel 1959 e nel 1960.

Nel 1961 sposa Lee Holleman, da cui ha un figlio, Cullen. Lascia gli studi senza laurea e si trasferisce con la famiglia a Chicago, ma quando torna nel Tennessee, a Sevier Country, il matrimonio finisce.

Il primo romanzo di McCarthy, Il guardiano del frutteto (The Orchard Keeper) perviene all'editore, Random House, perché era l'unico di cui avesse mai sentito parlare, come ammette McCarthy stesso. Albert Erskine, già editor di William Faulkner, avrebbe continuato a pubblicarlo per vent'anni.

Nel 1965, grazie ad una borsa di studio emessa dalla American Academy of Arts and Letters, si imbarca sul Sylvania, con l'intento di visitare l'Irlanda. Qui si innamora di Anne De Lisle, la cantante della nave: i due si sposano l'anno seguente, in Inghilterra. Vince in seguito una nuova borsa di studio, questa volta offertagli dalla Fondazione Rockfeller, che viene di nuovo investita in viaggi, questa volta verso l'Europa del sud.

Si ferma a Ibiza, dove conclude il suo secondo romanzo, Il buio fuori (Outer Dark) prima di tornare negli Stati Uniti, nel 1968, dove il manoscritto aveva già riscontrato i consensi di buona parte della critica.

Nel 1969 torna nel Tennessee, a Louisville, dove compra un fienile e scrive Figlio di Dio, pubblicato poi nel 1973. Nel 1976 si separa anche da Anne De Lisle e si trasferisce a El Paso, in Texas.

Nel 1979 pubblica Suttree, da molti critici considerato il vero capolavoro di McCarthy (pubblicato in Italia solo nell'ottobre 2009.

Nel 1985 dà alle stampe Meridiano di sangue, definito dal critico statunitense Harold Bloom come "il western definitivo".

Dal 1992 al 1998 lavora alla cosiddetta Trilogia della frontiera (Border Trilogy), composta dai romanzi Cavalli selvaggi, Oltre il confine e Città della pianura, incentrata sulle avventure dei due cowboy John Grady Cole e Billy Parham. Dal primo titolo è stato liberamente tratto un film del 2000 diretto da Billy Bob Thornton, intitolato in Italia Passione ribelle.

Nel 2005 esce il thriller Non è un paese per vecchi, che, grazie alla traspozione cinematografica ad opera dei Fratelli Coen, ha fatto conoscere McCarthy ad un pubblico più ampio, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti.

Nel 2007 pubblica la sua ultima opera narrativa, La strada, che prosegue nello stile dei romanzi anni novanta, ma con un'ambientazione fantascientifico-catastrofica, vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa. Nel 2009 è stato realizzato l'adattamento di questo romanzo per il grande schermo. Il film, intitolato The Road, è diretto da John Hillcoat, su sceneggiatura di Joe Penhall, vede Viggo Mortensen e Kodi Smit-McPhee nei ruoli principali.

McCarthy vive attualmente nel Nuovo Messico, a Tesuque, con la moglie Jennifer Winkley e il figlio John. È molto attivo nella comunità locale di Santa Fe e soprattutto nel Santa Fe Institute, fondato da un suo amico, il fisico Murray Gell-Mann.

Harold Bloom ha recentemente sostenuto che McCarthy fa parte dei magnifici quattro della narrativa stelle e strisce contemporanea (gli altri sono Thomas Pynchon, Don DeLillo e Philip Roth).


Narrativa.

Il guardiano del frutteto (The Orchard Keeper, 1965).

Il buio fuori (Outer Dark, 1968).

Figlio di Dio (Child of God, 1974).

Suttree (Suttree, 1979).

Meridiano di sangue (Blood Meridian, Or the Evening Redness in the West, 1985).

Trilogia della frontiera (Border Trilogy):

Cavalli selvaggi (All the Pretty Horses, 1992).
(vincitore National Book Award 1992 e National Book Critics Circle Award 1992).

Oltre il confine (The Crossing, 1994).

Città della pianura (Cities of the Plain, 1998).

Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men, 2005).

La strada (The Road, 2006) (vincitore James Tait Black Memorial Award 2006 e Pulitzer Prize for Fiction 2007).




Teatro.
The Stonemason: A Play in Five Acts, 1994

Sunset Limited (The Sunset Limited: A Novel in Dramatic Form, 2006).


Sceneggiature.

The Gardener's Son: A Screenplay, 1996


Film.

Dalle opere di McCarthy sono stati ricavati diversi film.

Nel 2000, Cavalli selvaggi è stato trasposto nel film Passione ribelle ad opera di Billy Bob Thornton.

Nel 2007, Non è un paese per vecchi è stato trasposto nel film omonimo ad opera dei fratelli Coen.

Nel 2009, La strada è stato trasposto nel film The Road, interpretato da Viggo Mortensen.



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I lettori più affezionati noteranno subito le differenze nello stile e nell'esposizione dei fatti e non potranno esimersi dal trarre ...

I lettori più affezionati noteranno subito le differenze nello stile e nell'esposizione dei fatti e non potranno esimersi dal trarre le loro conclusioni.

Il libro è ben scritto, ordinato e preciso, e percorre la terribile avventura capitata a Ron Williamson e Dennis F. ingiustamente incolpati di omicidio.

Grisham si sofferma a lungo sul passato dei due sfortunati giovani, e in particolar modo sulla vita di Ron, astro del baseball tramontato ancor prima di incominciare veramente a brillare.

Nel corso del Romanzo si incontrano anche personaggi minori, anch'essi vittime dell'arrogante sistema americano e delle persone incompetenti che spesso ne minano la presunta infallibilità.

