Fame chimica è un film del 2003, diretto da Antonio Bocola e Paolo Vari. Claudio e Manuel , amici da sempre, sono cresciuti nel contesto...

Fame chimica è un film del 2003, diretto da Antonio Bocola e Paolo Vari.

Claudio e Manuel, amici da sempre, sono cresciuti nel contesto non facile della Barona, quartiere della periferia sud di Milano e hanno condiviso le principali esperienze della loro vita

Due amici d’infanzia nella periferia milanese, due “zarri”: uno fa lo spacciatore, l’altro un lavoro normale, faticoso e mal pagato. I due si innamorano della stessa ragazza e la loro amicizia è ad un bivio.

Sullo sfondo, la piazza dove vivono è teatro di forti scontri sociali.Un film che nasce da una forma produttiva mai tentata in questa misura in Italia: tutti quelli che ci hanno lavorato hanno una compartecipazione negli utili e nelle eventuali perdite del film. Già da questo se ne può individuare lo spirito: la voglia di lasciare il segno, di dire che il cinema può raccontare la realtà senza rinunciare a fare spettacolo.

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Il film è uscito nelle sale italiane, come negli Stati Uniti, venerdì 13 giugno 2008. Come Hitchcock, Mr. Night Shyamalan si nasconde nei...

Il film è uscito nelle sale italiane, come negli Stati Uniti, venerdì 13 giugno 2008.

Come Hitchcock, Mr. Night Shyamalan si nasconde nei suoi film, come nel cinema di Hitchcock un personaggio normale è alle prese con lo straordinario, soltanto che per il regista (indiano)americano, lo straordinario può essere soprannaturale e declinabile: il paranormale per Il sesto senso, il fantastico per Signs, il fumetto per Unbreakable - Il predestinato, il fantasy per Lady in the water. Di volta in volta i suoi protagonisti si sono scoperti morti, invulnerabili, onnipotenti, fuori tempo e affabulatori.

Di film in film Shyamalan ha tracciato un sentiero personale e inedito con uno stile preciso e qualche ossessione: quella per l'acqua, gli incidenti stradali e le cantine, quella per la colonna sonora potente (James Newton Howard adoperato come Hitchcock adoperava Bernard Hermann), per la morbosa costruzione della suspence e per l'architettura narrativa, una trappola che scatta alla fine del racconto puntando sulla distrazione dello spettatore.

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Duel è un film per la televisione del 1971 diretto da Steven Spielberg . L'anno successivo all'uscita venne rilasciato nelle sale...

Duel è un film per la televisione del 1971 diretto da Steven Spielberg.

L'anno successivo all'uscita venne rilasciato nelle sale con l'aggiunta di nuove scene, diventando a tutti gli effetti un prodotto cinematografico.

È il secondo lungometraggio firmato dal venticinquenne Steven Spielberg, tratto dall'omonimo racconto di Richard Matheson, che ne ha curato anche la sceneggiatura.

Divenuto in breve tempo un vero e proprio cult, è il film che ha lanciato la carriera di Spielberg verso grandi successi di critica e di pubblico, a partire da Lo squalo (1975).

Girato in soli tredici giorni, nacque come film per la televisione. Poco tempo dopo, per il grande successo riscosso e per consentirne l'uscita nei cinema statunitensi, il regista ne portò la durata da 74 a 90 minuti.

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Presentato al festival di Venezia, il documentario prodotto dalla Fandango di Procacci è diretto dal genovese Carlo Bachschmidt: "Il fi...

Presentato al festival di Venezia, il documentario prodotto dalla Fandango di Procacci è diretto dal genovese Carlo Bachschmidt: "Il film nasce con l'intenzione di raccontare come la repressione delle Forze dell'ordine abbia controllato le vite, i desideri e le passioni di coloro che hanno vissuto l'episodio più violento mai attuato dalla polizia italiana”

Attraverso Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino) il film intende restituire una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona le violenze del blitz alla scuola Diaz e le torture alla Caserma di Bolzaneto.