La storia è commovente e tragica, ma lo stile giornalistico con cui viene presentata non lascia spazio a troppa retorica o a note romanzesche.

L'abilità di Grisham è notevole, perchè con questa sua ultima fatica dimostra di essere in grado di colpire e coinvolgere anche senza usare la sua talentuosa fantasia.

Un libro che si legge agilmente, che provoca indignazione e sconcerto, un libro-trattato di pregevole fattura.

Un nuovo Grisham.
Nota dell'autore:


Mentre sfogliavo il "New York Times" due giorni dopo i fune­rali di Ron Williamson, rni cadde l'occhio su un articolo dedi­cato alla sua vicenda. Mi colpì il titolo: Muore a 51 anni Ronald Williamson, ingiustamente condannato a morte, e lo lessi. Era di Jim Dwyer e mostrava una foto di Ron in aula il giorno del
proscioglimento, con l'espressione a metà fra l'incredulo e il sollevato.


Non avevo mai sentito parlare né di lui né di Dennis Fritz.

Rilessi l'articolo una seconda volta. Neppure al massimo del­la mia creatività sarei riuscito a concepire una storia così com­plessa e articolata come quella realmente vissuta da Ron. E non sapevo ancora tutto! Contattai le sorelle di Ron, Annette e Re-nee, e decisi di scrivere un libro sulla vicenda.

Non avevo mai preso seriamente in considerazione l'idea di scrivere non fiction - mi diverto troppo a costruire romanzi -e non sapevo a che cosa sarei andato incontro. Per condurre le ricerche e scrivere il libro ho impiegato diciotto mesi. Sono an­dato a Ada diverse volte - nel palazzo di giustizia, nel carcere e in diversi locali -, ho visitato la vecchia e la nuova sede del braccio della morte del McAlester, sono stato due ore a parlare di baseball con Muri Bowen ad Asher, mi sono recato negli uf­fici di Innocence Project a New York, ho pranzato con il giu­dice Frank Seay in un ristorante di Seminoie, ho fatto il giro dello Yankee Stadium, ho incontrato Tommy Ward nel carcere di Lexington e a Norman, dove facevo base, ho discusso per ore con Mark Barrett. Ho incontrato anche Dennis Fritz a Kan-sas City, Annette e Renee a Tulsa e, quando sono riuscito convincere Greg Wilhoit a raggiungermi in Oklahoma dalla California, mi sono fatto accompagnare da lui al Big Mac, do­ve Greg ha rivisto la sua vecchia cella per la prima volta dopo quindici anni.

A ogni incontro la storia prendeva una piega diversa. Avrei potuto scrivere un libro di cinquemila pagine.

Questa avventura mi ha fatto scoprire il mondo degli errori giudìziari, cui non avevo mai prestato troppa attenzione, nep­pure quando facevo l'avvocato. Vicende di questo genere non sono prerogativa dell'Oklahoma, tutt'altro. Ne avvengono ogni mese in tutti gli Stati del Nordamerica, per motivi sem­pre diversi e al tempo stesso sempre uguali: indagini appros­simative, analisi che hanno poco di scientifico, identificazioni fallaci, difensori incapaci e pubblici ministeri troppo pigri o troppo arroganti.

Nelle grandi città, i tecnici forensi sono oberati di lavoro e per sveltire le procedure a volte diventano approssimativi; nel­le città più piccole, i poliziotti spesso mancano di adeguata for­mazione e supervisione. Omicidi e stupri sono scioccanti, la gente vuole che la polizia trovi il colpevole prima possibile. Si da per scontato che il sistema funzioni con professionalità e ri­gore. Quando così non è, accadono episodi come quelli di Ron Williamson e Dennis Fritz.

O di Tommy Ward e Karl Fontenot, cui la pena di morte è stata commutata in carcere a vita. Tommy un giorno potrebbe ottenere la condizionale, Karl no, per un problema procedura­le. Il dna non può scagionarli perché non esiste materiale bio­logico. Non si scoprirà mai chi ha ucciso Denice Haraway. O perlomeno la polizia non lo scoprirà mai. Se volete saperne di più, consultate www.wardandfontenot.com.

Mentre svolgevo le mie ricerche, ho scoperto altri due casi legati a Ada. Nel 1983 un certo Calvin Lee Scott fu processato per stupro nel tribunale della contea di Pontotoc. La vittima era una giovane vedova, aggredita nel sonno in casa propria, che non aveva visto in faccia l'uomo perché questi le aveva messo un cuscino sulla faccia. Un perito dell'OSBi dichiarò che due peli ritrovati sul corpo della vittima risultavano "compatibili" con quelli di Calvin Lee Scott, che pure si proclamava innocente. La giuria lo condannò a venticinque anni di detenzione. Uscì dopo venti. Quando nel 2003 il test del dna attestò la sua innocenza, aveva già scontato la pena.
A condurre le indagini era stato Dennis Smith, a perseguire il caso Bill Peterson.

Nel 2001, l'ex vicecapo della polizia Dennis Corvin si di­chiarò colpevole di traffico di sostanze stupefacenti e venne condannato a sei anni di reclusione. Corvin, come ricorderete, era il poliziotto che Glen Gore disse essere suo fornitore di metamfetamina.

Ada è una bella città. Quando si deciderà a togliere di mez­zo le mele marce?

Quando si stancherà di pagare per i loro errori, forse. Negli ultimi due anni, le imposte catastali sono aumentate ben due volte, per rimpinguare le riserve prosciugate dai risarcimenti versati a Ron e Dennis. È scandaloso che anche i Carter, es­sendo proprietari di immobili, abbiano dovuto tirar fuori quei quattrini.

È impossibile calcolare i costi di simili errori. L'Oklahoma spende circa 50.000 dollari l'anno per ogni detenuto. Senza contare le spese aggiuntive relative al braccio della morte e alle cure psichiatriche: solo per Ron ne ha spesi 600.000. E lo stesso per Dennis. Aggiungiamo le somme ottenute dai due a titolo di risarcimento e i conti sono presto fatti. L'errore giudiziario, nel loro caso, è costato diversi milioni di dollari.

Naturalmente, questa cifra non comprende le migliaia d i ore degli avvocati d'ufficio che hanno lavorato con tanta dili­genza per rimediarvi, né quelle degli addetti della procura che cercavano invece di confermarlo. A pagare, come sempre, sono stati i contribuenti.

Eppure si giocò al risparmio, riconoscendo a Barney Ward il misero compenso di 3600 dollari per la difesa di Ron e negan­dogli la perizia di parte, eccessivamente costosa. Anche Greg Saunders ricevette 3600 dollari per difendere Dennis e anche a lui venne negata la perizia per mancanza di fondi.
Se i danni economici sono irritanti, quelli dal punto di vista umano sono a dir poco scandalosi. Com'è ovvio, il fatto di essere condannato ingiustamente pesò moltissimo sulla malat­tia mentale di Ron, che non si riprese più, neppure dopo che venne rilasciato. Succede quasi sempre. Dennis Fritz è stato fortunato: ha avuto il coraggio, l'intelligenza e alla fine anche i soldi per potersi rifare una vita. A Kansas City conduce un'esi­stenza tranquilla e agiata e l'anno scorso è diventato nonno.

Bill Peterson lavora tuttora alla procura di Ada, insieme a Nancy Shew e Chris Ross. Anche Gary Rogers continua a fare l'ispettore. Dennis Smith è andato in pensione nel 1987 ed è morto improvvisamente il 30 giugno 2006. Barney Ward è de­ceduto nell'estate del 2005, mentre io scrivevo il libro, e non ho avuto la possibilità di intervistarlo. Il giudice Ron Jones ha smesso di fare il giudice nel 1990 e si è trasferito.

Glen Gore è nella H Unit del McAlester. Nel luglio del 2005 la Corte d'appello dell'Oklahoma gli ha dato ragione e ha or­dinato un nuovo processo. Il motivo è che Gore non ricevette un giusto processo in quanto il giudice Landrith non concesse al suo difensore di ammettere come prova il fatto che altri due uomini erano stati condannati per lo stesso reato.


Il 21 giugno 2006 Gore è stato condannato nuovamente. La giuria non è riuscita a pervenire a un accordo sulla pena di morte e, come prescrive la legge, il giudice Landrith l'ha con­dannato all'ergastolo senza possibilità di condizionale.

Sono molte le persone che mi hanno aiutato a scrivere que­sto libro e che desidero ringraziare. Annette, Renee e i loro fa­miliari mi hanno dato libero accesso a ogni aspetto della vita di Ron. Mark Barrett mi ha dedicato moltissimo tempo, ac­compagnandomi in giro per l'Oklahoma, raccontandomi sto­rie che all'inizio facevo fatica a credere, aiutandomi a contat­tare testimoni e a trovare vecchi atti e documenti. La sua assistente, Melissa Harris, mi ha fotocopiato migliaia di docu­menti, conservandomeli in perfetto ordine.

Dennis Fritz ha ripercorso la sua dolorosa storia con note­vole entusiasmo e ha risposto a ogni mia domanda. Lo stesso ha fatto Greg Wilhoit.

Brenda Tollett dell'«Ada Evening News» ha frugato negli archivi tirandone miracolosamente fuori tutti gli articoli rela­tivi alla vicenda Carter e Haraway. Ann Kelley Weaver, che adesso lavora per «The Oklahoman», ricordava molti dei ser­vizi pubblicati sul proscioglimento.

Sulle prime il giudice Frank Seay è stato riluttante a parlare del suo lavoro. Come i giudici di una volta, ritiene che il pro­prio ruolo imponga di stare lontani dalle luci della ribalta. Al­la fine, però, ha acconsentito a parlarmi. Nel corso di una telefonata, l'ho chiamato "eroe" e lui ha respinto la mia defi­nizione quasi come se fosse stata un'obiezione a un processo. Vicky Hildebrand lavora ancora con lui e ricorda benissimo l'emozione che provò nel leggere la petizione di Habeas Cor­pus di Ron.

Jim Payne è diventato giudice federale e, pur essendo molto collaborativo, ha manifestato scarso interesse a prendersi il merito del rinvio dell'esecuzione di Ron. Tuttavia, è stato an­che lui un "eroe": la sua attenta lettura della memoria di Janet Chelsey a casa, fuori dell'orario lavorativo, gli suscitò abbastan­za preoccupazione da fargli raccomandare al giudice Seay un rinvio in extremis.

Pur essendo entrato in scena solo all'ultimo, il giudice Tom Landrith ebbe l'enorme soddisfazione di presiedere l'udienza in cui Ron e Dennis furono prosciolti, nell'aprile del 1999. In­contrarlo nel palazzo di giustizia di Ada è stato sempre un piacere, per me, oltre che fonte di informazioni preziose.