Nel racconto corale dei protagonisti emerge la storia di Muli. Muli ripercorre i motivi per i quali ha deciso di impegnarsi nella politica, fino alla sua partecipazione alle giornate di Genova 2001, le violenze subite, e la scelta di ritornare a Genova per testimoniare ai processi.

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Blow-Up è un film del 1966 diretto da Michelangelo Antonioni , ispirato al racconto Le bave del diavolo dell'argentino Julio Cortáza ...

Blow-Up è un film del 1966 diretto da Michelangelo Antonioni, ispirato al racconto Le bave del diavolo dell'argentino Julio Cortázar. Il film ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 1967.
« L'idea di Blow-Up mi è venuta leggendo un breve racconto di Julio Cortázar. Non mi interessava tanto la vicenda, quanto il meccanismo delle fotografie. La scartai e ne scrissi una nuova, nella quale il meccanismo assumeva un peso e un significato diversi.
Tonino Guerra e, per i dialoghi inglesi, Edward Bond collaborarono con me alla sceneggiatura. Guerra mi aiuta da anni, precisamente da L'avventura. Lui è romagnolo, io sono emiliano. C'è un abisso tra di noi. Forse è per questo che andiamo d'accordo. »
Insieme a La notte, è il film più premiato di Antonioni. Nel cast si trovano attori in seguito divenuti famosi, come Vanessa Redgrave e Jane Birkin, o già famosi come David Hemmings.
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Chi è veramente Edward Bloom : un ormai vecchio commesso viaggiatore contaballe ottusamente radicato nei racconti fantastici con cui ha desc...

Chi è veramente Edward Bloom: un ormai vecchio commesso viaggiatore contaballe ottusamente radicato nei racconti fantastici con cui ha descritto la sua vita o un personaggio misterioso e mitologico, un avventuriero dalla vita straordinaria?

Agli occhi del figlio Will la risposta è certa e inappellabile: Ed Bloom (interpretato rispettivamente da Ewan McGregor nella versione giovanile e da Albert Finney nella fase della vecchiaia, entrambi magnifici ) altro non è che una figura lontana e patetica, incapace di affrontare la realtà e colpevole di averla sempre sfuggita attraverso il ricorso alle fiabe con cui l'ha rivestita.

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Come il creolo Jean-Michel Basquiat (Wright), sconosciuto disegnatore di graffiti sui muri di Brooklyn, divenne negli anni '80 il primo...

Come il creolo Jean-Michel Basquiat (Wright), sconosciuto disegnatore di graffiti sui muri di Brooklyn, divenne negli anni '80 il primo pittore non bianco che raggiunse il successo sul mercato internazionale.

Quando nel 1988, a 27 anni, morì di overdose di eroina, i suoi quadri erano contesi dai musei e dai collezionisti che contano. 1° film del pittore Schnabel che racconta quel che conosce bene, evitando con passo leggero quasi tutte le trappole del genere biografico.

Un cast fuori dal comune con Bowie che fa un Andy Warhol notevole, e non soltanto per il puntiglio mimetico.

Colonna sonora di John Cale (rap, jazz, voci di Renata Tebaldi e Tom Waits, Rolling Stones) e un efficace ritratto di un artista predestinato all'autodistruzione, dolorosamente segnato non dall'incomprensione, ma dal successo.

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Reduce della guerra in Iraq, Ty deve prendersi cura, dopo la morte dei genitori, del fratello minore che rischia di essergli sottratto dai s...

Reduce della guerra in Iraq, Ty deve prendersi cura, dopo la morte dei genitori, del fratello minore che rischia di essergli sottratto dai servizi sociali. Ha trovato lavoro come guardia di sicurezza nel trasporto di valori su blindati grazie all'amico Mike ma la paga non è sufficiente per garantirgli un futuro con un tetto sopra la testa.

Sarà proprio Mike a proporgli, sulla base di una situazione analoga accaduta in passato, di partecipare, insieme ad alcuni colleghi, alla rapina di un blindato a loro affidato. Ty non vuole rischiare di finire in prigione abbandonando il fratello al suo destino ma alla fine si fa tentare. Fino a che...