Barry Scheck e gli altri dell'Innocence Project sono stati di­sponibili e gentilissimi. Hanno fatto prosciogliere già centottan-ta persone grazie al test del dna e hanno ispirato altri movi­menti per la liberazione degli innocenti in tutto il paese. Se volete saperne di più, visitate il sito www.innocenceproject.org. Tommy Ward ha passato tre anni e nove mesi nel braccio della morte, la vecchia F Cellhouse, prima di venire esiliato per sempre nel carcere di Lexington. Ci siamo scritti molte let­tere. Mi ha raccontato anche cose di Ron, consentendomi di ri­portarle nel mio libro.

Per riferire la sua vicenda da incubo, mi sono rifatto a The Dreams of Ada di Robert Mayer. È un libro affascinante, che prova quanto può essere importante scrivere di fatti realmen­te avvenuti. Mayer mi ha aiutato molto nelle mie ricerche.

Mi sono avvalso di volumi e volumi di testimonianze giura­te rese dalla maggior parte dei personaggi coinvolti nella vi­cenda. Alcune interviste non sarebbero neppure state necessa-rie. Alcune non sono state concesse. Le uniche cose che ho cambiato sono i nomi delle presunte vittime di stupro.

John Grisham
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Il nome della rosa è un romanzo scritto da Umberto Eco, edito per la prima volta nel 1980. Dopo aver scritto moltissimi saggi. Eco decise...

Il nome della rosa è un romanzo scritto da Umberto Eco, edito per la prima volta nel 1980. Dopo aver scritto moltissimi saggi.

Eco decise di scrivere il suo primo romanzo, dopo alcuni anni di meticolosa preparazione, cimentandosi nel genere del giallo ed in particolare nel giallo deduttivo.

L'opera è ambientata nel Medioevo e viene presentata come il manoscritto di un anziano frate che ha trascritto un'avventura vissuta da novizio, molti decenni addietro, in compagnia del suo maestro presso un monastero benedettino dell'Italia settentrionale.

La narrazione, suddivisa in sette giornate, scandite dai ritmi della vita monastica, vede protagonisti Guglielmo da Baskerville, frate francescano, e il novizio Adso da Melk, il narratore della storia.

Dal romanzo è stato tratto nel 1986 un film omonimo per la regia di Jean-Jacques Annaud.

Il titolo provvisorio del libro, durante la stesura, era L'abbazia del delitto, poi Eco aveva pensato anche al titolo Adso da Melk (ma poi considerò che nella letteratura italiana - a differenza di quella inglese - i libri aventi per titolo il nome del protagonista non hanno mai avuto fortuna), per approdare infine al titolo Il nome della Rosa tratto dal motto nominalista che chiude il romanzo: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus ("La rosa primigenia [ormai] esiste [soltanto] in quanto nome: noi possediamo nudi nomi" - nel senso che, come sostenuto dai nominalisti, non possiamo cogliere l'essenza delle cose - diversamente da quanto sostenuto da Aristotele e dalla dottrina cattolica di san Tommaso d'Aquino).

Il titolo inoltre rimanda implicitamente ad alcuni dei temi centrali dell'opera: la frase stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus ricorda anche il fatto che di tutte le cose alla fine non resta che un puro nome, un segno, un ricordo. Così è per la biblioteca e i suoi libri distrutti dal fuoco, ad esempio, e per tutto un mondo, quello conosciuto dal giovane Adso, destinato a scomparire nel tempo.

Ma in realtà tutta la vicenda narrata è un continuo ricercare segni, "libri che parlano di altri libri", come suggerisce lo stesso Eco nelle "Postille al Nome della Rosa", le parole e i "nomi" attorno a cui ruota tutto il complesso di indagini, lotte, rapporti di forza, conflitti politici e culturali.

Nel prologo, l'autore racconta di aver letto durante un soggiorno all'estero il manoscritto di un monaco benedettino riguardante una misteriosa vicenda svoltasi in età medievale in un'abbazia dell'Italia settentrionale. Rapito dalla lettura, egli inizia a quel punto a tradurlo su qualche quaderno di appunti prima di interromprere i rapporti con la persona che gli aveva messo il manoscritto tra le mani. Dopo aver ricostruito la ricerca bibliografica che lo portò a recuperare alcune conferme oltre alle parti di testo mancanti, l'autore passa quindi a narrare la vicenda di Adso da Melk.

È la fine di novembre del 1327. Guglielmo e Adso si recano in un monastero benedettino di regola cluniacense sperduto sui monti dell'Italia settentrionale. Questo monastero sarà sede di un delicato convegno che vedrà protagonisti i francescani - sostenitori delle tesi pauperistiche e alleati dell'imperatore Ludovico - e i delegati della curia papale, insediata a quei tempi ad Avignone.



I due monaci (Guglielmo è francescano e inquisitore "pentito", il suo discepolo Adso è un novizio benedettino) si stanno recando in questo luogo perché Guglielmo è stato incaricato dall'imperatore di partecipare al congresso quale sostenitore delle tesi pauperistiche.

Allo stesso tempo l'abate, preoccupato che l'inspiegabile morte del giovane confratello Adelmo durante una bufera di neve possa far saltare i lavori del convegno e far ricadere la colpa su di lui, confida nelle capacità inquisitorie di Guglielmo affinché faccia luce sul tragico omicidio, cui i monaci - tra l'altro - attribuiscono misteriose cause soprannaturali. Nel monastero circolano infatti numerose credenze circa la venuta dell'Anticristo.

Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all'ex inquisitore, altre morti violente si susseguono: quella di Venanzio, giovane monaco traduttore dal greco e amico di Adelmo, e quella di Berengario, aiutante bibliotecario che aveva ottenuto illecitamente i favori del giovane Adelmo. Anche altri monaci troveranno la morte nell'abbazia, mentre i delegati del papa disputano con i francescani delegati dall'imperatore sul tema della povertà della Chiesa cattolica.

Guglielmo scopre che le morti sono riconnesse a un manoscritto greco custodito gelosamente nella biblioteca, vanto del monastero (costruita come un intricato labirinto a cui hanno accesso solo il bibliotecario e il suo aiutante).

Nel monastero sono presenti anche due ex appartenenti alla setta dei dolciniani: il cellario Remigio da Varagine e il suo amico Salvatore, che parla una strana lingua. Remigio intrattiene un commercio illecito con una povera fanciulla del luogo, che in cambio di favori sessuali riceve cibo dal cellario. Anche il giovane Adso fa la conoscenza della ragazza e scopre così i piaceri della carne.

La situazione è complicata dall'arrivo dell'inquisitore Bernardo Gui, che trova la fanciulla insieme a Salvatore e prende spunto dalla presenza di un gallo nero, che la ragazza affamata avrebbe voluto mangiare, e di un gatto nero, per accusarli di essere cultori di riti satanici e responsabili delle misteriose morti. Dopo aver fatto torturare il povero Salvatore, che confessa il suo passato di dolciniano, Bernardo Gui - facendosi assistere dall'Abate e da Guglielmo da Baskerville - processa e condanna fra' Remigio, Salvatore e la fanciulla, dichiarandoli colpevoli delle morti avvenute nel monastero.

I personaggi, anche quelli minori, si offrono ad una doppia (alle volte tripla) lettura; alcuni sono di fantasia e altri realmente esistiti.

Fra' Guglielmo, oltre ad un medievale Sherlock Holmes, ricorda anche in maniera palese il filosofo francescano inglese Guglielmo di Occam, maestro del metodo deduttivo; peraltro, nelle citazioni l'autore inventa una fittizia discendenza discepolare di fra' Guglielmo da Ruggero Bacone, anch'egli filosofo d'Oltremanica tardo-medievale.

Infine, il paese di provenienza di Guglielmo si richiama a Il mastino dei Baskerville di Conan Doyle, autore dello stesso Sherlock Holmes. Allo stesso modo Adso ricorda Watson, il non meno celebre aiutante di Holmes, ed entrambi sono narratori in prima persona dei fatti.

Alcuni epiteti di Jorge da Burgos sono direttamente tratti dagli strali lanciati dal doctor mellifluus Bernardo di Chiaravalle contro l'origine diabolica del riso. Il personaggio, peraltro, appare una riuscita caricatura di Jorge Luis Borges: ciò non soltanto per la comune cecità e per l'evidente assonanza dei nomi, ma anche per la diretta discendenza borgesiana dell'immagine della biblioteca come specchio del mondo e persino della planimetria poligonale con cui la biblioteca dell'abbazia è disegnata (cfr. La biblioteca di Babele).

L'ex dolciniano Salvatore - ed il suo grido "Penitenziagite!", con cui accoglie i nuovi venuti all'abbazia - ci riporta alle lotte intestine della chiesa medievale, alle volte anche sanguinose, tra i vescovi cattolici e il movimento degli spirituali, portato avanti dai seguaci di fra' Dolcino da Novara. La parola Penitenziagite è una contrazione della locuzione latina Penitentiam agite cioè fate la Penitenza, frase con cui, a detta di Bernardo Gui, il celebre inquisitore, nel suo trattato Practica Inquisitionis Heretice Pravitatis, i dolciniani ammonivano il popolo al loro passaggio.

Altri sono personaggi storicamente vissuti come il domenicano Bernardo Gui, Ubertino da Casale e Michele da Cesena, tutti primi attori della disputa francescana tra conventuali e spirituali del periodo del papato avignonese di papa Giovanni XXII e dell'impero di Ludovico il Bavaro.

Un'altra notazione può essere fatta sui luoghi dove sono ambientate le storie. Se da un lato Eco non rinuncia a situare l'abbazia nella sua terra natale (la zona di confine tra Liguria e Piemonte), nel nome Adso da Melk probabilmente subisce la suggestione di una delle più importanti biblioteche europee, quella appunto dell'abbazia benedettina di Melk, oggi in Austria, affacciata sul Danubio.

La tecnica con cui vengono assassinati i monaci è chiaramente ispirata dalla leggenda sulla realizzazione del "Jin Ping Mei" (金瓶梅; pinyin: Jīn Píng Méi), un romanzo della letteratura cinese del XVI secolo. Anche la fiaba intitolata Il pescatore venerando e l'arcigno ginn presente nella raccolta Le mille e una notte contiene la descrizione della stessa tecnica con cui i monaci venivano uccisi.

Il nome di Remigio da Varagine, ex dolciniano, può essere ricondotto al frate domenicano Jacopo da Varagine, scrittore in latino, che deve la sua fama ad una raccolta di vite di santi, tra le quali spicca la Legenda aurea, una versione della leggenda della Vera Croce, ripresa tra l'altro anche da Piero della Francesca per il suo ciclo di affreschi in San Francesco ad Arezzo (Storie della Vera Croce).

In un'atmosfera inquietante, alternando lunghe digressioni storico-filosofiche, ragionamenti investigatori e scene d'azione, Guglielmo e Adso si avvicinano alla verità penetrando nel labirinto della biblioteca e scoprendo il luogo dove è custodito il manoscritto fatale (l'ultima copia rimasta del secondo libro della Poetica di Aristotele), che tratta della commedia e del riso. Alla fine, il venerabile Jorge, dopo la morte del bibliotecario Malachia, tenta di uccidere Guglielmo offrendogli il manoscritto dalle pagine avvelenate.