Nimród Antal è indubbiamente un regista che conosce i meccanismi che strutturano la tensione e sa come oliarli a dovere. Paga i debiti di riconoscenza a chi lo ha preceduto (due film per tutti Quel pomeriggio di un giorno da cani e Le iene ma poi procede con una sua visione precisa del contesto.

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La pellicola è dedicata al tema della tensione sociale e del razzismo negli Stati Uniti ed è valso a Edward Norton una candidatura all'O...

La pellicola è dedicata al tema della tensione sociale e del razzismo negli Stati Uniti ed è valso a Edward Norton una candidatura all'Oscar come miglior attore protagonista. Il film, in Italia, a causa del contenuto violento, è stato vietato ai minori di 14 anni.

Scritto da David McKenna e diretto dall'esordiente T. Kaye, noto regista pubblicitario, il dramma concentra nel giro di 24 ore la memoria e il senso di tre anni con l'ottica di Danny (E. Furlong), fratello minore di Derek e suo succubo.

Interessante a livello sociologico come rapporto sull'odio razzista nelle grandi aree metropolitane degli USA, il film soffre di schematismo didascalico e di scarsità di sfumature nel disegno dei personaggi, anche e soprattutto in quello del protagonista, pur interpretato con istrionismo ben controllato dall'ottimo E. Norton.

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1.- L'ultimo capodanno un'opera grottesca contro la borghesia ipocrita. L'ultimo capodanno è un film del 1998 diretto da Mar...

1.- L'ultimo capodanno un'opera grottesca contro la borghesia ipocrita.

L'ultimo capodanno un'opera grottesca contro la borghesia ipocrita.

L'ultimo capodanno è un film del 1998 diretto da Marco Risi, tratto dal racconto L'ultimo capodanno dell'umanità di Niccolò Ammaniti pubblicato nella raccolta Fango (1996). Il film è ambientato nel Comprensorio "Le Isole", situato sulla via Cassia a nord di Roma. L'azione si svolge la sera di un 31 dicembre a Roma, frammentata in sei appartamenti di due moderne palazzine. Convengono parenti e

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L'ultimo capodanno è un film del 1998 diretto da Marco Risi, tratto dal racconto L'ultimo capodanno dell'umanità di Niccolò Amma...

L'ultimo capodanno è un film del 1998 diretto da Marco Risi, tratto dal racconto L'ultimo capodanno dell'umanità di Niccolò Ammaniti pubblicato nella raccolta Fango (1996).

Il film è ambientato nel Comprensorio "Le Isole", situato sulla via Cassia a nord di Roma.

L'azione si svolge la sera di un 31 dicembre a Roma, frammentata in sei appartamenti di due moderne palazzine. Convengono parenti e amici invitati, ma anche un trio di ladri e una comitiva di smandrappati e trucidi burini.

È una commedia corale ad alto costo (con ricorso a effetti speciali, persino digitali) sotto il segno di una ridondanza cannibalesca non sempre controllata, connotata in chiave di un grottesco esasperato che tracima in farsa apocalittica.

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« Io credo ancora nel Paradiso, ma almeno ora so che non è un posto da cercare fuori: perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti p...

« Io credo ancora nel Paradiso, ma almeno ora so che non è un posto da cercare fuori: perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento nella tua vita di far parte di qualcosa... e se lo trovi, quel momento... dura per sempre »
(Voce fuori campo di Richard/Leonardo Di Caprio)

Il punto del terzo film di Danny Boyle, alle prese con la difficile gestione del dopo-Trainspotting, è proprio questo: un'apparenza da sfatare. La comunità di sessantottini cresciuti, lungi dall'essere un tempio di pace e armonia, ben rappresenta il cuore di tenebra dell'essere umano, il luogo in cui -spogliato dei beni materiali- l'uomo è preda delle passioni più basse e meschine, dalla cupidigia alla gelosia, dall'indifferenza all'abitudine alla menzogna.

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