Ma Guglielmo lo sfoglia con le mani protette da un guanto, e allora il vecchio monaco, in un eccesso di fanatico fervore, divora le pagine avvelenate del testo in modo che più nessuno possa leggerle. Nel tentativo di fermarlo, Guglielmo e Adso provocano un incendio che nessuno riuscirà a fermare e che inghiottirà nel fuoco l’intera abbazia. Adso e il suo maestro partiranno infine da quelle macerie, in cui il giovane tornerà anni dopo, trovando la solitudine più totale, in quello stesso luogo che era stato teatro di omicidi e intrighi, veleni e scoperte.
Protagonisti.

  • Adso da Melk (voce narrante), novizio benedettino al seguito di Guglielmo.
  • Guglielmo da Baskerville, francescano, già inquisitore, in visita presso il monastero dove si svolge la vicenda.

Monaci dell'Abbazia

  • Abbone, abate del monastero; è l'unico, insieme al bibliotecario al suo aiutante e a padre Jorge Da Burgos, a conoscere i segreti della biblioteca.
  • Jorge da Burgos, anziano cieco, profondo conoscitore dei segreti del monastero e in passato bibliotecario.
  • Adelmo da Otranto, miniatore ucciso nel primo delitto.
  • Alinardo da Grottaferrata, il più anziano dei monaci e per il suo comportamento considerato da tutti un pazzo ma si rivela utile alla risoluzione della vicenda.
  • Aymaro da Alessandria, trascrittore italiano.
  • Bencio da Uppsala, giovane scandinavo trascrittore di testi di retorica e nuovo aiuto-bibliotecario.
  • Berengario da Arundel, aiuto bibliotecario dell'abbazia.

Personaggi minori

  • Magnus da Iona, trascrittore.
  • Patrizio da Clonmacnois, trascrittore.
  • Rabano da Toledo, trascrittore.
  • Waldo da Hereford, trascrittore.
  • Contadina del villaggio, il cui nome è taciuto; è l'unica donna con la quale Adso prova l'esperienza sessuale.
  • Malachia da Hildesheim, bibliotecario.
  • Nicola da Morimondo, vetraio.
  • Remigio da Varagine, cellario ex-dolciniano.
  • Salvatore, ex-eretico dolciniano, amico di Remigi; parla una lingua mista di latino e volgare.
  • Severino da Sant'Emmerano, erborista.
  • Ubertino da Casale, francescano spirituale.
  • Venanzio da Salvemec, traduttore dal greco e dall'arabo, conoscitore dell'antica Grecia e devoto di Aristotele.

Delegazione pontificia

  • Bernardo Gui, inquisitore dell'ordine domenicano.
  • Bertrando del Poggetto, cardinale a capo della delegazione pontificia.

Delegazione imperiale (minoriti)

  • Berengario Talloni.
  • Girolamo di Caffa, vescovo.
  • Michele da Cesena, generale dell'ordine dei frati minori e capo della delegazione imperiale.
  • Ugo da Novocastro.
  • Bonagrazia da Bergamo
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Ahmed Salman Rushdie, /sælˈmɑːn ˈrʊʃdi/ (Bombay, 19 giugno 1947), è uno scrittore e saggista indiano naturalizzato britannico, autore di ope...

Salman_RushdieAhmed Salman Rushdie, /sælˈmɑːn ˈrʊʃdi/ (Bombay, 19 giugno 1947), è uno scrittore e saggista indiano naturalizzato britannico, autore di opere di narrativa in gran parte ambientate nel subcontinente indiano.

Il suo stile narrativo, che amalgama il mito e la fantasia con la vita reale, è stato descritto come collegato al realismo magico.
Nel 1988 scrisse I versi satanici (The Satanic Verses), una storia fantastica ma chiaramente allusiva nei confronti della figura di Maometto, e ritenuta blasfema dagli islamici.

La pubblicazione del libro provocò nel febbraio 1989 una fatwa di Khomeini che decretò la condanna a morte del suo autore, reo di bestemmia. Un privato cittadino offrì una taglia per la morte dello scrittore, tollerata dal regime khomeinista. Lo scrittore riuscì a salvarsi rifugiandosi nel Regno Unito e vivendo sotto protezione.

Il traduttore giapponese del romanzo, Hitoshi Igari, fu però ucciso da emissari del regime iraniano, mentre il traduttore italiano, Ettore Capriolo, fu ferito. Ferito fu anche l'editore norvegese del libro.

La fatwa è stata reiterata ancora il 17 febbraio 2008, in quanto "la condanna a morte dell'Imam Khomeini contro Salman Rushdie ha un significato storico per l'islam e non è semplicemente una condanna a morte".


La sua carriera di scrittore cominciò con Grimus, una fiaba fantastica, in parte fantascientifica, che venne ignorata dal pubblico e dai critici.

Il suo romanzo successivo, I figli della mezzanotte, invece, lo catapultò nella fama letteraria ed è considerato il suo miglior lavoro fino ad ora. Inoltre influì in modo significativo sul corso che la scrittura Indiana in Inglese avrebbe avuto nella decade successiva. Per quest'opera fu in seguito premiato con il premio 'Booker of Bookers' nel 1993; in seguito è stata selezionato come miglior romanzo a cui sia stato assegnato il Premio Booker nei suoi primi 25 anni. Nel 2008 I figli della mezzanotte è stato insignito del premio "Best of Bookers", miglior vincitore del premio Booker nei suoi primi 40 di vita. Questo fu visto in India come un attacco alla dinastia Nehru-Gandhi e Rushdie fu costretto a lasciare l'India per le minacce.

Il successo delle reazioni che incitavano violenza nei confronti delle sue opere produsse molta pubblicità e libri venduti; una formula che ripeté nuovamente. Dopo il successo di I figli della mezzanotte, Rushdie scrisse un racconto, La vergogna, in cui delinea i tumulti politici in Pakistan basando i suoi personaggi su Zulfikar Ali Bhutto ed il Generale Muhammad Zia-ul-Haq. Entrambi questi lavori sono caratterizzati da, oltre allo stile del realismo magico, l'occhio dell'immigrante del quale Rushdie è così conscio.

Rushdie è molto influenzato anche dalla letteratura moderna. I figli della mezzanotte prende in prestito temi dal romanzo Il tamburo di latta di Günter Grass, che Rushdie sostiene lo abbia ispirato a diventare uno scrittore. I versi satanici è chiaramente influenzato dal classico romanzo russo Il maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov.

India e Pakistan furono i temi, rispettivamente di I bambini della mezzanotte e La vergogna. Nei suoi lavori successivi, Rushdie rovesciò il mondo occidentale con L'ultimo sospiro del moro, che esplora i collegamenti commerciali e culturali tra India e Penisola iberica.

Rushdie pubblica successivamente La terra sotto i suoi piedi, romanzo che rivisita in chiave moderna, attraverso Bombay, Inghilterra, Usa, il mito di Orfeo ed Euridice nelle due popstar Vina e Ormus. Tema principale del libro è quindi lo stretto rapporto di interdipendenza che esiste tra amore, morte e musica.

Ha anche scritto e pubblicato un libro per bambini, Haroun and the Sea of Stories, vincitore del Writer's Guild Award. Ha inoltre pubblicato varie opere di saggistica (non-fiction), come The Jaguar Smile, Imaginary Homelands, The Wizard of Oz e, in qualità di co-curatore, The Vintage Book of Indian Writing. È anche autore di una raccolta di storie brevi intitolata East, West.

Rushdie ha ricevuto molti altri premi per le sue opere, incluso l'European Union's Aristeion Prize for Literature e nel 1989 il Germany's Author of the Year Award. È anche membro della Royal Society of Literature e Commandeur des Arts et des Lettres dal 1999. Rushdie è presidente del PEN American Center e Honorary Professor in Humanities al MIT. I suoi libri sono stati tradotti in trenta lingue.


Bibliografia.

La bibliografia riporta il titolo italiano e quello originale, tra parentesi, con la data di prima pubblicazione. A seguito l'eventuale editore italiano e l'anno di pubblicazione.

    Grimus (Grimus, 1975) - Mondadori, 2004
    I figli della mezzanotte (Midnight's Children, 1981) - Garzanti, 1987, Mondadori, 2003
    La vergogna (Shame, 1983) - Garzanti, 1991, Mondadori, 1999
    Il sorriso del giaguaro. Viaggio in Nicaragua (The Jaguar Smile: A Nicaraguan Journey, 1987) - Garzanti, 1989
    I versi satanici (The Satanic Verses, 1989) - Mondadori, 1994
    Harun e il mar delle storie (Haroun and the Sea of Stories, 1990) - Mondadori, 1991
    Il Mago di Oz (The wizard of Oz, 1992) - Mondadori 2000
    Patrie immaginarie (Imaginary Homelands: Essays and Criticism, 1981-1991, 1991) - Mondadori 1991
    Est, Ovest (East, West, 1994) - Mondadori, 1997
    L'ultimo sospiro del moro (The Moor's Last Sigh, 1995) - Mondadori, 1997
    La terra sotto i suoi piedi (The Ground Beneath Her Feet, 1999) - Mondadori, 1999
    Furia (Fury, 2001) - Mondadori, 2003
    Step Across This Line: Collected Nonfiction 1992-2002 (2002)
    Shalimar il clown (Shalimar The Clown, 2005) - Mondadori, 2006
    L'incantatrice di Firenze (The enchantress of Florence), 2008 - Mondadori, 2009
    Luka e il fuoco della vita (Luka and the fire of life), 2010 - Mondadori, 2010

Nel giorno di San Valentino del 1989, Vina Apsara, cantante dalla voce irre­sistibile e leggenda vivente del rock, scompare in Messico duran...

la_terra_sotto_i_suoi_piediNel giorno di San Valentino del 1989, Vina Apsara, cantante dalla voce irre­sistibile e leggenda vivente del rock, scompare in Messico durante un vio­lento terremoto.

Comincia così il nuovo romanzo di Salman Rushdie, che da quell'evento torna indietro qualche decennio per ripercorrere la storia di Vina e di Ormus Cama, lo straordinario musicista con cui Vina ha condiviso l'amore, l'uomo che l'ha più volte per­duta e ritrovata nel corso di una folgo­rante carriera. La loro è la storia di un amore che li insegue per tutta la vita, e oltre la morte.

A raccontarcela è Rai Merchant. un fotografo, amico d'infan­zia di Ormus e, per qualche tempo, anche amante di Vina. Pieno di storie e di personaggi, il suo racconto attra­versa i grandi miti degli ultimi decenni, trasportandoci da Bombay a Londra e a Manhattan, mentre la sua voce si carica di rabbia e di saggezza, d'ironia e d'amore. Moderne divinità, figure esemplari della mitologia contempora­nea, Vina e Ormus incarnano le gran­di eccitazioni che hanno caratterizzato la nostra epoca, l'esplosione della musica rock, il pop e i sogni della con­trocultura, sulla scena di un mondo che conosce l'incertezza, dove la terra comincia a tremare.

Romanzo d'inten­sa forza creativa, La terra sotto i suoi piedi è il libro forse più ambizioso di Salman Rushdie, che trova nella musi­ca pop il linguaggio capace di attraver­sare tutte le culture. E che ci offre una straordinaria rilettura del mito di Orfeo ed Euridice in cui la lingua della poesia si unisce al gergo del rock per rappre­sentare, nella loro sublime indetermi­natezza e molteplicità, le passioni e le inquietudini del nostro tempo.

La regina dei castelli di carta (in lingua originale Luftslottet som sprängdes) è un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedes...

la_regina_dei_castelli_di_cartaLa regina dei castelli di carta (in lingua originale Luftslottet som sprängdes) è un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson. Il romanzo è il terzo della trilogia Millennium, pubblicata postuma dopo la prematura scomparsa dell'autore. Nel romanzo si ritrovano i personaggi di Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist, già presenti negli altri due romanzi della trilogia.

Le vicende proseguono esattamente dove Larsson le aveva interrotte nel precedente romanzo. Lisbeth e Zalachenko sono sopravvissuti, e vengono ospedalizzati nella stessa struttura sanitaria, in due stanze poco distanti, le condizioni di lei sono peggiori rispetto a quelle del padre tant'è che è costretta all'immobilità a letto. La copertura di Alexander Zalachenko, rischia di saltare.

Ora che Lisbeth è stata trovata, i media e la polizia potrebbero arrivare alla verità e scoprire il segreto che la Sezione Speciale di Analisi (la Sezione, il segretissimo reparto della Säpo) nasconde dagli anni settanta, ovvero di come sia stata svenduta la libertà della dodicenne Lisbeth Salander pur di insabbiare le violenze commesse dal padre, che essendo un agente segreto disertore dell'Unione Sovietica era una preziosa miniera di informazioni. 

La Sezione si mette in moto e comincia a muovere le sue pedine, depistando gli agenti di polizia, ingannando un procuratore e preparando, con la complicità del dottor Teleborian, un'ennesima falsa perizia psichiatrica su Lisbeth. Nessuno dovrà mai sapere la verità. Ma Lisbeth non è sola. Mikael Blomkvist è ancora saldamente dalla sua parte e con l'aiuto di molte persone, fra le quali, Dragan Armanskij, amministratore delegato e capo operativo della società di sicurezza Milton Security, l'ex capo di Lisbeth e integerrimi agenti della Säpo, che vogliono eliminare le mele marce dai servizi segreti combatterà per far emergere la verità e per rendere giustizia a Lisbeth.

Se ancora non avete iniziato ad assaporare l'atmosfera cupa, violenta, intensissima, che Stieg Larsson ha saputo creare nelle pagine della sua trilogia, allora procuratevi subito il primo volume della serie, Uomini che odiano le donne. Se invece avete chiuso da un po' le pagine del secondo episodio, La ragazza che giocava con il fuoco, siete pronti a rientrare nella trama intricata della Millennium Trilogy.

Basta scorrere le prime pagine di questo terzo, conclusivo, volume, per ritrovarsi ancora nel casolare alla periferia di Stoccolma, dove Lisabeth Salander e Mikael Blomkvist hanno rischiato la vita, riuscendo a riemergere dalle profondità della terra con tutte le ossa rotte. 

Li ritroveremo tutti e due sopravvissuti, ma non sopraffatti dagli eventi, intenti a ristabilire la verità e, soprattutto, a difendersi dall'accusa sempre più pesante di omicidio. Per dimostrare l'innocenza di Lisabeth, ancora una volta Mikael dovrà fare ricorso alle sue incredibili doti di giornalista d'inchiesta e scavare a fondo in un torbido mistero che affonda le sue radici molto lontano: nella Russia degli anni Settanta, all'interno di un gruppo illegale dei servizi segreti svedesi. Una guerra fredda che ha lasciato sul campo centinaia di vittime silenziose, prima fra tutte lei, Lisabeth, rinchiusa in un ospedale psichiatrico all'età di dodici anni, violata da quelle stesse istituzioni che avrebbero dovuto proteggerla. Ora che tutti i nodi sono pronti ad essere sciolti, adesso che uno dei maggiori giornali nazionali ha le prove per incriminare gran parte della classe dirigente svedese, Mikael Blomkvist e i suoi collaboratori si preparano ad affrontare un processo epocale.

Per farlo Stieg Larsson dovrà tessere la sua trama e chiamare in causa tutti i personaggi che abbiamo visto avvicendarsi nel corso della trilogia. A cominciare da Annika Giannini, sorella di Mikael e avvocato difensore di Lisabeth, per continuare con l'eterna amante e giornalista Erika Berger, fino ai sostenitori storici di Lisabeth Salander, il suo ex datore di lavoro, Dragan Armeskij e il redivivo suo ex tutore, Holger Palmgren.

Ora che tutto è stato chiarito e si tirano le somme di un complotto che ha appassionato i lettori di mezzo mondo, resta il mistero legato alla pubblicazione di un oscuro quarto episodio (la serie, nelle intenzioni dell'autore, doveva comporsi di dieci volumi) e resta un'ultima, spaventosa coincidenza. A pagina 225 Hakan Morander, uno dei personaggi secondari del romanzo, è stroncato da un attacco di cuore mentre sta lavorando nella redazione del suo giornale… Forse una premonizione per Stieg Larsson, che morirà allo stesso modo nel 2004, prima di completare la sua monumentale, sorprendente, opera.
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